‘Ndrangheta, catturato il latitante Giuseppe Scornaienchi della cosca Muto

di Redazione

Per mesi è rimasto un’ombra nei territori del Tirreno cosentino, fino a quando la rete si è chiusa in un’area rurale di Cetraro. Nella giornata dell’8 gennaio i carabinieri del comando provinciale di Cosenza hanno rintracciato e arrestato Giuseppe Scornaienchi, latitante ritenuto figura di raccordo con la storica cosca Muto, assicurando la continuità operativa e la gestione dei rapporti con le altre consorterie criminali del territorio. L’operazione è stata condotta congiuntamente al comando provinciale di Catanzaro e allo Scico di Roma della Guardia di finanza, con il contributo determinante dei militari dello Squadrone carabinieri eliportato Cacciatori di Calabria.

Il provvedimento cautelare – Scornaienchi era destinatario di un’ordinanza cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura distrettuale antimafia, per la ritenuta sussistenza di gravi indizi in ordine a una serie di delitti: associazione per delinquere finalizzata alle estorsioni tentate, furti aggravati tentati e consumati, detenzione e porto di materiale esplosivo, armi da fuoco e strumenti atti ad offendere, ricettazione, riciclaggio e lesioni personali, alcuni aggravati dal metodo mafioso. Alla misura restrittiva l’indagato si era inizialmente sottratto, rendendosi irreperibile e avviando una nuova fase di latitanza.

Le indagini – L’ordinanza era stata eseguita il 25 settembre scorso, al termine di un’articolata attività investigativa avviata nell’ottobre 2022 dai carabinieri della Compagnia di Paola e sviluppata anche dal Nucleo investigativo del comando provinciale carabinieri di Cosenza. Le investigazioni, condotte mediante servizi tecnici, riscontri sul campo e analisi dei sistemi di videosorveglianza, hanno delineato – nella fase delle indagini, da verificare in dibattimento – l’esistenza di un’associazione per delinquere attiva a Cetraro e nelle aree limitrofe, dedita a una serie di reati, alcuni connotati da modalità mafiose.

Una latitanza che si ripete – La cattura pone fine a una fuga durata diversi mesi, ma il profilo di Scornaienchi come “fantasma” affonda le radici nel tempo: già nel 2016 l’uomo si era reso irreperibile, riuscendo a sottrarsi a lungo alla giustizia prima di finire nuovamente nel mirino delle forze dell’ordine nell’ultima tranche dell’inchiesta antimafia.

Gli altri arresti e i fatti contestati – Rilievo assumono anche le evidenze investigative del Nucleo di polizia economico-finanziaria – Gico Catanzaro della Guardia di finanza, coordinate dalla Dda, che hanno portato all’arresto del già latitante Alessio Ricco, ritenuto appartenente alla medesima compagine criminale e cognato di Scornaienchi. L’arresto è stato eseguito il 26 ottobre dalla Sezione Goa del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro e dallo Scico, in coordinamento con il Nucleo investigativo di Cosenza dell’Arma. Tra i reati contestati figurano due tentativi di estorsione ai danni di imprenditori dei settori sanitario e dei trasporti; l’episodio del 14 agosto scorso ai danni di una discoteca di Sangineto, con colpi d’arma da fuoco esplosi a scopo intimidatorio; due tentativi di furto a sportelli bancomat; la ricettazione di auto e targhe funzionali ad altri delitti; lesioni personali; la detenzione illegale di armi ed esplosivi, in alcuni casi utilizzati per finalità estorsive.

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