Villa Literno (Caserta) – La parola fine arriva dalla Corte di Cassazione e mette definitivamente un punto a una delle vicende giudiziarie più complesse e controverse degli ultimi anni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso presentato dalla procura generale di Napoli contro le assoluzioni dell’ex sindaco di Villa Literno ed ex consigliere regionale Enrico Fabozzi e dei fratelli imprenditori Mastrominico, chiudendo in modo definitivo il procedimento a loro carico.
La decisione della Suprema Corte – Con il rigetto del ricorso, la Cassazione ha confermato integralmente le assoluzioni già pronunciate in Appello, rendendole irrevocabili. Gli imputati erano accusati dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli di aver stretto un presunto patto con il clan dei Casalesi, ipotesi che i giudici, nei vari gradi di giudizio conclusisi con esito assolutorio, non hanno ritenuto provata.
Un’inchiesta lunga 14 anni – L’intera vicenda giudiziaria prende avvio nel 2011, quando Fabozzi, all’epoca consigliere regionale, fu arrestato dando inizio a un percorso processuale lungo e complesso. Nel 2015 arrivò la prima sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che lo condannò a dieci anni di reclusione per concorso esterno in associazione camorristica. Le assoluzioni e i rinvii – Dopo quella condanna, il quadro giudiziario ha iniziato a mutare. Nel 2021 la Corte di Appello di Napoli pronunciò una prima assoluzione, successivamente annullata dalla Cassazione con rinvio a un’altra sezione della stessa Corte di Appello partenopea. Nel marzo 2025 giunse quindi una seconda assoluzione in Appello, ora resa definitiva dal pronunciamento della Suprema Corte.
Il collegio difensivo – A difendere gli imputati sono stati gli avvocati Mario Griffo, Francesco Picca e Umberto Del Basso De Caro, che hanno seguito l’intero iter processuale fino all’epilogo definitivo sancito dalla Cassazione.

