Napoli, “Il delitto d’onore”: Ferdinando Terlizzi presenta libro a Castel Capuano

di Redazione

Napoli – Un tema che ha segnato per decenni il sistema giuridico e la coscienza sociale del Paese. Nella Biblioteca “Alfredo De Marsico” di Castel Capuano è stato presentato il libro Il delitto d’onore del giornalista Ferdinando Terlizzi, un’opera che intreccia cronaca, diritto e memoria.

Il caso del 1922 – Nel volume, Terlizzi ricostruisce la vicenda attraverso atti processuali e documenti storici, inserendola nel più ampio contesto del cosiddetto delitto d’onore, istituto giuridico rimasto nell’ordinamento italiano fino alla sua abolizione. Il racconto di un duplice omicidio avvenuto all’alba del primo aprile 1922 a Lapio, in provincia di Avellino. Il dottor Luigi Carbone uccise nel sonno la moglie Bellinda Campanile, sposata appena otto giorni prima, ritenendola colpevole di non essere arrivata “pura” alle nozze. Dopo il primo delitto, si recò in un caffè del paese e sparò contro Elena Fusco, ferendola mortalmente.

Le motivazioni del secondo omicidio emersero in modo contraddittorio già durante gli interrogatori: inizialmente Carbone dichiarò di voler colpire il fratello della giovane, Oreste Fusco, indicato dalla moglie come responsabile della sua relazione; successivamente sostenne che Elena avesse favorito la tresca. Un quadro complesso, segnato da versioni discordanti e da una personalità definita “labirintica”, che aprì interrogativi anche sul piano psicologico e psichiatrico.

Il processo e il verdetto – Il dibattimento, durato otto giorni tra il 12 e il 18 giugno 1923, si concluse con una decisione che fece discutere: i giurati esclusero la premeditazione, riconobbero il vizio totale di mente per l’uxoricidio e quello parziale per l’omicidio di Elena Fusco, concedendo le attenuanti. La sentenza finale condannò Carbone a trenta mesi di reclusione, una pena che ridusse significativamente la portata del verdetto.

Nel corso del processo si confrontarono figure di primo piano dell’avvocatura dell’epoca, tra cui Alfredo De Marsico e Giovanni Porzio. Il primo, nella sua arringa, richiamò il senso di responsabilità dei giurati: “Sul vostro verdetto, o giurati, si spiega l’attenzione dell’Italia. Per l’onore della nostra Irpinia, per il vostro onore, serrate le file!”. Porzio, invece, offrì una lettura più indulgente, definendo il delitto “mezzo santo e mezzo ingiusto” e invocando una giustizia capace di comprendere il dolore umano.

L’autore – Nato a Santa Maria Capua Vetere nel 1937 e residente a Sessa Aurunca, cronista giudiziario dal 1970, Terlizzi ha dedicato gran parte della sua produzione editoriale ai casi di cronaca e alle dinamiche sociali, con titoli che spaziano dal racconto giudiziario all’analisi dei fenomeni di costume.

Scrivici su Whatsapp
Benvenuto in Pupia. Come possiamo aiutarti?
Whatsapp
Redazione
Condividi con un amico