Trentola Ducenta, Griffo: “Quando mancano i risultati, si inventano i casi”

di Redazione

Trentola Ducenta (Caserta) – Il 2026 si apre a Trentola Ducenta così come si era chiuso il 2025: con un acceso scontro politico attorno alla vicenda del presunto “accesso abusivo” nei cantieri scolastici. A intervenire è Michele Griffo, ex sindaco della città e candidato alla carica di primo cittadino alle prossime elezioni amministrative, che replica alle recenti accuse del sindaco Michele Apicella con una lunga e articolata dichiarazione, nella quale respinge le contestazioni e rilancia una critica complessiva all’azione amministrativa in corso.

“Il frastuono del sindaco” – “Quando finiscono le idee, resta solo il rumore. Una risposta necessaria a un comunicato che non chiarisce, non risponde e non governa. Il comunicato del sindaco, diffuso il 3 gennaio, a quindici giorni dalla mia nota, non chiarisce nulla e non aggiunge nulla a ciò che, con fin troppa generosità, potremmo definire dibattito. È, al contrario, la dimostrazione compiuta di una politica che, smarrita la propria consistenza, tenta inutilmente di sostituirla con il frastuono. Non risponde ai fatti. Non confuta circostanze. Non produce elementi verificabili. Accumula insinuazioni, giudizi e suggestioni, nella speranza che il volume della voce possa compensare la povertà del contenuto e la piattezza dell’azione amministrativa. Non è il linguaggio di chi governa una città come Trentola Ducenta, bensì è il linguaggio di chi ha smesso di governare e non vuole ammetterlo. Le parole di Apicella non restituiscono l’immagine di un’amministrazione in controllo della realtà, ma quella di una stagione politica prossima al capolinea, che reagisce invece di dirigere, che polemizza invece di decidere”.

“Una stagione politica al capolinea” – “Quando un sindaco smette di amministrare il presente e inizia a combattere ombre, quando trasforma un comportamento lecito in un caso e il dissenso in un’aggressione, significa una cosa sola: il tempo è finito e lo si avverte scorrere con inquietudine crescente! È francamente ridicola l’espressione ‘ecco spiegato chi era l’ex sindaco’. Rivelatrice di un vuoto di comprensione dei fatti. I miei comunicati sono sempre sottoscritti con nome e cognome, come sempre. Non ricorro a schermature, non utilizzo intermediari, assumo pubblicamente ogni parola che scrivo”.

Il dovere di replicare – “Avevo seriamente valutato di non rispondere. Perché il mio tempo è dedicato alla città e ai cittadini, non alla gestione dell’ansia politica di chi avverte il consenso franare sotto i piedi. Ma il silenzio, in determinati momenti, rischia di essere scambiato per tolleranza o debolezza. E questo non è accettabile! I cittadini di Trentola Ducenta meritano chiarezza, fermezza e responsabilità, non ambiguità”.

“Confusione politica e nervosismo istituzionale” – “Riflettendo, è apparso evidente che quel testo non fosse il frutto di una valutazione ponderata, ma l’espressione disordinata di uno stato di evidente confusione ed irritazione politica. Un comunicato scritto sotto pressione, segnato da nervosismo e da una reattività che mal si concilia con la serenità richiesta a chi ricopre una carica istituzionale. È il linguaggio tipico di chi si sente colpito nel proprio ruolo e reagisce non con la chiarezza, ma con l’insofferenza. E quando l’azione pubblica inizia a essere condizionata da questo stato d’animo, il problema non è più l’avversario politico, ma la tenuta dell’istituzione che si rappresenta”.

Via Rossini e il principio dello spazio pubblico – “Mi si chiede, dunque, perché fossi in via Rossini. Io continuo invece a chiedere – senza ricevere risposta – perché un fatto pubblico, lecito e trasparente venga deliberatamente deformato fino a diventare una polemica artificiale. Ed è qui che occorre ristabilire un principio elementare, che non ammette interpretazioni arbitrarie: nessuno ha titolo per impedire a un cittadino di sostare o transitare su suolo pubblico. Non è una concessione personale, non è una facoltà discrezionale, non è materia di opinione politica. Chi pretende di arrogarsi questo potere travisa il ruolo che ricopre e confonde l’autorità istituzionale con un diritto che non gli appartiene. Lo spazio pubblico è dei cittadini!. E la risposta è evidentemente ovvia: Perché serve un diversivo! Serve distogliere l’attenzione dei cittadini! Quando mancano i risultati, si inventano i casi”.

Un principio che non ammette deroghe – “È quindi necessario ribadire l’ovvio, anche a costo di sembrare didascalici: un cittadino può trovarsi su suolo pubblico senza dover rendere conto a nessuno. Un ex sindaco può farlo! Un candidato sindaco può farlo! Un semplice cittadino può farlo! Mettere in discussione questo principio non rafforza le istituzioni: le degrada, perché insinua l’idea che lo spazio pubblico sia una concessione del potere – o, peggio, di chi si è convinto di esserne il proprietario – e non un diritto inalienabile dei cittadini. È la concezione distorta secondo cui la città di Trentola Ducenta apparterrebbe a chi la governa, anziché, come impone ogni ordinamento democratico, alla comunità nel suo insieme”.

