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Regionali, ecco gli “impresentabili”: ci sono anche De Luca e lady Mastella

Roma – Quattro in Puglia e 12 in Campania. Sono in tutto 16, 11 del centrodestra e 5 del centrosinistra, gli “impresentabili” delle due regioni del Sud chiamate al voto, individuati dalla Commissione Antimafia presieduta da Rosy Bindi.

Tra questi anche Vincenzo De Luca, candidato governatore per il Pd, e Sandra Lonardo, moglie dell’ex ministro Clemente Mastella e candidata di Forza Italia. De Luca è rientrato nella lista non per l’ultima condanna per abuso d’ufficio ma per un giudizio pendente in un procedimento del 2002, i cui atti sono stati trasmessi dal procuratore della Repubblica di Salerno, per il reato di concussione continuata commesso dal maggio 1998 e con “condotta in corso” e altri reati come abuso d’ufficio, truffa aggravata, associazione per delinquere. La prossima udienza è fissata per il prossimo 23 giugno.

Per la Campania, i candidati inseriti nella “black list” sono: Antonio Ambrosio (Forza Italia), Luciano Passariello (Fratelli d’Italia), Sergio Nappi (Caldoro presidente), Vincenzo De Luca (Pd), Fernando Errico (Ncd-Campania popolare), Alessandrina Lonardo (Forza Italia), Francesco Plaitano (Popolari per l’Italia), Antonio Scalzone (Popolare per l’Italia), Raffaele Viscardi (Popolari per l’Italia), Domenico Elefante (Centro democratico-Scelta civica), Carmela Grimaldi (Campania in rete) e Alberico Gambino (Meloni-Fratelli d’Italia-An).

I quattro candidati pugliesi, già stati individuati nei giorni scorsi, sono: Giovanni Copertino (Fi), Fabio Ladisa (Popolari per Emiliano), Massimiliano Oggiano (fittiano) ed Enzo Palmisano (Area popolare).

Il nominativo di Biagio Iacolare – candidato Udc – inizialmente presente nella lista, va invece cancellato. Lo afferma in una nota la Commissione Antimafia, la quale ha accertato che la sentenza di proscioglimento per prescrizione emessa dal gup del Tribunale di Napoli è stata annullata senza rinvio dalla Corte suprema di Cassazione “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”, con una recente sentenza di cui è stato reso noto il dispositivo ma non sono state ancora depositate le motivazioni. Non erano, infatti, stati aggiornati i registri giudiziari che hanno fornito i dati alla Commissione.

In conferenza stampa, la Bindi, sottolineando di aver passato al vaglio circa 4mila candidati, ha respinto le accuse di chi ha tentato di delegittimare il ruolo della commissione: “Abbiamo il potere di indagare sulle commistioni tra politica e criminalità organizzata. Rientra quindi tra i nostri compiti vagliare i nomi di chi ambisce a entrare nelle assemblee elettive. Bisogna pertanto informare i cittadini su come sono state formate le liste”. “Per questa consultazione elettorale – ha aggiunto l’esponente del Pd – si è reso ancora più obbligatorio fare questo tipo di lavoro perché si è sentito molto parlare della qualità delle candidature, di come le liste sono state formate, del rispetto della legge Severino e di come erano i codici nei partiti. E questo dibattito è stato particolarmente accentuato in quelle regioni dove il potere criminale è più condizionante”.

A chi le chiedeva se l’elenco fosse una smentita alle parole del premier Matteo Renzi, secondo cui nel Pd non esistono “impresentabili”, Bindi ha detto: “Quelle del Pd sono liste in cui non si riscontra nessuna candidatura che non sia in regola con il codice, salvo il candidato presidente per la Campania. L’unica smentita riguarda lui”. E comunque la presidente ha chiarito: “Non ci troviamo di fronte a una endemica contaminazione della classe dirigente del nostro paese. Nella lista non ci sono le centinaia di nomi ipotizzate dai giornali”. “La commissione è una istituzione parlamentare che può avere strumenti di indagine che i partiti non hanno, però la selezione della classe dirigente tocca ai partiti e non a noi. La politica che rivendica l’autonomia dalla magistratura, che condivido, passa attraverso la capacità politica di autoregolamentarsi”.

Sui tempi della diffusione della lista ha spezzato una lancia il vicepresidente della commissione Antimafia, Claudio Fava, arrivando a palazzo San Macuto. “Se avessimo avuto le banche dati che hanno altri Paesi, tutto sarebbe stato più semplice. La Dna (Direzione nazionale antimafia) ha bisogno di 36 ore per interrogare i terminali degli uffici giudiziari e i dati devono essere poi aggiornati. Vorrei capire come avrebbe fatto chi ci ha criticato: forse tirando i dadi?”.

“Bindi sta violando la Costituzione, allucinante che si pieghi la commissione antimafia a vendette interne di corrente partitica”, ha twittato il dem Ernesto Carbone. A chi le chiedeva di replicare Bindi ha tagliato corto: “Posso non abbassarmi a rispondere?”. Anche il presidente del Pd, Matteo Orfini, prende nettamente le distanze dall’elenco: “De Luca, secondo la legge, è presentabile, tanto che lo abbiamo candidato. E i campani si sono espressi a suo favore attraverso le primarie. Le sentenze le danno i magistrati”.

Intanto, De Luca annuncia di aver denunciato Rosy Bindi per diffamazione (leggi qui). Mentre il governatore uscente, Stefano Caldoro, invita a “rispettare il lavoro della commissione” (guarda l’intervista).

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