Aversa (Caserta) – Non un episodio isolato, non una semplice incursione vandalica, ma il segno di un abbandono che, secondo l’opposizione, chiama direttamente in causa la responsabilità politica dell’amministrazione comunale. La Casa della Cultura “Caianiello”, chiusa da anni ai cittadini, sarebbe stata trovata devastata, saccheggiata e trasformata in un rifugio abusivo, con danni pesanti alla struttura e agli impianti.
La denuncia – A sollevare il caso sono i consiglieri comunali di opposizione Mauro Baldascino, Mario De Michele e Marco Girone, autori di una durissima nota congiunta dopo la scoperta effettuata domenica mattina all’interno dell’immobile pubblico. “Quello che abbiamo trovato domenica mattina all’interno della Casa della Cultura “Caianiello” non è un semplice atto di vandalismo: è il monumento al fallimento politico e amministrativo di questa maggioranza. Uno schiaffo in faccia a tutta la città”. La struttura, fanno sapere i consiglieri, è ormai ridotta a un dormitorio clandestino e a un luogo di recupero illecito di materiali, sottratti progressivamente dal patrimonio pubblico. Una vicenda che, per l’opposizione, supera il perimetro della cronaca e apre una questione politica sul destino di un bene comunale rimasto per anni inutilizzato.
La struttura chiusa ai cittadini – I tre consiglieri puntano il dito contro la scelta di tenere la Casa della Cultura lontana dalla fruizione pubblica, nonostante le richieste arrivate dal territorio: “Da anni questa struttura è rigidamente chiusa ai cittadini. Da anni le associazioni del territorio, i giovani e i comitati propongono progetti, idee e si offrono gratuitamente per prendersene cura, fare manutenzione e far vivere la cultura. A tutti loro l’Amministrazione ha sempre risposto con il silenzio della burocrazia dei ‘no’, dei rinvii e dei lucchetti”. Poi l’affondo: “Oggi scopriamo il perché: la struttura non doveva essere usata dai cittadini onesti perché era già stata ‘assegnata’ nell’indifferenza generale, a balordi e sciacalli. Mentre la cultura veniva tenuta fuori dalla porta, i vandali entravano comodamente dalla finestra”.
Danni e saccheggi – Il quadro descritto dall’opposizione è pesante: grondaie in rame sradicate, impianti di condizionamento interni smantellati, auditorium devastato, stanze allagate e persino un’auto comunale semidistrutta che sarebbe stata utilizzata come letto. Elementi che, secondo i consiglieri, dimostrerebbero come il degrado non sia frutto di un’azione improvvisa, ma di una situazione protratta nel tempo. “La cosa più sconcertante – incalzano i membri dell’opposizione – è che tutto questo non è accaduto in una notte. Andava avanti da mesi. I residenti della zona ci hanno confermato che addirittura un soggetto, a bordo di una bicicletta, faceva la spola in pieno giorno, indisturbato, caricando pezzi di patrimonio pubblico per rivenderseli”. Da qui gli interrogativi rivolti all’amministrazione: “Com’è possibile che nessuno dei residenti abbia visto una pattuglia passare? Com’è possibile che chi doveva vigilare sui beni del Comune non si sia accorto che la Casa della Cultura veniva letteralmente smontata un pezzo alla volta?”.
L’esposto alla Procura – I consiglieri riferiscono di aver già denunciato formalmente l’accaduto alla Procura della Repubblica, chiedendo anche l’intervento della polizia scientifica per effettuare rilievi del Dna sui resti dei bivacchi rinvenuti nella struttura. Per l’opposizione, però, accanto alla responsabilità penale di chi ha materialmente devastato e saccheggiato l’immobile, esisterebbe un profilo politico e amministrativo altrettanto grave. “Accanto alla responsabilità penale dei criminali, che abbiamo già provveduto a denunciare formalmente alla Procura della Repubblica chiedendo persino l’intervento della Polizia Scientifica per i rilievi del Dns sui resti dei bivacchi, c’è una responsabilità politica colossale e omissiva di questa Amministrazione”.
La richiesta di chiarimenti – Baldascino, De Michele e Girone parlano di un danno che rischia di ricadere sulle casse pubbliche e, quindi, sui cittadini. “Non controllare, non predisporre sistemi di sicurezza, ignorare i gridi d’allarme del territorio e lasciare un immobile di pregio all’abbandono significa essere complici morali del danno erariale subìto. Chi pagherà adesso i centinaia di migliaia di euro necessari per rimettere in sesto l’auditorium, i bagni e gli impianti? I cittadini, ovviamente”. Da qui una richiesta politica diretta al sindaco e all’assessore al Patrimonio, chiamati dall’opposizione a riferire in Consiglio Comunale: “Non possono più nascondersi dietro il solito copione del ‘condanniamo il gesto’. Devono venire in Consiglio a spiegare come sia stato possibile un simile livello di cecità e incompetenza. Se non sono in grado di garantire la sicurezza elementare dei beni comuni che i cittadini pagano con le proprie tasse, traggano le uniche conclusioni possibili e liberino le poltrone. La gestione della cosa pubblica è una responsabilità, non una delega all’abbandono”. SOTTO UNA GALLERIA FOTOGRAFICA













