È il quinto giorno del conflitto tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran e la crisi continua ad allargare il raggio d’azione: basi colpite, traffico marittimo sotto pressione, tensioni nello spazio aereo regionale e un’incognita politica a Teheran legata alla successione della Guida Suprema. Sul piano internazionale, arrivano appelli alla de-escalation e posizioni sempre più nette, mentre l’impatto economico ed energetico resta un punto sensibile per l’Europa.
Il dispositivo Usa e la guerra dei numeri – Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha fatto sapere su X che circa 50mila soldati Usa in Medio Oriente sono stati assegnati alla guerra contro l’Iran e che un numero maggiore di truppe e aerei da combattimento sta arrivando nella regione. Il capo del Centcom, Brad Cooper, ha dichiarato in un video pubblicato su X che le forze statunitensi hanno colpito quasi 2mila obiettivi dall’inizio dell’operazione contro l’Iran.
Al Udeid, missili sul Qatar e l’allarme nel Golfo – Nella notte la base Usa di Al Udeid è stata colpita da un altro missile balistico. Il ministero della Difesa del Qatar ha confermato che due missili balistici sono stati lanciati dall’Iran verso il Paese nelle prime ore di stamattina: le forze di difesa qatariote sono riuscite a intercettarne uno, mentre il secondo ha colpito la base aerea di Al Udeid, la più grande installazione militare statunitense in Medio Oriente e sede di migliaia di militari Usa. Secondo il comunicato, non si registrano vittime; non è stata fornita una valutazione dei danni. Nello stesso scenario, l’esercito del Kuwait ha annunciato su X di essere alle prese con un’“ondata di missili e droni” rilevata nello spazio aereo del Paese e di essere al lavoro per intercettarli. In Bahrain, il ministero dell’Interno ha riferito su X che “le sirene hanno suonato” e ha invitato cittadini e residenti a restare calmi e a dirigersi al rifugio più vicino. Dal Kuwait arriva anche la notizia della morte di una bimba di 11 anni, ferita dai frammenti di un missile iraniano, secondo quanto annunciato dal ministero della Salute in un post su X.
Teheran sotto attacco e la linea del “conflitto lungo” – Proseguono gli attacchi “su vasta scala” a Teheran: colpiti decine di obiettivi militari, tra cui il quartier generale dei Basij. Sul versante iraniano, il consigliere capo della defunta Guida Suprema, Mohammad Mokhbar, ha dichiarato alla televisione di Stato che l’Iran non ha intenzione di negoziare con gli Stati Uniti ed è pronto a una guerra prolungata: “Non abbiamo fiducia negli americani e non abbiamo basi per negoziare con loro. Possiamo continuare la guerra per tutto il tempo che vogliamo”.
Il nodo della successione: ipotesi Mojtaba Khamenei – Potrebbe essere annunciata nelle prossime ore la nomina di Mojtaba Khamenei a nuova Guida Suprema dell’Iran. Lo riporta il New York Times, citando tre funzionari iraniani secondo cui il figlio dell’ex leader assassinato, l’ayatollah Ali Khamenei, è emerso come chiaro favorito nella riunione dell’Assemblea degli esperti. Nel racconto complessivo, viene riferito che ieri un raid ha preso di mira il palazzo dove era riunita l’Assemblea degli esperti per eleggere la nuova Guida Suprema.
Missili Pasdaran e “Honest Promise 4” – I Pasdaran hanno dichiarato di aver lanciato circa 40 missili contro obiettivi statunitensi e israeliani. “Diverse ore fa, è stata condotta la 17a ondata dell’operazione Honest Promise 4 con il lancio di 40 missili da parte delle forze aerospaziali del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, verso obiettivi americani e sionisti”, si legge in una dichiarazione trasmessa dalla tv di Stato.
Israele: avvertimenti, caccia abbattuto e obiettivi militari – Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha minacciato l’Iran affermando che “ogni leader nominato sarà un bersaglio inequivocabile da eliminare”. Katz ha aggiunto che “il primo ministro e io abbiamo dato istruzioni alle Idf di prepararsi e agire con tutti i mezzi per portare a termine la missione, come parte integrante degli obiettivi dell’operazione ‘Ruggito del Leone’”, confermando che Israele continuerà a collaborare con gli Stati Uniti per indebolire le capacità del regime iraniano. L’esercito israeliano ha inoltre affermato che la sua aviazione ha abbattuto un caccia iraniano su Teheran: “Un caccia F-35I dell’aeronautica israeliana (‘Adir’) ha abbattuto poco fa un caccia Yak-130 dell’aeronautica iraniana nei cieli di Teheran”, si legge in un comunicato.
