Aversa (Caserta) – La polemica corre veloce, alimentata dall’indignazione e da una petizione online che in poche ore ha raccolto centinaia di adesioni. Al centro c’è la richiesta di dimissioni del vescovo di Aversa, monsignor Angelo Spinillo, accusato di aver consentito la presenza pubblica di don Michele Mottola, sacerdote condannato per violenza sessuale su una minore, in alcune delle celebrazioni più solenni della diocesi. Un caso che ha riaperto una frattura profonda tra Chiesa locale, fedeli e territorio, sollevando interrogativi che vanno oltre il singolo episodio e investono il rapporto tra giustizia civile e giustizia ecclesiastica, ma soprattutto la questione di opportunità.
Don Mottola, presbitero della diocesi di Aversa, fu arrestato e condannato per abusi su una bambina di 11 anni, a Trentola Ducenta, dove era parroco. Nel corso del procedimento ammise i fatti, chiedendo perdono alla vittima, alla sua famiglia e a Dio. «È tutto vero», dichiarò allora, confessando gli abusi. La pena inflitta dalla magistratura ordinaria è stata scontata integralmente. Diverso il percorso sul piano canonico: il sacerdote non è mai stato dimesso dallo stato clericale.
Le presenze contestate – A riaccendere la miccia è stata la documentazione raccolta dall’avvocato Sergio Cavaliere, promotore della petizione. Secondo quanto denunciato, tra ottobre e dicembre 2025 don Mottola avrebbe partecipato ad almeno tre eventi pubblici di particolare rilievo per la diocesi. L’8 ottobre sarebbe stato presente all’insediamento del nuovo parroco del Santuario della Madonna di Casaluce, alla presenza del vescovo Spinillo e di numerosi sacerdoti. Successivamente, a Qualiano, sua città d’origine, in occasione della festa del patrono San Stefano Protomartire, il sacerdote sarebbe stato fotografato accanto al vescovo, ad altri preti, a bambini e ministranti. Infine, il 28 dicembre, ha partecipato nella Cattedrale di Aversa alla celebrazione eucaristica per la chiusura del Giubileo Ordinario, presieduta dallo stesso Spinillo. Presenze che, secondo il legale, avrebbero violato il principio di prudenza e opportunità, suscitando sconcerto e rabbia.
Le accuse del legale – «Un sacerdote reo confesso di abusi sessuali su minori viene reinserito nella vita pubblica della diocesi e mostrato nei riti più solenni, nonostante le condanne subite», sostiene Cavaliere. Da qui la richiesta di dimissioni del vescovo e di una presa di posizione netta dell’istituzione ecclesiastica. La petizione solleva una serie di quesiti rimasti senza risposta: quale sia stata la pena ecclesiastica inflitta a don Mottola; in cosa consista concretamente la “massima vigilanza” annunciata dalla diocesi; se il sacerdote continui a ricevere sostegno economico, anche attraverso l’8 per mille; se vi siano stati risarcimenti alla vittima e alla sua famiglia. «La diocesi – si legge nel testo – ha perdonato al posto della vittima e ha reinserito nel clero un uomo condannato per uno dei reati più odiosi».
Il caso Villa Literno – Nel testo integrale della petizione vengono ripercorse anche le frasi pronunciate dalla bambina durante gli abusi e la confessione del sacerdote, elementi che hanno contribuito ad accrescere l’indignazione online. Cavaliere ricorda, inoltre, un precedente del 2020, quando il vescovo Spinillo avrebbe tentato di insediare a Villa Literno un sacerdote denunciato per abusi su minori, avvenuti 15 anni prima e quindi prescritti, nomina poi annullata dopo la protesta dei cittadini. Secondo il legale, non risulterebbero provvedimenti sanzionatori a carico di quel sacerdote.
La replica della Diocesi – Dopo le polemiche, la Diocesi di Aversa è intervenuta con una nota ufficiale per chiarire contesto e responsabilità. Anzitutto viene contestata “l’inesattezza dell’informazione riportata lo scorso 30 dicembre 2025 dall’avvocato Sergio Cavaliere”, precisando che la denuncia dei fatti, “di cui lo stesso reverendo Mottola si era pubblicamente accusato”, partì per iniziativa diretta della Diocesi, prima ancora dell’intervento degli organi di comunicazione richiamati. La Chiesa aversana sottolinea, inoltre, che don Mottola ha espiato le pene comminate sia dal Tribunale statale sia dal Tribunale ecclesiastico, rivendicando “l’azione decisa della Diocesi nel condannare il reato e ristabilire la giustizia tutelando le persone vittime e comunque coinvolte nella predetta situazione”.
Le restrizioni e l’eccezione – Secondo quanto chiarito, per decreto del vescovo di Aversa il sacerdote è tuttora sottoposto a restrizioni che gli precludono la partecipazione al ministero ecclesiastico e agli eventi pubblici. Tali limitazioni, assicura la Diocesi, restano pienamente valide. In questo quadro viene collocata la decisione di consentire, in occasione della conclusione del Giubileo, come già avvenuto “in qualche altra eccezionale occasione precedente”, la partecipazione di Mottola alla celebrazione eucaristica. Una scelta motivata dalla “prospettiva di quella speranza cristiana di penitenza e di redenzione”, richiamata anche in riferimento ai principi della Costituzione della Repubblica. La Diocesi ribadisce che l’eccezionalità della deroga non comporta alcuna attenuazione delle restrizioni né un abbassamento della soglia di attenzione verso possibili abusi. La vigilanza, viene assicurato, resta massima “su eventuali abusi che potessero essere commessi da qualunque altro”, insieme alla “stima e grato rispetto verso tutti i sacerdoti che ogni giorno vivono con dedizione e generosità il loro servizio” nelle comunità.

