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Castel Volturno, scarichi in mare e fiume senza depurazione: indagati ex sindaco e manager

E’ stato convalidato, nella giornata del 16 luglio, dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il sequestro dell’impianto di depurazione di Castel Volturno, situato in via Tronto, località Destra Volturno, delle tredici stazioni di sollevamento e dell’intera rete fognaria del comune. Il sequestro del depuratore è stato emesso, in via d’urgenza, lo scorso 2 luglio dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e il 5 luglio è stato eseguito dai carabinieri della stazione forestale di Castel Volturno, insieme alla Guardia Costiera.

La rete fognaria e l’impianto di depurazione risultano, a far data dall’11 giugno 2014 e fino al 10 giugno 2019, di proprietà dell’Ente pubblico nella persona del sindaco del Comune di Castel Volturno, mentre la “Volturno Multiutility” è la società gerente del servizio idrico integrato del Comune, nonché incaricata della manutenzione ordinaria e straordinaria in relazione all’intera rete fognaria ed alle 13 stazioni di sollevamento di acque reflue urbane ed acque meteoriche asservite alla rete fognaria ed idrica del Comune di Castel Volturno ed, infine, del depuratore.  In particolare l’impianto, che è in possesso di autorizzazione per lo scarico rilasciata dal Comune di Castel Volturno il 22 dicembre 2014, ha recapito finale nel fiume Volturno ed è costituito dal depuratore del tipo biologico a fanghi attivi, con disinfezione finale mediante ipoclorito di sodio.

Le prime ispezioni tecniche hanno consentito di constatare gravi carenze strutturali e manutentive tanto dell’impianto di depurazione quanto della rete fognaria di Castel Volturno tant’è che, già da un primo impatto visivo, l’impianto appariva in una condizione più che disastrata con la maggior parte delle sezioni ed apparecchiature fuori uso ed in un apparente stato di degrado /cui si aggiunge l’ulteriore criticità degli sversamenti abusivi dei reflui in ingresso sui quali il depuratore non esplica alcun effetto depurativo, scaricandoli tal quali dapprima nel fiume, e, successivamente, in mare.

Le indagini hanno consentito, inoltre, di verificare che il depuratore era stato edificato in zona soggetta a vincolo paesistico e ambientale e che il Comune di Castel Volturno, salvo il contratto di servizio, aveva affidato tutta la gestione della rete fognaria e del depuratore alla società Volturno Multiutility, onerata dei seguenti compiti: gestione ed esercizio del servizio di distribuzione pubblica dell’acqua potabile, di raccolta e smaltimento dei reflui urbani, di manutenzione degli impianti di sollevamento, con devoluzione anche delle opere straordinarie, dei lavori di rinnovo, ricostruzione e ripristino, nei limiti della copertura finanziaria e fatta salva una sorta di procedura di rivalsa sul Comune.

La lunga e complessa attività investigativa, associata ad una specifica consulenza tecnico specialistica da parte di un incaricato dalla Procura, ha evidenziato rilevantissime omissioni da parte degli amministratori legali della Volturno Multiutility, nonché il continuo e negligente omesso controllo da parte dell’allora sindaco. Ed infatti la manutenzione carente, difettosa, opinabile ed incongruente, operata solo caso per caso negli anni, ha condotto, da un lato al verificarsi di fenomeni di allagamento, tracimazioni e danni all’ecosistema ambientale tendenzialmente irreversibili, o reversibili solo tramite uno sforzo ed una spesa eccezionale; dall’altro ha cagionato una costante offesa alla pubblica incolumità, specie ove si tenga conto degli smottamenti e dei dissesti stradali, del pericolo di crollo delle costruzioni, con riflessi anche sui sistema ambientale circostante.

L’evenienza che, almeno da 8 anni, come evidenziato dal consulente della Procura, i reflui del Comune di Castel Volturno tal quale scarichino in fiume ed in mare senza alcun trattamento di depurazione, porta a ritenere che vi sia un’alterazione dell’equilibrio dell’ecosistema fluviale la cui eliminazione risulta, ormai, particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali (quali l’integrale nuova mappatura della rete fognaria, ripristino delle pompe di sollevamento, integrale ri-funzionalizzazione del depuratore) per una spesa monetaria che, stando al progetto presentato anni fa dalla Volturno Multiutility, potrebbe ammontare ad almeno 8 milioni di euro.

L’attività di indagine ha consentito di verificare che la condotta dei pubblici amministratori e dell’azienda che gestisce la manutenzione degli impianti di sollevamento è sicuramente abusiva, poiché in violazione della normativa statale in tema di disciplina delle reti fognarie, di autorizzazione e controllo degli scarichi, nonché in violazione della disciplina comunitaria in tema di principio di precauzione e tutela dell’ambiente; e che vi siano gravi inadempimenti, sebbene colposi, nelle pubbliche forniture, che, come noto, si configurano anche con la circostanza oggettiva del far mancare opere necessarie al servizio. La Procura, a seguito delle articolate indagini, ha iscritto nel registro degli indagati l’ex sindaco del Comune di Castel Volturno, quale proprietario della rete fognaria e dell’impianto di depurazione, nonché P.G., S.R. e M.A., quali legali rappresentanti della Volturno Multiutility, per plurime condotte antigiuridiche in materia di salvaguardia ambientale e gestione non conforme del ciclo dei rifiuti contestando l’ipotesi di disastro ambientale, a titolo di colpa, e di gestione illecita di rifiuti.

Vista la valenza della funzione cui è asservito l’intero complesso industriale, la Procura ha disposto il sequestro dell’impianto di depurazione, delle tredici stazioni di sollevamento e dell’intera rete fognaria del Comune di Castel Volturno con facoltà d’uso da parte del gestore, ovvero la società Volturno Multiutility spa, condizionata ad una serie di dettagliate e puntuali prescrizioni al fine di impedire ulteriori fenomeni di inquinamento. Inoltre, è stato designato quale custode giudiziario di quanto posto in sequestro, l’attuale legale rappresentante/liquidatore della Volturno Multiutility.

L’operazione, diretta dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere e condotta in fase investigativa e operativa dai militari della stazione Forestale di Castel Volturno e dalla Capitaneria di Porto, mette in luce come, nel caso di specie, l’intervento in via d’urgenza dell’organo inquirente trova fondamento nell’esigenza prioritaria di inibire la perpetrazione del danno ambientale cagionato al Fiume Volturno, al mare, al suolo ed al sottosuolo del Comune di Castel Volturno, in quanto andava assolutamente fermata la messa in pericolo della condizione pubblica, posto che le acque del Volturno ed il mare raccolgono e sono costantemente ed insidiosamente contaminati dal carico inquinante, e non depurato, delle acque reflue urbane di Castel Volturno.

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