Fronte Israele-Libano: Beirut e Baalbek – Le Forze di Difesa Israeliane hanno affermato di aver iniziato a colpire le infrastrutture di Hezbollah nella capitale libanese Beirut. In Libano, intanto, il bilancio di un attacco israeliano che ha colpito un complesso residenziale nella città di Baalbek è di almeno 5 morti, 15 feriti e 3 dispersi, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa libanese Nna. Nel quadro riepilogativo fornito negli appunti compare anche un aggiornamento secondo cui, tra Beirut e Baalbek, “almeno 11” sarebbero i morti.
Turchia e Nato: missile intercettato e “diritto di rispondere” – La Turchia ha annunciato che un missile lanciato dall’Iran è stato intercettato nello spazio aereo turco. Secondo il ministero della Difesa turco, un missile balistico diretto verso la Turchia è stato neutralizzato dalle unità di difesa della Nato schierate nel Mediterraneo orientale; i detriti dell’intercettore sono caduti nel distretto di Dortyol, nella provincia di Hatay, senza vittime o feriti. Il ministero ha aggiunto che “ogni misura per difendere il nostro territorio e il nostro spazio aereo sarà intrapresa con risolutezza e senza esitazione” e che Ankara “si riserva il diritto di rispondere a qualsiasi atteggiamento ostile”. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha detto all’omologo iraniano Abbas Araghchi che “qualsiasi azione che possa portare alla espansione del conflitto dovrebbe essere evitata”. Dal Pentagono, il segretario alla difesa Pete Hegseth ha dichiarato che l’episodio “non sembra” tale da innescare qualcosa di simile all’articolo 5 della Nato, aggiungendo che la situazione dovrà comunque essere studiata meglio.
Stretto di Hormuz: controllo rivendicato e attacchi al largo dello Sri Lanka – Il Corpo dei Guardiani della rivoluzione in Iran ha affermato che controlla del tutto lo stretto di Hormuz, secondo quanto riferito da Al-Arabiya. Nelle stesse ore, secondo fonti britanniche, una nave portacontainer sarebbe stata colpita nello Stretto di Hormuz. Reuters online riporta inoltre che l’esercito degli Stati Uniti ha effettuato un attacco che ha colpito una nave da guerra iraniana al largo delle coste dello Sri Lanka, citando tre funzionari statunitensi; uno di loro ha riferito che l’attacco sarebbe stato effettuato da un sottomarino militare statunitense. Sempre Reuters online segnala che almeno 101 persone risultano disperse e 78 ferite dopo un attacco sottomarino a una nave iraniana al largo delle coste dello Sri Lanka, secondo fonti della Marina dello Sri Lanka e del ministero della Difesa.
Diplomazia nel mirino e minacce incrociate – L’Iran avrebbe preso di mira sedi diplomatiche Usa nel Golfo: “A fuoco il consolato a Dubai, missili sull’ambasciata a Riad”, con indicazione di evacuare quelle in Iraq, Bahrein, Giordania e Kuwait ed evacuazioni anche da Arabia Saudita, Oman e Cipro. Il portavoce delle forze armate iraniane, Abolfazl Shekari, ha dichiarato che “se Israele commette un crimine e attacca l’ambasciata iraniana in Libano, l’Iran adotterà misure di ritorsione, colpendo tutte le ambasciate israeliane nei Paesi in questione, in quanto obiettivi legittimi”, secondo Tasnim. “L’Iran è determinato a mettere in ginocchio il regime sionista e il suo sostenitore, gli Stati Uniti, e non si tirerà indietro per raggiungere questo obiettivo”, ha aggiunto.
Cia starebbe lavorando per armare curdi – Secondo quanto riferito alla Cnn da diverse persone a conoscenza del piano, la Cia starebbe lavorando per armare le forze curde con l’obiettivo di fomentare una rivolta popolare in Iran. L’amministrazione di Donald Trump avrebbe avviato trattative attive con gruppi di opposizione iraniani e leader curdi in Iraq per fornire loro supporto militare, secondo le fonti, come già anticipato dal Wall Street Journal. I gruppi armati curdi iraniani avrebbero migliaia di forze operative lungo il confine tra Iraq e Iran, principalmente nella regione del Kurdistan iracheno; diversi gruppi hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche dall’inizio della guerra, alludendo a un’azione imminente e sollecitando le forze militari iraniane a disertare.
