Casaluce, l’Ordine del Santo Sepolcro celebra il rito della “Benedictio Aquae”

di Redazione

Casaluce (Caserta) – Anche quest’anno e nella seconda domenica dopo l’Epifania, come da secolare tradizione, è stato celebrato l’antico rito della Benedictio Aquae in nuptis Canae Galilae, benedizione delle acque nelle idrie delle nozze di Cana. La suggestiva cerimonia si svolge nella storica cornice della Parrocchia di Santa Maria ad Nives – Santuario della Madonna di Casaluce, anticamente Abazia dei Padri Celestini.

Alla cerimonia, a cui è stata conferita solennità da monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, officiata dal cavaliere ecclesiastico reverendo don Giampaolo Vingelli, ha partecipato l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme con alti dignitari: il cavaliere di Gran Croce, dottor Ennio Zerrillo, luogotenente per l’Italia meridionale e Tirrenica, il commendatore dottor Andrea Sibilio, preside della sezione di Caserta – MM. SS., il delegato di Aversa – MM. SS. di Casaluce, cavaliere avvocato Nicola di Foggia, i delegati di Caserta, cavaliere Vincenzo Mastroianni, quello di Capua, dama Marilena Scuderi, e di Sessa – Alife, cavaliere Maurizio Paolella, ed un nutrito gruppo di cavalieri e dame.

La storia delle idrie si intreccia e le lega all’Ordine. Nell’anno 1276, Ruggero Sanseverino, conte di Marsico, condusse una spedizione a Valona, per portare aiuti a Carlo I D’Angiò alla conquista del Regno di Gerusalemme. Ruggero riuscì nell’impresa, proprio con l’appoggio dei Cavalieri Guardiani del Tempio, facendo arrendere il governatore Baliano e consegnando il regno nelle mani di Carlo I che lo nominò suo vicario. L’anno dopo, il 1277, Ruggiero rientrando dalla gloriosa impresa portò con sé le idrie. Secondo la tradizione, queste sarebbero le stesse utilizzate da Gesù durante il miracolo delle Nozze di Cana per trasformare l’acqua in vino. Le reliquie passarono per diverse mani nobili, tra cui Carlo I d’Angiò e San Ludovico di Tolosa, fino a essere donate nel 1359 ai Monaci Celestini da Raimondo del Balzo, insieme al Castello di Casaluce che fu trasformato in monastero. Ma una regione più profonda lega l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme alle idrie. Una ragione spirituale, che testimonia il percorso di fede dei cavalieri e della dame.

Il filo conduttore di tutto il rituale è l’Acqua. Quell’acqua che grazie alla fede incondizionata di Mosè e suo fratello Aronne (dal Libro dei Numeri – 20, 2-8, 10-11, 13), nell’arido deserto che simboleggia l’aridità del mondo, e da una roccia, che simboleggia la durezza dei nostri cuori, inizia a sgorgare in abbondanza, affinché ne bevvero “la comunità e tutto il bestiame”. L’acqua che inonda in abbondanza è la parola di Dio che prende il sopravvento sull’aridità. “Chi ha sete venga a me e beva. Chi crede in me, come dice la Scrittura, fiumi d’acqua viva scorreranno dal suo grembo” (dal Vangelo secondo Giovanni – 7, 37-39). Ancora, l’Acqua purificatrice di Giovanni il Battista, che lava i peccati dell’uomo e che inizia il cristiano ad una nuova vita. L’Acqua, infine, che si trasforma in Vino, a simboleggiare che dalla vita incolore, ciascun credente e col miracolo di Dio, passa ad una vita piena, intensa e consapevole; una vita di fede, carità e amore.

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