Lusciano (Caserta) – Il dissesto finanziario del Comune di Lusciano rimane inevitabilmente al centro del dibattito politico con toni durissimi. A intervenire è l’ex sindaco Giuseppe Mariniello, che affida a una lunga e articolata presa di posizione una ricostruzione dei fatti e una serie di accuse rivolte all’attuale maggioranza che sostiene il sindaco Marco Valentino.
La posizione dell’ex sindaco – “Siamo ormai alle comiche finali. Non c’è limite alla decenza”, esordisce Mariniello, puntando il dito contro quella che definisce “l’Amministrazione Valentino per modo di dire, possiamo dire Esposito”, riferendosi all’attuale vicesindaco ed ex sindaco Nicola Esposito. Secondo Mariniello, dal 5 maggio 2024 l’attuale gruppo di governo avrebbe sostenuto che il dissesto a Lusciano non esistesse, parlando di un presunto “dissesto politico”, voluto appositamente dall’ex amministrazione Mariniello per mettere in cattiva luce la precedente gestione targata Esposito. Mariniello ricorda come tutti i dirigenti dell’Ente abbiano attestato i debiti comunali, “mettendoci la firma”, e come il dirigente finanziario, in una nota agli atti del Consiglio comunale del 5 maggio 2024, avesse chiarito che non esistevano alternative al dissesto, escludendo la strada del piano di riequilibrio. A ciò si aggiungerebbe il parere favorevole dei tre revisori dei conti, che avrebbero certificato l’assenza di soluzioni diverse.
Il voto in Consiglio e i ricorsi – Mariniello sottolinea che il dissesto fu votato da 11 consiglieri comunali, compreso l’allora capogruppo della maggioranza, Filippo Ciocio, e sostenuto anche dall’allora vicesindaco Maria Consiglia Conte, insieme ai consiglieri a lei vicini. Una decisione che, ricorda Mariniello, fu successivamente confermata dal Tribunale amministrativo regionale Campania, dopo il ricorso presentato da Valentino-Esposito e dalla loro maggioranza. “Il Tar diede ragione all’Amministrazione Mariniello e al dissesto”, afferma, citando anche l’Organismo straordinario di liquidazione, la Corte dei conti, il Ministero dell’Interno e la Prefettura tra gli enti che avrebbero avallato quella scelta.
Il “cambio di versione” – La svolta, racconta Mariniello,. arriva nel Consiglio comunale di mercoledì 14 gennaio 2026, quando la stessa maggioranza avrebbe ammesso l’esistenza del dissesto, ridimensionandone però l’entità: non più 16 milioni di euro, ma 4 milioni. Una posizione che l’ex sindaco definisce incoerente e che attribuisce anche a presunte “amnesie politiche” di Ciocio, accusato di aver partecipato alle riunioni sui debiti e di aver redatto e firmato per primo la dichiarazione agli atti del Consiglio del 5 maggio 2024, ancora visibile all’albo pretorio, nella quale venivano imputati i conti in rosso ai dieci anni dell’Amministrazione Esposito.
I numeri del dissesto – Mariniello entra quindi nel dettaglio delle cifre. Ricorda un Fondo crediti di dubbia esigibilità sottostimato dall’amministrazione Esposito, che non sarebbe stato di 7 milioni ma di circa 11 milioni di euro. Elenca, poi, 2 milioni e mezzo di debiti fuori bilancio, tra sentenze di condanna mai pagate e beni e servizi acquistati senza impegni di spesa; 700mila euro dovuti alla Gisec per i rifiuti; oltre 100mila euro verso l’Agenzia delle Entrate; quasi 2 milioni di canoni di depurazione non coperti finanziariamente, che con altri arretrati arriverebbero a superare i 5 milioni; 500mila euro ad Acqua Campania; circa 1 milione di euro per la pubblica illuminazione non impegnata e non pagata. A questi si aggiungerebbero 600mila euro non incassati per i permessi a costruire e “milioni di euro” di entrate mancate nel settore urbanistico durante i dieci anni di amministrazione Esposito.
L’attacco finale – “Ma questi debiti non li ho inventati io, li hanno riferiti gli uffici”, ribadisce l’ex sindaco, che accusa la precedente amministrazione di aver accumulato passività senza incassare le dovute entrate. E conclude con un ultimo affondo polemico: “Come si fa a dire prima che il dissesto non c’è e poi miracolosamente c’è, ma con piccoli numeri, se poi l’Organismo di liquidazione paga i creditori al 50 per cento e non al 70 per cento o per intero? Purtroppo, la matematica non è un’opinione”.