Reazioni internazionali: Canada, Spagna, Francia, Germania, Regno Unito – Il primo ministro del Canada, Mark Carney, in visita ufficiale a Sydney, ha definito gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran “un altro esempio del fallimento dell’ordine internazionale”, chiedendo una “rapida de-escalation delle ostilità” e un impegno verso una soluzione politica più ampia. Carney ha affermato che Ottawa considera da tempo l’Iran “la principale fonte di instabilità e terrore in Medio Oriente” e che, “nonostante oltre due decenni di negoziati e sforzi diplomatici, l’Iran non ha smantellato il proprio programma nucleare né interrotto le attività di arricchimento”. Ha aggiunto che “il Canada è al fianco del popolo iraniano nella sua lunga e coraggiosa lotta contro il regime oppressivo”.
Il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez ha ribadito la posizione di Madrid: “no alla guerra”, esortando Stati Uniti, Israele e Iran a cessare le ostilità “prima che sia troppo tardi”. Il presidente francese Emmanuel Macron ha convocato una riunione del Consiglio di Difesa per esaminare la situazione; fonti dell’Eliseo riferiscono che Macron ha parlato con Sanchez per esprimere la solidarietà europea della Francia in risposta a recenti minacce di coercizione economica rivolte alla Spagna. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz si è detto “soddisfatto” dei colloqui con Trump a Washington e, secondo quanto riportato negli appunti, avrebbe concordato con il presidente Usa sulla necessità di rovesciare il regime iraniano, pur ammettendo che “non sappiamo se il piano funzionerà e non è privo di rischi”. Il ministro spagnolo degli Esteri, José Manuel Albares, ha espresso “sorpresa” alla Germania per la mancata solidarietà dopo le parole di Merz alla Casa Bianca. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che “il Regno Unito non è coinvolto negli attacchi contro l’Iran dopo aver appreso la lezione della guerra in Iraq”.
Energia e mercati: la preoccupazione Ue e il nodo scisto Usa – Per il gruppo di coordinamento Ue sul petrolio, al momento “non sussistono problemi di sicurezza”, ma “i prezzi e le conseguenze” delle tensioni in Medio Oriente “rimangono una forte preoccupazione”. Secondo quanto emerso, la durata del conflitto, i danni alle infrastrutture energetiche nella regione e la chiusura dello stretto di Hormuz determineranno le conseguenze per i mercati europei; non sarebbero state richieste misure coordinate a livello Ue né adottate misure individuali, ma non è esclusa una nuova riunione già la prossima settimana. Sul versante produttivo, dirigenti del settore citati dal Financial Times sostengono che i produttori statunitensi di petrolio da scisti non sarebbero in grado di aumentare rapidamente la produzione per compensare un eventuale calo delle forniture dal Medio Oriente. Secondo Scott Sheffield, un aumento significativo richiederebbe mesi e le compagnie sarebbero riluttanti a nuovi programmi di perforazione finché non sarà chiaro che i prezzi resteranno elevati nel tempo: il Brent ha superato questa settimana gli 80 dollari al barile, ai massimi da 18 mesi per i timori di interruzioni delle forniture dal Golfo.
Italia: intelligence, basi, Golfo e dossier rimpatri – La relazione annuale dell’intelligence presentata oggi segnala che la situazione in Iran alimenta tensioni internazionali e fa “temere un’escalation che può avere un impatto anche sulla minaccia terroristica”. La relazione evidenzia, inoltre, l’aumento dei rischi legati alle attività di Hamas su suolo europeo, “soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici”, ricordando che in Italia e in altri Paesi europei sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di persone connesse al conflitto.
Sul possibile utilizzo di basi militari in Italia da parte degli Usa per la guerra all’Iran, il sottosegretario Alfredo Mantovano, Autorità delegata alla sicurezza della Repubblica, ha detto che “non c’è stata richiesta”, mentre “stiamo invece valutando la richiesta di mezzi difensivi” da parte di Paesi dell’area del Golfo “e ciò avverrà nel rapporto tra governo e Parlamento”. Nel question time alla Camera, il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha affermato che gli Stati già coinvolti “in modo del tutto ingiustificato” dalla reazione armata iraniana “rappresentano Paesi e mercati fondamentali per l’Italia”, ricordando che nel 2025 l’export verso gli Emirati Arabi Uniti è cresciuto di quasi il 20%, verso il Kuwait di oltre il 57% e verso l’Arabia Saudita di quasi il 4%.
Sul fronte dei rimpatri, Msc Crociere ha reso noto che sta collaborando con i vettori aerei, in particolare Emirates ed Etihad Airways, per garantire voli di rientro per gli ospiti “nel più breve tempo possibile” e che sta valutando anche soluzioni alternative, tra cui voli charter da Dubai, Abu Dhabi o Muscat; la compagnia aggiunge di mantenere un coordinamento continuo con autorità locali, Ambasciate e Ministeri degli Affari Esteri competenti e che “la situazione a bordo continua ad essere serena”.

