Caserta, addio a monsignor Raffaele Nogaro: il vescovo che scelse gli ultimi

di Redazione

Se n’è andato nel primo pomeriggio del giorno dell’Epifania, martedì 6 gennaio, all’età di 92 anni. Monsignor Raffaele Nogaro, vescovo emerito di Caserta, ha concluso la sua giornata terrena lasciando un’eredità che attraversa decenni di Chiesa, impegno civile e battaglie per la dignità dell’uomo. La notizia è stata comunicata dall’attuale vescovo di Caserta, Pietro Lagnese, che sui social ha scritto: «Con profondo dolore vi annuncio che qualche istante fa ha concluso la sua giornata terrena monsignor Raffaele Nogaro. Affidiamo padre Nogaro alla misericordia di Dio e ringraziamo il Signore per averlo donato a tutti noi».

Nato il 31 dicembre 1933 a Gradisca di Sedegliano, in provincia di Udine, Nogaro fu ordinato sacerdote nel 1958 nella cattedrale di Udine. Il 25 ottobre 1982 venne nominato vescovo di Sessa Aurunca da Giovanni Paolo II; nel 1990 l’arrivo a Caserta, dove avrebbe guidato la diocesi fino al 2009, quando, raggiunti i limiti di età, papa Benedetto XVI accolse la sua rinuncia al governo pastorale.

Figura libera e scomoda, Nogaro ha segnato profondamente entrambe le diocesi. A Sessa Aurunca si schierò apertamente al fianco dei cittadini che chiedevano l’apertura dell’ospedale e degli operai che difendevano il lavoro, arrivando a dormire con loro durante le occupazioni delle fabbriche. A Caserta, dove fece ingresso il 16 dicembre 1990, il suo episcopato si caratterizzò per una costante denuncia della camorra, della collusione politica e di ogni forma di sopruso. Non mancò lo scontro con il potere politico del tempo: al sottosegretario democristiano Giuseppe Santonastaso, che lo paragonò al diavolo, rispose accusando “lo scudo crociato” di servirsi della Croce per “conculcare l’uomo”.

Il vescovo degli ultimi – Nogaro ha sempre indirizzato la sua azione pastorale alla costruzione delle coscienze. Accanto agli immigrati, voce potente contro la tratta degli esseri umani, aprì le porte della Chiesa a chi cercava una vita diversa e non esitò a sostenere le battaglie per i diritti, come quelle portate avanti dal centro sociale ex canapificio. Fu promotore della marcia della pace a Caserta, scelta che gli attirò critiche anche dall’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga, senza mai farlo arretrare sui valori della vita e della difesa dell’uomo.

Le battaglie civili e ambientali – Sono rimaste nella memoria della città le sue prese di posizione contro lo sfruttamento delle cave sulle colline casertane e l’impegno per il Macrico, indicato come polmone verde da salvaguardare. Teologo e autore di numerosi testi, intellettuale raffinato e amico del filosofo Massimo Cacciari, Nogaro ha coniugato pensiero e azione, senza mai rinunciare alla radicalità evangelica.

La difesa di don Diana – Centrale, fino agli ultimi anni, la battaglia per la verità e il riconoscimento del martirio di don Giuseppe Diana, il sacerdote ucciso dalla camorra il 19 marzo 1994. Nogaro lo difese con forza da ogni tentativo di infangarne la memoria, arrivando allo scontro con l’allora procuratore di Napoli Agostino Cordova. «Certo, nella vita può capitare di tutto – dichiarò il vescovo – ma i racconti fatti erano così fantomatici come le porcherie che dicevano, che assumevano proprio i toni del giallo. Conoscevo bene don Diana e non sono mai riuscito a credere che quelle insinuazioni, quelle calunnie che gli venivano rivolte, potessero essere vere». E ancora, ricordando quelle accuse: «Per quel che conosco don Giuseppe Diana, smentisco nella maniera più categorica un fatto del genere. So che è un’autentica menzogna». Fino all’ultimo Nogaro ha ribadito l’urgenza di vedere riconosciuto quel martirio: «Don Peppino è morto martire per l’amore del suo popolo. Lui è il martire dell’amore. Perciò vorrei che ci fosse ufficialmente il pronunciamento da parte della Chiesa di Roma per questo prete ucciso così giovane. Queste cose, prima di morire, ho l’urgenza di affermarle e l’urgenza di vederle riconosciute. Spero di arrivare a vedere quel giorno».

L’uomo, prima del vescovo – Dopo il ritiro, Nogaro scelse di restare a Caserta, vivendo in una canonica a pochi passi dalla cattedrale. Accudito da suor Concettina, continuava a celebrare la messa domenicale, sempre partecipata. Amato soprattutto dagli ultimi, era noto per quei gesti semplici che raccontavano più di mille parole: nelle tasche teneva caramelle da donare a chiunque lo andasse a trovare.

Il cordoglio della Provincia – Cordoglio è stato espresso anche dal presidente della Provincia di Caserta, Anacleto Colombiano, che ha parlato di «una perdita profonda per la comunità casertana, per la Campania e per l’intero Mezzogiorno», ricordando «un pastore coraggioso, capace di coniugare la guida spirituale con un forte impegno civile».

I funerali – Le esequie saranno celebrate domani, alle ore 11.30, nella cattedrale di Caserta, dove la salma arriverà alle ore 11. Caserta saluta così un vescovo che non ha mai smesso di stare dalla parte degli ultimi, lasciando un segno indelebile nella storia della Chiesa e del territorio.

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