Casapesenna, docente ottiene oltre 5mila euro per compensi da precaria non percepiti

di Redazione

Casapesenna (Caserta) – Una disparità protratta negli anni trova riconoscimento in sede giudiziaria e si traduce in un risarcimento concreto. Un’insegnante di Casapesenna, A.F., ha ottenuto oltre 5mila euro per il servizio svolto da precaria nelle scuole del Lazio, a seguito di una sentenza favorevole del Tribunale di Roma.

La sentenza – Il giudice del lavoro della Capitale ha accolto il ricorso, riconoscendo il diritto della docente alla retribuzione professionale docenti (Rpd), voce economica regolarmente corrisposta agli insegnanti di ruolo ma non a quelli con contratto a tempo determinato. Una differenza che, secondo l’orientamento ormai consolidato della giurisprudenza, configura una disparità di trattamento.

Il risarcimento – Dopo la pronuncia del Tribunale di Roma, si è attivato l’iter amministrativo che ha portato all’effettivo accredito delle somme spettanti alla docente, come attestato dalla documentazione allegata. L’importo riconosciuto copre gli anni di servizio prestati con contratti precari, dall’anno scolastico 2016/2017 fino al 2021/2022, durante i quali la Rpd non era stata inserita nei cedolini paga.

Il ruolo dei legali – Il ricorso è stato patrocinato dallo studio legale degli avvocati Costantino Diana e Vanacore di Aversa, i quali evidenziano come numerosi insegnanti con contratti a tempo determinato possano far valere analoghi diritti, invitando a presentare ricorso presso le sezioni lavoro dei tribunali competenti. Un aspetto centrale riguarda i tempi: per queste richieste, infatti, è prevista una prescrizione quinquennale.

Il quadro normativo – Dallo studio legale sottolineano che molti docenti precari non sono ancora a conoscenza delle pronunce della Corte di Cassazione e della Corte di Giustizia Europea che hanno più volte ribadito il principio di non discriminazione tra personale a tempo determinato e indeterminato. Un principio che si estende non solo alla retribuzione professionale docenti, ma anche ad altri istituti economici, come la monetizzazione delle ferie non godute e la cosiddetta “carta del docente”.

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