“Perché non mi denuncia?” –“Apicella parla di codardia. È singolare sentirlo da chi si muove per allusioni e sottintesi, mentre io scrivo, firmo e rivendico ogni parola. Non alludo. Non mi nascondo. Non delego. Per questo rinnovo, per l’ennesima volta e senza ambiguità, un invito preciso: se il sindaco ritiene che vi sia stata un’entrata abusiva in cantiere, presenti formale denuncia alle autorità competenti! Lo impone il ruolo che ricopre! Lo impone la gravità delle accuse che ha scelto di evocare! Ribadisco con chiarezza definitiva, se a quelle affermazioni non seguiranno atti formali nelle sedi competenti, sarà evidente che non si tratta di prudenza istituzionale, ma di rinuncia ad assumersi la responsabilità delle proprie parole”.

Querelato il dissenso politico – “In politica questa condotta ha un nome preciso, che nulla ha a che vedere con il coraggio! Sarebbe utile aprire un vocabolario dei contrari. Talvolta è l’unico strumento che consente di distinguere tra ciò che si proclama e ciò che, nei fatti, si dimostra di essere. Il resto è teatro. E il teatro, senza atti è indecisione, incertezza, oscillazione, viltà! Chi è sicuro delle proprie affermazioni non le affida ai comunicati concitati e confusi, ma le sottopone alle sedi competenti! E a proposito di denunce, una verità va detta senza ipocrisia, una parentesi che va aperta e chiusa al momento. Un sindaco che trasforma sistematicamente il dissenso politico in querele non rafforza l’istituzione che rappresenta, la indebolisce! È legittimo domandarsi come possa ergersi a paladino del confronto chi, nel corso del proprio mandato, ha fatto ricorso in modo sistematico allo strumento della denuncia nei confronti di cittadini, esponenti politici, attivisti e associazioni civiche: Di Caprio Lorenzo, Di Caprio Angelina, Michele Griffo, Franco Di Luglio, Delle Volpe Vincenzo, Fabozzi Agostino, Fabozzi Martina, Andrea Sagliocco, Associazione Città in Comune ed altri ancora. Non si tratta di singoli episodi isolati, ma di una sequenza reiterata di iniziative giudiziarie che coinvolgono persone e realtà diverse, accomunate solo dall’aver espresso dissenso, critica o controllo civico. Quando il rapporto tra amministrazione e comunità viene mediato quasi esclusivamente dalle aule giudiziarie, il problema non è l’ordine pubblico, è la concezione del potere. Completamente errata e fuori controllo! Un potere che reagisce al dissenso con le denunce non dimostra forza. Dimostra fragilità”.

“Il confronto non si evita mettendo a tacere” – “Quanto al modo di intendere il dissenso, è una rappresentazione – quella dell’Apicella – che non accetto e che respingo con fermezza. Sollevare questioni su atti amministrativi errati, procedure confuse o deliberazioni viziate non è un attacco, è un dovere civico e politico. Quando dagli atti emergono criticità evidenti – come nel caso di procedure concorsuali impostate in modo errato o di competenze amministrative mal individuate – segnalarle non è facoltativo, è necessario. Tacere di fronte a errori, illegittimità o incompetenza non è lealtà istituzionale: è complicità. Io non chiudo bocche. Apro problemi, perché è così che si tutela l’interesse pubblico. Ed è esattamente ciò che continuerò a fare. Il confronto politico non si evita mettendo a tacere chi pone domande. Si affronta correggendo gli errori e assumendosi la responsabilità delle scelte. Ed è su questo terreno, non su quello delle recriminazioni o delle semplificazioni, che ci misureremo”.

“Disastro amministrativo” – “Il quadro amministrativo è ormai sotto gli occhi di tutti e non necessita di enfasi per essere compreso. Criticità strutturali irrisolte, strade ridotte a un colabrodo, impianti sportivi inefficienti, gare d’appalto revocate, pressione fiscale ai massimi storici, lavori pubblici eseguiti in modo approssimativo, cantieri disorganizzati, direzioni dei lavori e coordinamento della sicurezza di fatto inesistenti, una viabilità caotica, servizi carenti e risorse pubbliche impiegate senza una visione riconoscibile. A questo si aggiungono vicende che meritano ben più di una rimozione frettolosa. Il sistema fognario della zona Ducenta, realizzato con un investimento di 2 milioni e mezzo di euro, presenta criticità tali da sollevare interrogativi seri sull’impostazione progettuale e sull’esecuzione degli interventi. Così come destano più di una perplessità i progetti relativi al plesso scolastico di via Rossini, elaborati sulla base di modelli già utilizzati altrove, con adattamenti che, alla prova dei fatti, si sono rivelati inadeguati al contesto. Ed è su questo terreno – quello dei fatti, delle scelte e delle conseguenze – che chi governa oggi è chiamato a rispondere”.

