Lo smart working non come scorciatoia, ma come trasformazione strutturale del lavoro, da governare e valorizzare. È questo il filo conduttore emerso dal Cnpr forum Smart working, opportunità oppure ostacolo?, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, che ha messo a confronto posizioni politiche e professionali sul futuro del lavoro agile in Italia.
A ribadire la necessità di superare letture riduttive del lavoro da remoto è stata Ylenia Zambito, segretaria della Commissione Lavoro del Senato, secondo cui “la qualità del lavoro dipende da organizzazione, obiettivi chiari e responsabilizzazione, non dalla presenza fisica”. Per l’esponente del Partito Democratico, se applicato con serietà, lo smart working “migliora produttività ed efficienza”, mentre il vero rischio è restare ancorati a modelli superati che misurano il lavoro esclusivamente in termini di presenza.
Il quadro politico e le ricadute economiche – Sul tema è intervenuto anche Andrea Mascaretti, deputato di Fratelli d’Italia nelle Commissioni Lavoro e Bilancio della Camera, sottolineando come il lavoro agile, pur esistendo già prima della pandemia, abbia trovato una forte accelerazione durante l’emergenza sanitaria. “È un modello efficace se sostenuto da una solida cultura del lavoro”, ha spiegato, evidenziando i benefici per lavoratori e imprese: migliore organizzazione, incremento della produttività e riduzione dei costi legati agli spazi fisici. Un passaggio significativo ha riguardato le nuove tecnologie, che consentono oggi di lavorare “da qualsiasi parte del Paese”, ampliando le opportunità occupazionali oltre i confini territoriali tradizionali.
Verso un aggiornamento normativo – La necessità di intervenire sulla normativa vigente è stata al centro dell’intervento di Valentina Barzotti, parlamentare del Movimento 5 Stelle in Commissione Lavoro a Montecitorio. Per Barzotti, il lavoro da remoto rappresenta “un modello positivo e competitivo”, capace di rendere le aziende più attrattive per i giovani e di ridurre l’assenteismo. Da qui la proposta di aggiornare la legge 81/2017, ritenuta ormai bisognosa di correttivi, con l’obiettivo di governare il cambiamento ed evitare nuove disuguaglianze.
Il modello ibrido – A richiamare l’attenzione su un equilibrio tra innovazione e inclusione è stata Rosaria Tassinari, esponente di Forza Italia in Commissione Lavoro alla Camera. Secondo Tassinari, lo smart working è “un’evoluzione positiva” che va accompagnata anche sul piano normativo, poiché riduce costi, impatto ambientale e migliora la qualità della vita. Pur riconoscendo il rischio di un divario tra chi può e chi non può lavorare da remoto, la parlamentare ha indicato nel sistema misto, capace di bilanciare presenza e lavoro agile, la soluzione più efficace.
La voce dei professionisti – Nel dibattito, moderato da Anna Maria Belforte, è emersa anche la prospettiva del mondo professionale con l’intervento di Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Massa Carrara. Chiappuella ha evidenziato come lo smart working stia cambiando il modo di lavorare nel Paese e come sia necessario orientarlo affinché diventi un’evoluzione positiva del modello organizzativo, senza indebolire produttività, responsabilità e cultura del lavoro. Al tempo stesso, ha segnalato una discrepanza tra il riconoscimento normativo del lavoro agile come strumento di conciliazione vita-lavoro e alcune prassi amministrative che sembrano muoversi in direzione opposta, auspicando un intervento politico che garantisca coerenza tra lo spirito della legge e la sua applicazione concreta.
Il passaggio culturale – Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, che ha richiamato la necessità di un cambiamento prima culturale che politico. Richiamando i principi della legge 81, Longoni ha ricordato come nello smart working il lavoratore sia focalizzato sugli obiettivi, nel rispetto di fasce di reperibilità. Ha quindi criticato i limiti introdotti in alcune amministrazioni, come il tetto di otto giorni al mese, sottolineando che il lavoro agile “non è un benefit concesso”, ma un processo da ottimizzare, confermato da numerosi studi che evidenziano benefici reciproci per lavoratori e aziende. IN ALTO IL VIDEO

