La giustizia arriva a quasi sette anni da quel 10 maggio 2019 in cui Giuseppe Dell’Omo, 54 anni, perse la vita mentre lavorava su un tetto a Sant’Antimo, nel Napoletano, che crollò sotto i suoi piedi. Lasciò moglie e due figli. Un altro suo collega restò gravemente ferito. Una morte sul lavoro che oggi trova una risposta nelle aule del Tribunale di Napoli Nord, con sede ad Aversa.
La sentenza – Il giudice monocratico Lucia Ferraro ha riconosciuto la responsabilità di tutti gli imputati per omicidio colposo in cooperazione tra loro, condannandoli alla pena di quattro anni di reclusione ciascuno. Si tratta di: Carlo Tarantino, titolare della Edil Olimpia e datore di lavoro della vittima; Francesco Russo, committente per la Russo Group; e Luigi Vergara, direttore dei lavori.
Le parole del figlio – “Nessuna condanna potrà mai colmare un’assenza, ma oggi viene affermato un principio fondamentale: le morti sul lavoro non possono essere archiviate come fatalità”, commenta l’ingegner Santo Dell’Omo, figlio della vittima e presidente dell’associazione intitolata al padre “Giuseppe Dell’Omo contro le morti sul lavoro”. Un ringraziamento sentito e profondo Dell’Omo lo rivolge agli avvocati Luca Di Caprio del Foro di Caserta e Giuseppina Verde “che hanno seguito questo procedimento con competenza, determinazione e grande umanità. La loro presenza costante, la professionalità e la forza dimostrata in ogni fase del processo hanno rappresentato un punto fermo, non solo sul piano giuridico, ma anche su quello umano, in un cammino lungo e doloroso”. “Oggi questa sentenza – conclude il presidente dell’associazione – è un atto di giustizia e di dignità, e rappresenta un messaggio chiaro: la vita dei lavoratori vale, e chi ha responsabilità non può sottrarsi alle conseguenze”.

