Ucraina, Zelensky accelera sui negoziati: “Presto un trilaterale”. Russia mette al bando Memorial

di Redazione

Un nuovo passaggio diplomatico potrebbe aprirsi a breve sul fronte della guerra in Ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha annunciato che “a breve si terrà un incontro trilaterale per porre fine alla guerra in Ucraina”, precisando però che “il formato di questo incontro non è ancora stato definito”. L’obiettivo, ha spiegato, resta uno solo: “Porre fine alla guerra e raggiungere la pace in Ucraina è la questione numero uno”.

Il possibile vertice – Secondo quanto riferito da Zelensky, sono in corso contatti con i rappresentanti del gruppo del presidente degli Stati Uniti per definire il prossimo passaggio negoziale. “C’è stata una conversazione con i rappresentanti del gruppo del Presidente degli Stati Uniti e abbiamo concordato che ci sarà un incontro trilaterale nel prossimo futuro, o ci sarà un formato in cui il gruppo americano verrà da noi, e probabilmente poi andrà dai nostri vicini”, ha detto, riferendosi alla Russia. Il presidente ucraino si è detto convinto che i negoziati tra Ucraina, Stati Uniti e Russia riprenderanno, mentre resta aperto il nodo delle garanzie di sicurezza per Kiev, dalla difesa aerea al finanziamento dell’esercito dopo la guerra, fino alla possibile reazione americana in caso di una nuova aggressione russa.

L’apertura a Putin – Nell’intervista rilasciata al Gr Rai, Zelensky ha confermato la disponibilità a incontrare direttamente Vladimir Putin, ma ha escluso sia Mosca sia Kiev come sedi del colloquio. “Sono pronto a incontrare Putin. Di sicuro, non a Mosca, né a Kiev. Ma se è pronto a incontrarmi, ci sono molti posti per farlo. Possiamo trovarne uno in Medio Oriente, Europa, Stati Uniti, ovunque”.

Il nodo Donbass – Il presidente ucraino ha ribadito la contrarietà a qualsiasi ipotesi di cessione del Donbass. “Non possiamo discutere semplicemente della cessione del Donbass. Se lasciamo il Donbass ai russi, occuperanno i luoghi da noi meglio difesi senza alcuna perdita. Per costruire nuove linee di fortificazione potrebbe volerci un anno, un anno e mezzo. Potrebbero attaccare Kharkiv e altre città che contribuiscono molto al nostro Pil. E ci sarà una frattura nella società. E qualsiasi divisione è l’obiettivo chiave di Putin e la rovina della nostra indipendenza”.

Le parole su Meloni – Nel colloquio con Radio Rai, Zelensky ha riservato un passaggio anche alla presidente del Consiglio italiana, definendola “una leader forte non solo in tutta Europa ma anche a Bruxelles”. Quindi ha aggiunto: “È una delle voci più esplicite, soprattutto per aiutare l’Ucraina. Oggi bisogna sbloccare i 90 miliardi di assistenza al nostro Paese. Dipende da tante voci e la voce di Giorgia è molto importante per noi. Giorgia Meloni ha buone relazioni con gli Stati Uniti e gli Stati Uniti devono fare pressione sulla Russia per un cessate il fuoco e poi porre fine a questa guerra. Lo stesso si può dire di Bruxelles”.

Lo scambio dei corpi – Sul terreno, intanto, una delle poche forme di cooperazione rimaste tra Mosca e Kiev ha riguardato ancora una volta il rimpatrio dei caduti. Le autorità ucraine hanno reso noto che la Russia ha restituito altri mille corpi di soldati ucraini morti in combattimento. “Oggi sono state effettuate operazioni di rimpatrio e i corpi di 1.000 persone decedute sono stati restituiti all’Ucraina. Secondo la parte russa, i corpi restituiti appartengono a militari ucraini”, ha dichiarato il Centro ucraino per i prigionieri di guerra su Telegram. Da fonte russa, Mosca avrebbe ricevuto in cambio i corpi di 41 militari.

Il caso Memorial – Sul fronte dei diritti civili, la Corte Suprema russa ha definito “estremista” l’organizzazione Memorial, storico gruppo per i diritti umani insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2022. Già sciolta nel 2021 e costretta a operare in larga parte in esilio, Memorial era nata alla fine degli anni Ottanta per documentare le vittime della repressione sovietica, diventando negli anni una delle principali voci contro la deriva autoritaria del Cremlino. L’organizzazione ha definito la decision

Le reazioni internazionali – La Francia ha condannato duramente la decisione di Mosca, ribadendo di aver “sempre apprezzato il ruolo svolto da Memorial, disciolto nel 2021, nella lotta per i diritti umani in Russia e nella tutela della memoria delle vittime della repressione durante l’era sovietica”. Parigi ha inoltre chiesto alle autorità russe di rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti e libertà fondamentali, domandando il rilascio dei detenuti politici. Sulla stessa linea il Comitato Nobel norvegese, secondo cui “designare una organizzazione come Memorial come estremista è un affronto ai valori fondamentali della dignità umana e della libertà di espressione”. Nella nota si sottolinea inoltre che l’udienza si sarebbe svolta senza notifiche formali ai rappresentanti dell’organizzazione e senza accesso agli atti per il pubblico o per gli avvocati.

L’appello di Mattarella – Da Praga, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha richiamato la necessità di una posizione condivisa dei Paesi europei. “C’è una esigenza che è questo pone i Paesi europei siano uniti nelle posizioni, nelle iniziative, per poter contribuire alla pace, per offrire un contributo a risolvere problemi e conflitti così drammatici”, ha detto in conferenza stampa con il presidente ceco Petr Pavel. “Occorre che vi sia una concordia e una posizione comune”.

Le tensioni nell’Ue su rapporti Ungheria-Russia – Il dossier ucraino continua intanto a intrecciarsi con le tensioni interne all’Unione europea. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó, replicando al collega francese Jean-Noel Barrot, ha rivendicato la linea di Budapest sostenendo su X che “la politica estera dell’Ungheria è pragmatica e trasparente”, accusando invece Parigi di “negoziare continuamente con i russi a porte chiuse”. Da Bruxelles, la portavoce della Commissione europea Paula Pinho ha parlato di una situazione “estremamente preoccupante” in merito alle rivelazioni giornalistiche secondo cui un ministro ungherese si sarebbe coordinato con la Russia per ostacolare il percorso europeo dell’Ucraina.

L’allarme britannico su sottomarini russi – Cresce anche la tensione sul piano militare nel Nord Atlantico. Il ministro della Difesa britannico John Healey ha denunciato una “intensificazione dell’attività russa nell’Atlantico, a nord del Regno Unito”, riferendo dell’avvistamento di un sottomarino d’attacco russo di classe Akula e di due sottomarini specializzati nella ricerca sugli abissi. Londra sostiene di aver monitorato per oltre un mese l’operazione, con il supporto di alleati come la Norvegia, per scoraggiare possibili azioni ostili contro cavi e gasdotti sottomarini.

Cremlino: “Non siamo minaccia per Ue” – Da Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito “assolutamente infondate” le preoccupazioni francesi su una minaccia russa per l’Europa, sostenendo che la Russia “non rappresenta una minaccia per nessun Paese che non intenda diventare un centro per attività anti-russe”. Lo stesso Peskov ha anche chiarito che Putin non ha ancora preso alcuna decisione su una eventuale tregua di Pasqua con l’Ucraina. “Ad oggi, il comandante supremo in capo non ha preso alcuna decisione”, ha dichiarato.

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