Iran minaccia nuova chiusura di Hormuz. Ucciso casco blu francese in Libano

di Redazione

Stati Uniti e Iran tornano a sfidarsi sullo Stretto di Hormuz: Teheran minaccia la chiusura del passaggio strategico, Washington conferma il blocco navale e i negoziati restano incerti. Sullo sfondo si muovono interessi energetici globali e accuse incrociate, mentre la crisi si allarga al Medio Oriente con nuovi raid in Libano e l’uccisione di un casco blu francese in un’imboscata.

Minaccia iraniana sul Hormuz – La tensione si concentra sul passaggio marittimo da cui transita una quota significativa del petrolio mondiale. Da Teheran arriva un avvertimento diretto: il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X che “con il proseguimento del blocco, lo Stretto di Hormuz non rimarrà aperto”, aggiungendo che il transito dipenderà dall’autorizzazione dell’Iran. Una posizione che sottolinea il peso strategico dell’area e apre a scenari di forte instabilità per i traffici globali.

Linea dura di Washington – Sul fronte opposto, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump conferma una linea rigida: il blocco dei porti iraniani resterà in vigore in assenza di un accordo di pace. Trump ha inoltre lasciato intendere che il cessate il fuoco potrebbe non essere prorogato oltre la scadenza prevista per mercoledì. Due posizioni che si scontrano senza margini evidenti di apertura.

Teheran rivendica controllo militare del passaggio – Le autorità iraniane affermano di aver già reagito sul piano operativo. Il portavoce del comando Khatam al Anbiya, Ebrahim Zolfaghari, ha dichiarato che le forze armate hanno “ripristinato il controllo militare” dello stretto, accusando gli Stati Uniti di “praticare pirateria definendola blocco”. Parallelamente, Teheran ribadisce che la prosecuzione delle restrizioni renderebbe insostenibile l’attuale regime di transito.

Colpi contro navi – Il clima si riflette anche in mare. Almeno due navi mercantili hanno segnalato di essere state colpite da colpi d’arma da fuoco mentre tentavano di attraversare lo stretto. Nelle stesse ore, l’Iran ha annullato una breve riapertura del passaggio, accusando Washington di non aver rispettato gli impegni. Il blocco navale americano, secondo il Comando centrale Usa, ha già costretto 23 navi a invertire la rotta.

Lavrov: “Usa vogliono controllo petrolio nel Golfo” – Sullo sfondo emerge anche la dimensione energetica. Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha sostenuto che uno degli obiettivi dell’operazione americana in Iran sarebbe il controllo del petrolio che attraversa il Golfo Persico e lo stesso Stretto di Hormuz. Intanto, da Mosca arriva anche la notizia della proroga statunitense sull’allentamento delle sanzioni per parte del petrolio russo, riguardante oltre 100 milioni di barili in transito.

Negoziati incerti tra aperture e frenate – Sul piano diplomatico, la situazione resta fluida. Fonti iraniane indicano un possibile secondo ciclo di colloqui a Islamabad, mentre Trump sostiene che Teheran avrebbe accettato di rinunciare all’uranio altamente arricchito. Tuttavia, l’agenzia Tasnim riferisce che l’Iran non ha ancora dato il via libera a nuovi negoziati a causa del blocco navale e delle “richieste eccessive” americane. Il vice ministro degli Esteri Saeed Khatibzadeh ha chiarito che senza un accordo quadro non è possibile fissare una data, ribadendo che Teheran non accetterà condizioni che violino il diritto internazionale. Teheran accusa gli Stati Uniti di voler “indebolire il percorso diplomatico”, mentre ribadisce l’intenzione di mantenere aperto lo stretto, pur restando “vigile”. Khatibzadeh ha criticato Trump per dichiarazioni contraddittorie, sottolineando che “la guerra non può portare a nessun risultato positivo” e che nessuno può imporre la propria volontà all’Iran.

Khamenei richiama alla forza militare – In occasione dell’anniversario dell’Esercito iraniano, la Guida Suprema Mojtaba Khamenei ha lanciato un messaggio dai toni duri: “La nostra marina è pronta a infliggere nuove amare sconfitte ai nemici”, evocando una risposta militare in caso di ulteriore escalation.

Meloni: “Garantire la libertà di navigazione” – La crisi ha riflessi anche sul piano politico europeo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea di Federalberghi, ha evidenziato la rapidità con cui lo scenario geopolitico cambia: “Devo comunicare che, mentre venivamo qui, l’Iran ha annunciato di voler nuovamente chiudere lo stretto di Hormuz”. Meloni ha sottolineato la necessità di lavorare per garantire la libertà di navigazione.

Schlein: “Serve una cornice chiara” – Dall’opposizione, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein chiede chiarezza: “A ora la cornice non è minimamente chiara e manca la precondizione che è un accordo di pace”. Schlein ha sottolineato che la tregua è fragile e che serve un mandato multilaterale prima di qualsiasi iniziativa.

Libano, ucciso un casco blu francese – Il quadro regionale si complica ulteriormente in Libano, dove un soldato francese dell’Unifil, il sergente maggiore Florian Montorio, è stato ucciso in un’imboscata mentre operava per ristabilire collegamenti con una postazione isolata. Altri tre militari sono rimasti feriti. Secondo le prime valutazioni, la responsabilità sarebbe attribuibile a Hezbollah. Il presidente francese Emmanuel Macron ha espresso cordoglio e chiesto che i responsabili siano arrestati. La ministra della Difesa Catherine Vautrin ha ricostruito la dinamica parlando di un attacco a distanza ravvicinata con armi leggere. L’Unifil ha condannato l’episodio, definendolo un attacco deliberato contro i caschi blu, mentre le autorità libanesi hanno annunciato un’indagine.

Libano, raid israeliani e prima rottura della tregua – Nelle stesse ore si registra anche la prima violazione del cessate il fuoco tra Israele e Libano. L’esercito israeliano ha confermato raid contro militanti di Hezbollah nel sud del Paese, accusati di aver violato gli accordi e rappresentato una minaccia immediata. Una dinamica che rischia di riaccendere un fronte già fragile.

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