Quattro settimane di conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran stanno ridisegnando gli equilibri geopolitici e mettendo sotto pressione l’economia globale. Dallo Stretto di Hormuz, snodo vitale per il traffico energetico, fino ai raid su Teheran e alle tensioni tra le grandi potenze, il quadro resta fluido, con segnali contrastanti tra aperture diplomatiche e nuove minacce militari.
Stop di Trump agli attacchi ma Teheran smentisce negoziato – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato una sospensione di cinque giorni degli attacchi contro l’Iran, dopo aver definito “molto buoni e produttivi” i colloqui con Teheran. “Siamo fermamente intenzionati a raggiungere un accordo con l’Iran”, ha dichiarato, aggiungendo che le discussioni sono state “molto intense” e che resta “fiducioso” su un esito concreto. Secondo indiscrezioni, tra le ipotesi in campo ci sarebbe la riapertura dello Stretto di Hormuz in cambio dello stop ai raid statunitensi sulle centrali energetiche iraniane, con un eventuale cessate il fuoco più ampio in una fase successiva. Tuttavia, da Teheran arrivano smentite: l’agenzia Fars nega qualsiasi negoziato diretto o indiretto con Washington, mentre la televisione di Stato iraniana ha parlato di una “marcia indietro” degli Stati Uniti dopo il “fermo avvertimento” della Repubblica islamica.
Iran minaccia attacchi a strutture energetiche e mine su Golfo – Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha chiarito che Teheran non intende trattare una semplice sospensione delle ostilità, ma punta a una fine duratura del conflitto. “Non abbiamo chiuso lo stretto, è aperto”, ha affermato, precisando che le restrizioni riguardano solo i Paesi coinvolti negli attacchi. Parallelamente, i Pasdaran hanno lanciato un avvertimento diretto: “Se colpiti, attaccheremo le strutture energetiche nemiche”. Il Consiglio di Difesa iraniano ha alzato ulteriormente il livello dello scontro: “Se saremo invasi, mineremo il Golfo Persico”. In un altro comunicato, i Guardiani della Rivoluzione hanno ribadito la linea della deterrenza: “Se colpite l’elettricità, colpiremo l’elettricità”.
Raid su Teheran, Iran lancia droni su Arabia e Bahrein – Sul terreno, la guerra continua. Le Forze di difesa israeliane hanno annunciato attacchi “su vasta scala” contro obiettivi nel cuore di Teheran, con esplosioni segnalate nella capitale iraniana. Tra i target colpiti figurano strutture militari, siti di produzione di armi, centri di intelligence e basi operative. Anche gli Stati Uniti hanno condotto operazioni mirate: il comando centrale americano ha riferito di un raid contro un impianto nella provincia di Qom, ritenuto collegato allo sviluppo di droni militari. L’Iran ha risposto attaccando con missili e droni la base aerea Prince Sultan in Arabia Saudita e una struttura della Quinta flotta Usa in Bahrein. Nel frattempo, Israele ha esteso le operazioni anche al Libano meridionale, annunciando un attacco mirato al ponte di Dlafy per ostacolare i movimenti di Hezbollah. A complicare il quadro, il blackout quasi totale di Internet in Iran, che dura da oltre 24 giorni, tra i più lunghi mai registrati, secondo NetBlocks.
Trump-Starmer e il nodo strategico di Hormuz – La crisi energetica globale è stata al centro del colloquio tra Donald Trump e il primo ministro britannico Keir Starmer. I due leader hanno concordato sulla necessità di riaprire rapidamente lo Stretto di Hormuz per garantire la stabilità del mercato energetico e il ripristino dei traffici marittimi. Una priorità condivisa anche da altri attori internazionali: il Giappone, attraverso il ministro degli Esteri Toshimitsu Motegi, ha ipotizzato l’invio di forze di autodifesa per operazioni di sminamento, ma solo in presenza di un cessate il fuoco. Parallelamente, si moltiplicano i contatti diplomatici, anche attraverso mediatori come Qatar e Turchia, mentre la Russia ha espresso forte preoccupazione per l’estensione del conflitto e per i rischi legati agli attacchi alle infrastrutture nucleari iraniane.
Petrolio e Borse: volatilità e reazioni ai segnali di tregua – Le tensioni nello Stretto di Hormuz hanno avuto un impatto immediato sui mercati. Dopo i picchi registrati in mattinata, il prezzo del petrolio è sceso bruscamente in seguito all’annuncio della pausa negli attacchi: il Wti è scivolato a 90 dollari (-8,7%), mentre il Brent è sceso a 104,5 dollari (-7%). Le Borse europee hanno reagito positivamente: Milano ha segnato un +2,45% con il Ftse Mib a 43.675 punti, Francoforte +1,5%, Parigi +1,19% e Madrid +1,22%. Anche lo spread è rientrato, passando da 104 a 84 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,8%. Un rimbalzo che riflette le aspettative di una possibile de-escalation, anche se il contesto resta altamente instabile.
Usa ai suoi cittadini: “Iran e proxy potrebbero colpirvi” – Il Dipartimento di Stato americano ha lanciato un avviso mondiale ai cittadini statunitensi all’estero, invitandoli alla massima prudenza: “Iran e proxy potrebbero colpirvi”. Le autorità segnalano possibili attacchi contro interessi americani e disagi legati alla chiusura degli spazi aerei. Sul piano politico-militare, restano aperti scenari di escalation, tra minacce di mine nel Golfo Persico, attacchi incrociati e l’ombra di un cambio di regime a Teheran evocata dallo stesso Trump. Un equilibrio precario, sospeso tra diplomazia e guerra aperta.

