La Cassazione mette la parola fine a una vicenda lunga quasi due decenni e sancisce in via definitiva che quelle frasi pronunciate in aula nel 2008 erano minacce mafiose. Condanne confermate per il capoclan Francesco Bidognetti, a un anno e sei mesi di reclusione, e per l’avvocato Michele Santonastaso, a un anno e due mesi.
La decisione della Cassazione – I giudici della quinta sezione penale hanno rigettato i ricorsi degli imputati, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Roma del luglio 2025 che aveva già riconosciuto le minacce aggravate dal metodo mafioso nei confronti dei giornalisti Roberto Saviano e Rosaria Capacchione. I fatti risalgono al processo di appello Spartacus, celebrato a Napoli contro il clan dei Casalesi.
La requisitoria della Procura generale – Nel corso dell’udienza, il sostituto procuratore generale Perla Lori aveva chiesto di dichiarare inammissibili i ricorsi, evidenziando come “correttamente i giudici di secondo grado abbiano trovato nelle espressioni usate in aula delle minacce rivolte alle parti offese”.
Le motivazioni – Nella sentenza d’Appello, ora confermata, i giudici avevano ricostruito il significato delle dichiarazioni lette in aula dall’avvocato Santonastaso: “L’insieme delle esternazioni lette pubblicamente in udienza dall’avvocato Michele Santonastaso – scrivevano i giudici – il contesto storico e processuale in cui le stesse sono state inserite, i toni utilizzati, il forte risentimento manifestato, l’indicazione nominativa e ripetuta dei due giornalisti, le violente accuse loro rivolte di condizionare la magistratura e così contribuire all’emissione di ingiuste condanne, fanno chiaramente intendere il messaggio implicito sottostante, di natura inequivocabilmente minatoria, che con la inconsueta lettura dell’atto di rimessione si intendeva far arrivare”.
Il commento di Saviano – Dopo la sentenza, Roberto Saviano ha scritto: “Oggi, dopo 18 anni dai fatti, la Corte di Cassazione ha definitivamente riconosciuto la minaccia mafiosa di cui sono stato destinatario”. Lo scrittore ha ricostruito l’episodio: “Nel 2008, Francesco Bidognetti, vertice del clan dei casalesi, attraverso il suo avvocato, Michele Santonastaso, nel corso dell’appello del maxi processo Spartacus, minacciò me e Rosaria Capacchione facendo leva sul suo potere mafioso e comunicando all’esterno che eravamo noi gli obiettivi e che Gomorra aveva contribuito alla sconfitta del clan dei casalesi. Ci sono voluti 18 anni per una sentenza definitiva, mentre io sto scontando già da 20 la pena delle minacce mafiose”.
Nel suo messaggio, Saviano ha aggiunto: “Ringrazio l’Arma dei Carabinieri che mi è stata accanto, che mi ha protetto, tranquillizzato, ringrazio uno a uno, dal profondo del cuore, tutti i carabinieri che in questi lunghi anni sono stati accanto a me, facendomi da famiglia. Ma lo Stato, oggi, non può dire di aver vinto, perché non è in grado di assicurarmi un futuro di libertà, libertà dal pericolo che incombe dal giorno in cui quella minaccia è stata pronunciata. Il mio pensiero va infine a tutte quelle persone che in questi anni mi hanno reso oggetto degli attacchi più vili. Molto di loro, oggi, siedono al governo”.
Capacchione: “Da 18 anni vivo sotto scorta” – Anche Capacchione ha commentato la decisione: “Ci hanno messo 18 anni per arrivare alla sentenza definitiva e proprio oggi sono 18 anni che vivo sotto scorta. Finalmente si è fatta chiarezza sul fatto che certi comportamenti non sono l’esercizio di un avvocato in aula ma minacce fatte alla stampa”.

