Aversa (Caserta) – di Amedeo Cecere, gastroenterologo ed epatologo – Qualche settimana fa, il senatore Pasquale Giuliano, commentando su questa testata un episodio avvenuto nel Pronto soccorso del nostro ospedale, ha denunciato con parole nette le condizioni critiche in cui versa il presidio ospedaliero di Aversa. Nella parte finale del suo intervento, Giuliano ha scritto: «Aversa ha superato ogni limite di sopportazione. E gli aversani devono dirlo, devono pretenderlo, devono imporlo: chi resta in silenzio, chi minimizza, chi si giustifica o giustifica, chi si abitua, non è spettatore. È parte del problema. È corresponsabile».
Sono parole forti, che mi hanno profondamente colpito e mi hanno costretto a una riflessione. Dopo il pensionamento anticipato dall’Ospedale, avevo scelto di non intervenire pubblicamente sulle vicende della sanità aversana. Mi sembrava una scelta doverosa, dettata dal rispetto per i colleghi ancora impegnati sul campo. Con il passare del tempo, tuttavia, mi sono convinto che il silenzio rischi di non essere più espressione di misura e riservatezza, ma di assumere il significato di una rinuncia: rinuncia al ruolo di cittadino responsabile e al dovere deontologico che continua ad accompagnare ogni medico, anche al di fuori dell’attività professionale quotidiana. Purtroppo è vero: la sanità aversana è in grande difficoltà.
Ma questa difficoltà non è contingente. Non siamo di fronte a un episodio isolato, né a una crisi improvvisa. Si tratta di una crisi strutturale, maturata nel tempo, diventata giorno dopo giorno sempre più evidente. Oggi gli effetti di questa crisi ricadono pesantemente sui cittadini-pazienti, sulle loro famiglie e sugli stessi operatori sanitari, costretti a sostenere il peso di carenze organizzative, strutturali e gestionali che certamente non possono essere imputate alla loro responsabilità. Anzi, a tutto il personale dell’Ospedale di Aversa deve andare il nostro rispetto e il nostro ringraziamento. Sono la professionalità, il senso del dovere e la dedizione quotidiana di medici, infermieri, tecnici, operatori sanitari e personale tutto a garantire la tenuta minima di un sistema che mostra crepe in ogni parte.
E allora non possiamo continuare a chiamare ipocritamente “emergenza” ciò che si ripete con drammatica regolarità. Non possiamo più assistere inerti al progressivo indebolimento del diritto alla salute. La nostra comunità si sta abituando al disagio, alla precarietà dei servizi, al degrado dell’assistenza. E, cosa ancora più grave, rischia di smarrire progressivamente anche la capacità di indignarsi, di chiedere conto, di pretendere risposte. È dunque tempo di reclamare con fermezza un’inversione di rotta. Ma la denuncia, da sola, non basta. Alla critica deve accompagnarsi una proposta concreta, credibile e fattiva. Per questa ragione propongo alle energie migliori della città la costituzione di un Osservatorio Civico Permanente sulla Sanità Aversana: un organismo aperto, capace di coinvolgere cittadini, associazioni, professionisti della sanità, rappresentanti istituzionali e tutte le realtà disponibili a contribuire in modo serio e costruttivo.
Un osservatorio dotato di funzioni chiare e verificabili, con il compito di monitorare lo stato dei servizi, raccogliere segnalazioni sulle aree critiche, promuovere momenti di ascolto, elaborare report pubblici e formulare proposte operative. Un organismo capace anche di seguire nel tempo le risposte dell’Asl e delle istituzioni competenti. Non un luogo di sfogo, dunque. Non una sede di sterile polemica, né di strumentalizzazione politica. Ma uno strumento civico capace di analizzare il disagio, ordinarlo, rappresentarlo con serietà e trasformarlo in proposte concrete, recuperando il senso della responsabilità collettiva per un cambiamento vero.
La sanità appartiene a tutti. Non è di una parte, non può essere ridotta a terreno di contrapposizione politica o di clientela elettorale. Appartiene alla comunità, perché riguarda il bene più essenziale: la tutela della vita, della salute e della dignità della persona nel momento in cui è più fragile e vulnerabile. Di fronte alla crisi della sanità aversana non è più possibile rimanere in silenzio. Non dobbiamo alimentare conflitti, né cercare scontri con gli amministratori e con le istituzioni. Dobbiamo, però, pretendere risposte adeguate e lavorare insieme per restituire alla nostra città una sanità dignitosa. Dobbiamo riscoprire il dovere civico di guardare in faccia la realtà, senza voltarci dall’altra parte. Dobbiamo chiedere con fermezza che i bisogni dei cittadini aversani tornino al centro dell’agenda politica e amministrativa.
In Campania, nella sanità, non servono slogan sull’eccellenza — termine troppo spesso abusato negli ultimi anni per descrivere realtà che eccellenti non sono. Prima ancora dell’eccellenza, serve qualcosa di più semplice e più urgente: una sanità normale. Una sanità capace di funzionare, di accogliere, di curare, di rispettare i cittadini e di sostenere chi ogni giorno lavora negli ospedali e nei servizi territoriali. Per Aversa, oggi, chiedere una sanità normale non è una pretesa eccessiva. È un diritto.

