Varca il portone della Procura, ma sceglie di non rispondere. Il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini si è recato oggi negli uffici giudiziari di Santa Maria Capua Vetere dopo l’invito a comparire notificato dai pubblici ministeri Giacomo Urbano e Anna Ida Capone, nell’ambito di un procedimento per corruzione. Accompagnato dal difensore di fiducia Angelo Raucci, il politico di Mondragone si è avvalso della facoltà di non rispondere. Diversa la posizione dell’altro indagato nella stessa inchiesta, l’ex consigliere comunale ed ex assessore di Caserta Biagio Esposito, che lo scorso 29 gennaio non si è presentato in Procura.
L’ipotesi di corruzione legata alle Regionali – L’invito a comparire riguarda un episodio che, secondo la Procura, sarebbe avvenuto prima delle elezioni Regionali dello scorso novembre, consultazione nella quale Zannini è stato rieletto con oltre 20mila voti nelle liste di Forza Italia. In particolare, l’accusa ipotizza che Zannini abbia accettato la promessa di sostegno elettorale da parte di Esposito, promettendo in cambio l’assunzione del nipote di quest’ultimo in società partecipate da enti locali su cui il consigliere regionale avrebbe potuto esercitare la propria influenza. Sempre secondo gli inquirenti, Zannini avrebbe accolto anche la richiesta di procedere all’assunzione prima delle elezioni di novembre. In questo contesto, Esposito si sarebbe già attivato nel settembre 2025 per raccogliere voti a favore di Zannini, risultando – per l’accusa – un “grande elettore” del consigliere anche nelle precedenti tornate elettorali.
L’accusa di estorsione – Oltre al capo di imputazione contestato congiuntamente a Zannini, la Procura ipotizza per Biagio Esposito anche il reato di estorsione nei confronti dell’ex sindaco di Caserta Carlo Marino, che non risulta indagato. I fatti si collocherebbero tra maggio e settembre 2024, nel pieno della bufera giudiziaria che travolse il Comune di Caserta, con arresti di assessori e dirigenti comunali e l’iscrizione nel registro degli indagati del vicesindaco, vicende che portarono, mesi dopo, allo scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche. Secondo gli inquirenti, Esposito avrebbe minacciato Marino di far cadere l’amministrazione comunale attraverso la mancata partecipazione della figlia Dora Esposito, consigliera comunale eletta in una lista riconducibile a Zannini, alla seduta del Consiglio chiamata ad approvare il bilancio. Una pressione che avrebbe costretto il sindaco – che non ha mai denunciato le presunte intimidazioni – ad assecondare diverse richieste personali.
Nomine, appalti e presunte minacce – Tra i favori contestati figurerebbe la nomina di un architetto gradito a Esposito come direttore dei lavori del progetto di riqualificazione dell’ex caserma Pollio, area destinata a parcheggio, in passato gestita da una famiglia ritenuta vicina alla camorra, in particolare al clan Zagaria. Il parcheggio è oggi chiuso e il Comune, amministrato dai commissari, punta a una gestione autonoma del sito. Sempre secondo l’accusa, una delle minacce sarebbe stata veicolata attraverso un bigliettino recapitato al sindaco dal consigliere comunale Massimo Russo, non indagato.
Un ulteriore episodio risalirebbe al giugno 2024, all’indomani degli arresti al Comune di Caserta e dell’indagine a carico del vicesindaco Emiliano Casale. In quella fase, Esposito avrebbe chiesto le dimissioni di Casale, pretendendo la gestione di tutti gli appalti pubblici relativi al rifacimento del manto stradale, che avrebbe poi seguito con la complicità di Francesco Cerreto. L’ultima pressione, collocata a metà del 2024, riguarderebbe l’intervento su alcune ditte impegnate nei lavori di rifacimento del manto in via San Nicola, affinché estendessero gli interventi anche a vicoli segnalati da cittadini politicamente vicini a Esposito. Anche in questo caso, la minaccia sarebbe stata la mancata partecipazione della figlia Dora alle sedute decisive del Consiglio comunale, con il sindaco che, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe sempre accettato di provvedere.
La prima indagine e la richiesta di arresto – Per Zannini si tratta della terza indagine della Procura di Santa Maria Capua Vetere che lo vede coinvolto. Oltre al procedimento legato a Caserta, ve n’è un altro, sempre per corruzione, nell’ambito del quale mercoledì 4 febbraio il consigliere regionale ha depositato una memoria difensiva durante l’interrogatorio preventivo davanti al giudice per le indagini preliminari Daniela Vecchiarelli, a seguito della richiesta di arresto in carcere avanzata dagli inquirenti. In quella sede, ha respinto ogni addebito. Non ha risposto alle domande ma ha depositato due memorie, una per ciascuno degli episodi contestati, rendendo poi dichiarazioni spontanee per quasi due ore, richiamandosi ai contenuti degli atti difensivi. Il giudice si è riservato e la decisione sull’eventuale applicazione della misura cautelare è attesa nei prossimi giorni.
Il caseificio – A Zannini vengono contestati i reati di corruzione, concussione, falso e truffa ai danni dello Stato. Le vicende risalgono alla passata consiliatura regionale, periodo in cui sedeva tra i banchi della maggioranza che sosteneva l’allora presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, in quota alla lista civica De Luca Presidente, e presiedeva la commissione regionale Ambiente. Nel dettaglio, accompagnato dal proprio legale e alla presenza del pubblico ministero Giacomo Urbano, Zannini ha respinto l’accusa di corruzione relativa al filone che lo vede indagato insieme agli imprenditori Luigi Griffo e Paolo Griffo, padre e figlio, titolari della società Spinosa Spa, attiva nella produzione di mozzarella di bufala. Per questi ultimi la Procura ha chiesto la misura cautelare del divieto di dimora in Campania. Anche loro sono comparsi oggi davanti al giudice, depositando memorie e rendendo dichiarazioni spontanee. Secondo l’accusa, l’indagine riguarda presunti accordi sulla documentazione ambientale regionale necessaria all’apertura di un caseificio a Cancello ed Arnone, ritenuta falsa dagli inquirenti e utilizzata per ottenere un finanziamento pubblico di oltre 3 milioni di euro, configurando l’ipotesi di truffa ai danni dello Stato. Accuse che Zannini ha negato.
Il terzo procedimento – Un’ulteriore inchiesta riguarda, infine, episodi di presunto voto di scambio legati alle elezioni comunali di Castel Volturno del giugno 2024. Anche su questo fronte la posizione del consigliere regionale resta al vaglio degli inquirenti.