Gare d’appalto e dubbi sui ribassi – “È un elenco che potrebbe continuare ancora a lungo. Ma quando il quadro è così evidente, insistere non rafforza l’analisi: la rende superflua. Parliamo di numeri, non di opinioni. L’amministrazione Apicella ha appaltato circa 30 milioni di euro di denaro pubblico. Una cifra che avrebbe potuto trasformare radicalmente la città. Il risultato è evidente: nessuna opera strategica, nessun servizio aggiuntivo, nessun miglioramento strutturale. In molti casi, l’esatto contrario. Inoltre, i dati sulle gare d’appalto sono impietosi e non ammettono interpretazioni di comodo. Ribassi compresi tra lo 0,1% e il 2,5%, a fronte di una media provinciale del 39,2% e di una media locale che si ferma al 2,68%. Sono dati ufficiali. Documentati. Incontestabili. Numeri che pongono una domanda politica inevitabile, ben prima di qualunque altra considerazione: per quale ragione non si è mai fatto ricorso a procedure realmente concorrenziali, capaci di garantire trasparenza, risparmio e vantaggio per la collettività? È su queste scelte – o su queste mancate scelte – che si misura la qualità di un’amministrazione. Di fronte a questi numeri, parlare di “opere” non è narrazione: è una responsabilità politica che chiede spiegazioni”.

“Io ossessionato dal padre? Il problema è chi governa realmente” – “Ci sarà tempo e occasione, nel corso della competizione elettorale, per affrontare ogni questione fino in fondo. Io non mi sottraggo. Il confronto arriverà e quando arriverà, sarà sui fatti, sulle responsabilità e sulle scelte compiute. Pertanto, ai cittadini non interessano le schermaglie, i nervosismi, le prove di forza verbale. Interessa la qualità della città, la credibilità delle istituzioni, il funzionamento dei servizi, il benessere quotidiano. Quello che stiamo osservando non è uno scontro politico. È l’incapacità di accettare che una stagione è finita! Quando finiscono le idee, si alza la voce! Quando finiscono i risultati, si cercano nemici! Quando finisce il tempo, resta solo il rumore! E il rumore, per quanto insistente, non ha mai fermato la storia. Mi si accusa di un’ossessione personale verso il padre. La realtà è molto più semplice e, al tempo stesso, molto più rilevante sul piano politico: è evidente che il ruolo formale di sindaco e quello sostanziale non coincidono. Il richiamo alla figura familiare non nasce da un intento polemico, ma ha finito per confermare ciò che da tempo è sotto gli occhi di tutti: la funzione di guida politica non è esercitata da chi formalmente riveste la carica. Una circostanza ormai nota da anni. Non si tratta di un attacco. È una constatazione politica. Il problema non è chi viene eletto. Il problema è chi governa realmente. E quando la leadership è fragile, le decisioni inevitabilmente si spostano altrove. Rivendico, senza esitazioni, di aver sollevato esclusivamente questioni di carattere politico e amministrativo. Nessuna offesa personale, nessun riferimento improprio, nessuna strumentalizzazione di rapporti familiari. I fatti restano politici ed è su quel terreno, e solo su quello, che il confronto deve stare!”.

“Ho sostenuto Apicella nel 2020, oggi mi accusa per mera propaganda” – “Per onestà intellettuale e per rispetto della verità storica, va ricordato un dato politico essenziale: l’elezione dell’Apicella è maturata anche grazie a un sostegno determinante che io non ho mai nascosto. Senza quel sostegno, il suo percorso politico avrebbe avuto ben altro esito! Non lo rivendico per vanità, ma per chiarezza. Ed è proprio per questo che risulta priva di fondamento l’accusa di una mia presunta “ossessione”. Nel 2011 ho vinto le elezioni. Nel 2020 l’ho sostenuto ed ha vinto. I fatti dimostrano una cosa semplice: non ho difficoltà nel misurarmi sul terreno elettorale. Il resto è propaganda agitata e riscrittura selettiva del passato. Funziona forse nell’immediato ma non regge alla prova del tempo. Ricordo, per elementare onestà istituzionale, che non ricopro la carica di sindaco da oltre dieci anni. Attribuire oggi problemi e ritardi a chi non governa da un decennio non è analisi politica: è una fuga dalla responsabilità del presente, il segno di una classe dirigente che fatica a emanciparsi dalla propria fase di apprendimento e a raggiungere una piena maturità politica. Il passato si studia. Il presente si governa”.

“I cittadini sapranno giudicare” – “Alla fine non decideranno i comunicati più urlati. Decideranno i cittadini. E i cittadini, quando arriva il momento, distinguono con lucidità implacabile chi governa con equilibrio e chi, al contrario, reagisce spinto dall’ansia e dalla paura. E qui è necessario essere netti, senza alcuna enfasi: Non per arroganza, ma per rispetto delle istituzioni, della città e dei cittadini di Trentola Ducenta. Non combatto battaglie di intelligenza politica con chi è palesemente disarmato!”.

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