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Cittadinanze “vendute” a 5mila euro: scandalo al Comune di Catania

La polizia di Catania ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un comitato d’affari, a carattere transnazionale, che, secondo l’accusa, gestiva la compravendita della cittadinanza italiana, col sistema del cosiddetto iure sanguinis, in favore di brasiliani. Tra i destinatari del provvedimento figurano anche dei dipendenti infedeli del Comune. L’inchiesta, denominata “Tudo Incluido”, si basa su indagini della Squadra mobile ed è coordinata dalla Procura distrettuale etnea. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione per delinquere, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravato dalla transnazionalità e dal fine del profitto, corruzione e falso in atto pubblico.

Quello che per la Procura è una prova dello “scambio dell’utilità incassata da dipendenti pubblici in cambio dei favori resi nell’espletamento delle loro mansioni” è ripresa dalla polizia da una telecamera nascosta nell’ufficio Cittadinanze del Comune di Catania. Tra gli indagati anche dei dipendenti infedeli dell’Ente. Nel video, realizzato dalla squadra mobile della Questura di Catania che ha indagato, un uomo dice a una donna seduta dietro a una scrivania “ho due buone notizie: una buona e l’altra antipatica. La prima è che ne sono venuti cinque, la cattiva è che rompono prima di arrivare…”. La donna replica che “…è dal primo momento… all’epoca quando ha cominciato, mi ha detto no la pulizia deve essere fatta, la casa pulita…” ma “il cambio della biancheria se lo fanno loro…”. Nel video si vede l’uomo che prende il suo portafogli e chiede alla donna “625 euro… giusto?” prima di consegnarle qualcosa che lei posa nella sua borsa.

La responsabile dell’Ufficio Cittadinanze S.M.L., unitamente al collega G.G., impiegato all’Archivio di Stato, dietro lo schermo del servizio di riordino dei locali, riceveva per ogni brasiliano giunto a Catania 250 euro, occupandosi delle pulizie dei locali adibiti ad ospitare i brasiliani e del cambio biancheria, come è stato cristallizzato dalle immagini riprese dalla telecamera installata all’interno del richiamato ufficio pubblico, dove, intorno alle 7.30, quando l’ufficio era ancora non frequentato, l’addetto all’Archivio di Stato consegnava alla collega la somma di 625 euro.

Nel corso delle indagini sono anche stati sentiti alcuni brasiliani, dalle cui dichiarazioni è emersa non solo l’indole violenta di A.M.L, spintosi finanche a minacce di morte per estorcere una firma su un documento attestante un falso pagamento, ma anche che la ragione sottesa alla necessità di acquistare la cittadinanza italiana consisteva nell’esigenza di ottenere in tempi rapidi (in soli 15 giorni a fronte dei 12 anni necessari in Brasile) il passaporto italiano e circolare liberamente nell’area Schengen o per trasferirsi negli Stati Uniti a scopi imprenditoriali. Il giro di affari accertato durante le brevi fasi delle indagini ammonta alla somma complessiva di 265.000 euro, per la quale è stato disposto sequestro preventivo, anche per equivalente, a carico dei due promotori, di cui il terminale brasiliano risulta attualmente non presente in Italia e, pertanto, ai fini dell’esecuzione della misura, verranno attivati i consueti canali di cooperazione internazionale.

La Polizia ha anche sequestrato preventivamente i 4 immobili, ubicati a Catania, ed utilizzati per ospitare i brasiliani durante il soggiorno in questo capoluogo. Ai domiciliari sono finiti A.M.L. 55 anni, arrestato a Catania, N.R. 55 anni, (al momento irreperibile); T. A. 59 anni, S.M.L., 67 anni, arrestata a Gravina di Catania, S.S., 69 anni, arrestato a Gravina; G.G. 63 anni, arrestato a Mascalucia; R.G.B., 59 anni, arrestato ad Aci Castello, G.R., 58 anni, arrestata a Locate di Triulzi (Milano), e G.D. 28 anni arrestata a Saronno. IN ALTO IL VIDEO

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