Roma. Sei vittime di abusi di sacerdoti, tre uomini e tre donne adulti provenienti da Gran Bretagna, Germania e Irlanda, hanno partecipato, lunedì mattina, a Santa Marta, alla messa celebrata da Papa Francesco.
E’ stato il primo incontro di Bergoglio con vittime di abusi del clero, da lui stesso annunciato nel volo di ritorno dalla Terrasanta. Le sei vittime, dopo la messa e prima dei colloqui individuali con il Pontefice, hanno fatto colazione nel refettorio di Santa Marta. Anche domenica sera hanno cenato a Santa Marta e il Santo Padre li ha già salutati in quella occasione.
Nella sua omelia, Francesco ha ribadito la propria “angustia e sofferenza” per gli abusi sui bimbi con cui i sacerdoti, in una sorta di “culto sacrilego” “hanno profanato la stessa immagine di Dio” e sacrificato i piccoli “all’idolo della loro concupiscenza. Gli abusi sono più che atti deprecabili”.
“Gli abusi del clero sui bimbi – ha detto il Papa – e in particolare i suicidi di chi non ha retto alla pena, pesano sul mio cuore, sulla mia coscienza, e su quella di tutta la Chiesa. Sono atti esecrabili che hanno lasciato cicatrici per tutta la vita”.
“Davanti a Dio e al suo popolo – ha detto il Papa – sono profondamente addolorato per i peccati i gravi crimini di abuso sessuale commessi da membri del clero nei vostri confronti, e umilmente chiedo perdono. Chiedo perdono anche per i peccati di omissione da parte dei capi della Chiesa”.
Il Papa ha ringraziato le vittime per la loro fede. “La vostra presenza qui – ha detto in un passaggio della omelia – parla del miracolo della speranza che ha il sopravvento sulla più profonda oscurità. E questo perchè gli abusi di preti sui piccoli hanno un effetto dirompente sulla fede e la speranza in Dio. Alcuni si sono aggrappati alla fede, mentre per altri l’abbandono e il tradimento ha eroso la loro fede in Dio”.
“È stato il pianto di alcune vittime di abusi – ha detto Francesco – segno di un profondo dolore, una sofferenza, per tanto tempo nascosto, dissimulato di complicità che non trova spiegazione, a muovere la Chiesa e i papi ad agire: quei pochi che hanno cominciato a piangere hanno contagiato la nostra coscienza per questo crimine e grave peccato.Il Papa ha chiesto “la grazia che la Chiesa pianga e ripari per i suoi figli e figlie che hanno tradito la loro missione. Oggi il cuore della Chiesa guarda gli occhi di Gesù in questi bambino e bambine e vuole piangere”.
Domenica, intanto, si è riunita la Pontificia commissione per la tutela dei minori, voluta dal Papa e coordinata dall’arcivescovo di Boston, Soan O’Malley, istituita nello scorso marzo, che si è riunita una prima volta il primo maggio. Della commissione, composta per metà di donne e per metà di uomini, fa parte anche l’irlandese Marie Collins, vittima da ragazza degli abusi da parte di un sacerdote.
A tal proposito, durante l’omelia, Bergoglio ha chiesto sostegno affinché la Pontificia commissione per la tutela dei minori, “a qualsiasi religione appartengano”, lo aiuti “a far sì che possiamo disporre delle migliori politiche e procedimenti nella Chiesa universale per la protezione dei minori e per la formazione di personale nella Chiesa che porti avanti politiche e procedimenti. Dobbiamo fare tutto il possibile perchè questi peccati non si ripetano più”. E ha confermato la vigilanza sulla formazione dei preti.
Sempre nel viaggio di ritorno dalla Terrasanta, Papa Francesco aveva ricordato che neppure i vescovi colpevoli di abusi sono esenti da essere indagati, e che attualmente ce ne sono tre sotto indagine. Nel frattempo uno di essi, il polacco Jozef Weselowski, ex nunzio a Santo Domingo, è stato riconosciuto colpevole e ridotto allo stato laicale.

