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No a zona rossa in Campania, Sallusti sospetta: “Stato ricattato da camorra?”

“In che mani siamo?”, è la domanda tutt’altro che retorica che Alessandro Sallusti si pone nel suo ultimo editoriale. Il quesito non fa solo riferimento alle scelte del governo in tema di emergenza coronavirus. Per il direttore del Giornale c’è anche qualcosa di ben più pericoloso. E qui fa riferimento alla mancata zona rossa in Campania, attualmente classificata come zona gialla, quindi a basso rischio di contagio nonostante i numeri dati preoccupanti che per molti rendono necessarie misure più stringenti, almeno quelle rientranti nelle aree arancioni. Forse oggi, dopo la prima stretta arrivata ieri con la firma dell’ordinanza da parte del ministro della Salute, Roberto Speranza, arriverà la decisione per un innalzamento del livello di rischio.

Ma, intanto, per Sallusti c’è il “dubbio che in Campania non siano più nelle mani né dello Stato, né del governatore Vincenzo De Luca”. Al direttore non torna la decisione di rinviare “di giorno in giorno la decisione di classificare quella Regione a un livello di rischio più alto dell’attuale, come non i parametri ufficiali ma i fatti reali imporrebbero”. Chi ha paura di chi? “Lo Stato della Regione non credo proprio. E allora viene il dubbio che Stato e Regione siano sotto il ricatto della camorra, che non vede di buon occhio un lockdown che nuocerebbe ai suoi affari. E gli scontri di piazza organizzati la scorsa settimana a Napoli sanno tanto di avvertimento che ‘qui si resta aperti'”. Un pesante sospetto. Tanto che Sallusti spera di sbagliarsi: “Ora, passino gli incapaci e pure i ciarlatani, ma non è proprio il caso di mettersi nelle mani dei camorristi. Spero di sbagliarmi, ma purtroppo non ne sono certo”.

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