Furti e rapine nel Casertano, blitz tra Cesa e San Marcellino: 4 arresti, 6 agenti feriti

di Redazione

Supercar pronte alla fuga, oro e gioielli accumulati come un caveau, contanti per quasi 100mila euro e anche due pistole semiautomatiche. È il volto concreto di un’organizzazione criminale che, con metodo e regolarità, avrebbe saccheggiato decine di abitazioni tra Campania e basso Lazio. La Polizia di Stato ha eseguito il fermo di quattro cittadini albanesi, ritenuti componenti di una banda specializzata in furti e rapine in appartamento, su disposizione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

Il fermo e l’indagine – L’attività investigativa, coordinata dal sostituto procuratore Mariangela Condello e dal procuratore aggiunto Graziella Arlomede, si è sviluppata in meno di due mesi ed è stata condotta dalla Squadra Mobile di Caserta. Il provvedimento di fermo è stato emesso per il concreto pericolo di fuga nei confronti dei quattro indagati, tutti provenienti da un piccolo centro del nord dell’Albania e con precedenti specifici per reati contro il patrimonio. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe messo a segno decine di colpi in tutta la Campania e nella provincia di Frosinone.

Il blitz tra Cesa e San Marcellino – L’operazione, che ha visto l’impiego di circa cento agenti, si è rivelata particolarmente complessa. Sei poliziotti sono rimasti feriti durante l’esecuzione dei fermi avvenuti nell’agro aversano, tra Cesa e San Marcellino. In quest’ultimo centro un uomo di corporatura imponente, parente della moglie di uno dei fermati, si è lanciato dal primo piano di una palazzina contro gli agenti per favorire la fuga del congiunto, poi non riuscita. La sua posizione è ora al vaglio della Procura. Un altro agente è stato aggredito da uno dei fermati, riportando contusioni refertate in ospedale: per l’indagato scatterà anche l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

Il bottino sequestrato – Nel corso delle perquisizioni, gli investigatori hanno sequestrato circa 100mila euro in contanti (somma ancora in via di quantificazione), velocissime supercar utilizzate per i colpi, una quantità ingente di oro e gioielli, due pistole semiautomatiche e numerose targhe automobilistiche false. La stima dei preziosi si aggira intorno a diversi milioni di euro. «Vista la quantità di oro trovato abbiamo pensato, insieme al Questore, di realizzare una bacheca pubblica per consentire ai proprietari degli oggetti, che ovviamente hanno presentato denuncia di furto o rapina, di recuperarli», ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile, Massimiliano Russo.

Il modus operandi – Dalle indagini è emersa una struttura organizzata e ripetitiva. La banda agiva dal lunedì al sabato nella fascia oraria compresa tra le ore 16 e la tarda serata o nottata, osservando il “riposo” domenicale come una vera settimana lavorativa. I colpi erano spesso multipli nello stesso giorno. I malviventi entravano dagli appartamenti attraverso balconi o finestre, con il volto coperto, e non esitavano ad agire anche in presenza dei residenti. In quei casi si garantivano la fuga con spintoni o lanciando pietre. Non è emerso l’utilizzo delle armi durante i furti.

Auto a staffetta e targhe false – Per raggiungere le abitazioni da colpire, il gruppo utilizzava diverse vetture lasciate in punti strategici, in una sorta di sistema a staffetta. Le auto venivano cambiate di continuo, così come le targhe, tutte false. Proprio dall’individuazione del modello di una delle vetture usate, gli investigatori della Squadra Mobile sono riusciti a risalire all’intero sodalizio.

L’inchiesta partita da San Leucio – L’indagine ha preso avvio dal furto avvenuto il 1° novembre scorso nell’abitazione di un medico a San Leucio, a Caserta. Da quell’episodio gli investigatori hanno ricostruito una sequenza di colpi attribuibili allo stesso gruppo, alcuni dei quali degenerati in rapine quando i proprietari erano presenti in casa.

Allarme sociale e sviluppi – «Gli episodi hanno creato grande allarme sociale e non è stato facile identificare i quattro banditi in così poco tempo; bisogna ringraziare gli uomini e le donne della Polizia di Stato per il meticoloso lavoro svolto», ha dichiarato il procuratore capo Pierpaolo Bruni nel corso della conferenza stampa tenuta nel suo ufficio. L’inchiesta, fanno sapere gli inquirenti, è solo all’inizio: sotto la lente restano altri colpi non denunciati e una possibile rete di complici e ricettatori. IN ALTO IL VIDEO

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