Ucraina, veto Ungheria blocca nuove sanzioni contro Mosca

di Redazione

L’Unione europea si ferma davanti al veto di Budapest. Il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca non passa e l’Europa mostra ancora una volta le sue fratture interne, mentre sul terreno l’Ucraina conta nuove vittime e rilancia sul fronte diplomatico.

Il veto di Budapest e lo stallo a Bruxelles – Al termine del Consiglio Affari esteri, l’Alta rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, ha confermato il mancato accordo: “Purtroppo non abbiamo raggiunto un accordo sul ventesimo pacchetto di sanzioni. Questo è un passo indietro e un messaggio che non volevamo inviare oggi, ma il lavoro continua. Tutti comprendono che la diplomazia è preferibile alla guerra. Tuttavia, dopo un anno di negoziati, non abbiamo ancora raggiunto nemmeno un cessate il fuoco. Non è l’Ucraina l’ostacolo alla pace, ma la Russia. Dobbiamo invertire la tendenza, passando dalla pressione sull’Ucraina affinché ceda il proprio territorio a ciò che la Russia deve fare per soddisfare le condizioni fondamentali per una pace giusta e duratura. Prima di parlare con Mosca, dovremmo essere chiari su ciò di cui vogliamo discutere. Le richieste massimaliste della Russia non possono ricevere una risposta minima”.

Il no è arrivato dal premier ungherese Viktor Orbán e dal ministro degli Esteri Peter Szijjártó, che hanno legato la decisione alla sicurezza energetica e al nodo dell’oleodotto Druzhba. “Oggi ci sarà una grande battaglia, vorranno tutti il nostro sangue, ma è così, ci impegneremo in questa lotta, perché nessuno può scherzare con l’Ungheria, nessuno può mettere in pericolo la nostra sicurezza energetica”, ha dichiarato Szijjártó. E ancora: “Il 24 febbraio si avvicina e, in occasione di questo triste anniversario, i fanatici della guerra di Bruxelles non hanno idea migliore che approvare un nuovo pacchetto di sanzioni. Non gli importa nemmeno se l’economia europea va in pezzi. È come quando un uomo magrolino cerca di mostrare i suoi bicipiti, è ridicolo e triste che siamo arrivati a questo punto”. Il veto riguarda anche il prestito militare da 90 miliardi di euro a Kiev: “L’Ucraina non potrà accedere a tale somma fintanto che continuerà a minacciare il nostro approvvigionamento energetico”.

Le reazioni di Berlino e Roma – Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha osservato: “Non vedo alcuna disponibilità da parte russa a giungere davvero, nella sostanza, a un compromesso”, aggiungendo che “è ancora sulla Russia dimostrare che intende dare qualcosa, nella sostanza, all’Ucraina” e ribadendo che “L’Europa deve essere al fianco dell’Ucraina. Siamo i sostenitori dell’Ucraina”. Critico anche il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani: “Non condividiamo il veto, noi siamo favorevoli alle nuove sanzioni, al finanziamento di 90 miliardi, alla linea ultramaggioritaria all’interno dell’Ue. Noi siamo dalla parte dell’Ucraina, continueremo a fare quello che abbiamo fatto, continueremo a sostenerla in tutti i modi possibili. Continuiamo a dire che sbaglia chi non vuole fare delle scelte che spingano Mosca a venire a più miti consigli. Il nostro obiettivo è la pace”.

I nuovi attacchi su Odessa e Zaporizhzhia – Mentre l’Europa discute, la guerra continua. Almeno tre persone sono morte e diverse sono rimaste ferite in un attacco con droni e missili che ha colpito le regioni di Odessa e Zaporizhzhia. Due vittime sono state registrate nella regione di Odessa, dove alcuni droni sono precipitati causando anche tre feriti, come riferito dal governatore Oleg Kiper. A Zaporizhzhia un raid contro strutture industriali ha ucciso un 33enne e ferito un’altra persona.

Zelensky: “Putin va fermato” – In un’intervista alla Bbc, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha dichiarato: “Putin ha già iniziato la Terza Guerra Mondiale, e l’unica risposta è stata un’intensa pressione militare ed economica per costringerlo a fare un passo indietro. Putin va fermato”. Sulla richiesta di cessione del Donetsk ha aggiunto: “Non la considero semplicemente una questione di territorio. La vedo come un abbandono. E sono sicuro che dividerebbe la nostra società”. Ha quindi insistito: “La questione centrale è quanta parte di territorio la Russia possa conquistare e come fermarlo, non solo per evitare una vittoria russa, ma perché Mosca vorrebbe imporre il proprio mondo e cambiare la vita delle persone”. E ancora: “Oggi siamo l’avamposto che sta fermando Putin”. Il presidente ucraino ha criticato alcuni partner europei: “Alcuni Paesi europei non soltanto non partecipano all’invio di fondi necessari alla difesa dell’Ucraina, ma vi si oppongono attivamente”. Pur riconoscendo che “oggi l’Europa ci fornisce finanziamenti, e sono grato per questo”, ha sottolineato che “ci sono quelli che bloccano l’assistenza. Basterebbe che questi Paesi non facessero nulla, ma invece fanno danni”.

Le prospettive diplomatiche e il ruolo degli Stati Uniti – Dal fronte ucraino arriva l’indicazione di possibili sviluppi negoziali: secondo Kyrylo Budanov, capo dello staff del presidente Zelensky, un nuovo round di colloqui con Russia e Stati Uniti potrebbe tenersi entro la fine della settimana. A Ginevra, nel terzo round tra le parti, sarebbe stata discussa anche la creazione di una Zona economica libera di 40 chilometri in un territorio cuscinetto, sotto la gestione di un Consiglio per la pace promosso dal presidente statunitense Donald Trump.

La linea del Cremlino – Da Mosca, il presidente Putin ha affermato che “La Russia sta combattendo per il suo futuro, per l’indipendenza, per la verità e la giustizia”, definendo “priorità assoluta” lo sviluppo della triade nucleare e promettendo di rafforzare ulteriormente le forze armate.

La ricostruzione – Sul piano economico, la ricostruzione dell’Ucraina richiederà quasi 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio. “A quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su vasta scala, il costo totale della ricostruzione e della ripresa dell’Ucraina è ora stimato in quasi 588 miliardi di dollari nel prossimo decennio, quasi tre volte il Pil nominale del Paese atteso per il 2025”, ha dichiarato la prima ministra Yulia Svyrydenko.

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