Terzigno (Napoli) – Una storia rimasta sospesa per oltre due decenni torna oggi al centro dell’attenzione con nuovi elementi che riaccendono il dibattito su responsabilità sanitarie e giudiziarie. È il caso di Giovanna Bifulco Accardi, morta dopo giorni di sofferenza e, secondo quanto ricostruito dai familiari e dai loro legali, vittima di una gestione medica frammentata e priva di controlli adeguati.
La ricostruzione dei fatti – Nei tre giorni precedenti al decesso, la giovane avrebbe accusato sintomi sempre più gravi, tra vomito, diarrea e crisi respiratorie. Secondo quanto denunciato, le prime indicazioni sarebbero arrivate solo telefonicamente. I familiari si sarebbero poi rivolti al medico curante che avrebbe fornito indicazioni terapeutiche su un foglio informale, indirizzandoli alla guardia medica per la trascrizione. Da lì, una catena di passaggi tra presidi diversi: una prima somministrazione intramuscolare, il rinvio ad altre strutture per le dosi successive e, infine, il ritorno al medico di base per completare la terapia. Una sequenza che, secondo la nuova ricostruzione, avrebbe impedito un monitoraggio diretto delle condizioni della paziente. Quando, alle ore 13, venne contattato il 118, il quadro era ormai compromesso. La donna morì poco dopo alla clinica Santa Lucia di San Giuseppe Vesuviano.
Le conclusioni dell’autopsia – Al centro della nuova iniziativa legale c’è l’esame autoptico, ritenuto determinante perché descriverebbe una condizione clinica già gravemente compromessa almeno 24 ore prima della morte. Un elemento che, secondo i consulenti della famiglia, contrasterebbe con le valutazioni espresse nelle precedenti consulenze tecniche.
La posizione della famiglia – In questi 22 anni, i familiari di Giovanna hanno mantenuto un profilo riservato, evitando esposizioni pubbliche e affidando ogni iniziativa ai propri legali. Una scelta che viene descritta come improntata alla dignità e alla ricerca della verità, senza clamori.
L’iniziativa legale e l’appello alle istituzioni – Lo Studio Associato Avvocati Maior, con gli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo, affiancati dal medico legale Marcello Lorello, ha presentato una nuova denuncia alla Procura di Nola chiedendo la riapertura delle indagini. Parallelamente, è stata inviata una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, con l’obiettivo di sollecitare un intervento istituzionale su un caso che, secondo i legali, rappresenterebbe un esempio di criticità sia sanitaria che giudiziaria.
Le contestazioni alle consulenze precedenti – Il team difensivo contesta in modo netto le vecchie consulenze tecniche, ritenute non coerenti con i dati emersi dall’autopsia. Secondo questa linea, vi sarebbero state valutazioni errate che avrebbero inciso sull’esito dei procedimenti giudiziari.
La richiesta di verità – A distanza di oltre 8mila giorni, la famiglia chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto. L’obiettivo dichiarato è ottenere un accertamento definitivo delle responsabilità, affinché una vicenda rimasta a lungo irrisolta possa trovare una risposta nelle sedi competenti.

