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‘Ndrangheta, gli affari della famiglia Sarcone in Emilia Romagna: 9 arresti

Operazione “Perseverance” contro la ‘Ndrangheta in Emilia Romagna e nel Nord Italia. Dalle prime ore dell’alba, la Polizia di Reggio Emilia e il comando provinciale dei carabinieri di Modena hanno tratto in arresto 9 persone – 7 finite in carcere, altre 3 ai domiciliari – e sottoposto un altro indagato a misura interdittiva. – continua sotto – 

I provvedimenti sono stati emessi dal gip di Bologna, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, sulla base degli esiti delle risultanze di due filoni che complessivamente vedono indagati 29 cittadini italiani. Eseguite 35 perquisizioni nelle province di Reggio Emilia, Modena, Ancona, Parma, Crotone, Milano, Prato, Pistoia e Latina. I reati contestati vanno dall’attività di “recupero credito” con modalità estorsive al trasferimento fraudolento di valori mediante l’attribuzione fittizia della titolarità o disponibilità di beni o denaro per impedirne l’aggressione delle misure di prevenzione patrimoniali, fino al riciclaggio e al reimpiego di denaro illecito grazie alla complicità di privati e pubblici ufficiali, accusati di falsità ideologica in atto pubblico. – continua sotto –

Gli affari della famiglia Sarcone – Tra gli indagati finiti in carcere figura l’ultimo componente della famiglia Sarcone rimasto libero fino ad oggi. Si tratta di Giuseppe Grande Sarcone, 59 anni, che per gli inquirenti, dopo la condanna dei fratelli Nicolino (primo luogotenente in Emilia del boss di Cutro Nicolino Grande Aracri), Gianluigi e Carmine, oggi tutti detenuti dopo la condanna nell’ambito del maxi processo Aemilia, li avrebbe sostituiti nella gestione degli affari illeciti della cosca ricoprendone attualmente una posizione di vertice. In particolare, scavando nel passato criminale della cosca Grande Aracri di Cutro che operava in autonomia nel territorio emiliano, “con enorme capacità di infiltrazione nei settori centrali dell’ economia e della vita civile”- come ricostruito prima nel processo Aemilia e dopo nell’inchiesta “Grimilde” su Brescello che copre gli anni dal 2015 al 2019, i carabinieri hanno questa volta ingrandito la lente sulla figura di Giuseppe Sarcone, rimasto fino a quel momento a margine delle investigazioni e delle sentenze che hanno visto invece condannati gli altri tre fratelli. – continua sotto –

Sequestrate società e immobili – E’ così emerso che, attraverso prestanome, Sarcone abbia gestito in questi anni numerose attività economiche dislocate nella province di Modena e Reggio Emilia (sale scommesse, carrozzerie, autofficine e società immobiliari) usate come “scudo” per il patrimonio della famiglia, colpito da una misura di prevenzione patrimoniale nel settembre del 2014. Tra i beni sequestrati ci sono cinque società (due a Modena e tre a Reggio), quattro complessi immobiliari (tre a Cutro e uno nella città del Tricolore) oltre a un’autovettura, tutti riconducibili alla famiglia calabrese. Documentato anche il tentativo di acquisire, sempre tramite prestanome, la gestione di un’area di servizio in provincia di Reggio Emilia e di una sala slot e scommesse a Modena, attraverso la costituzione da parte di soggetti compiacenti di apposite società, tutte occultamente gestite da Sarcone. – continua sotto –

“Risolvevano problemi dei cittadini” – Il “basso profilo” all’occorrenza subito sostituito dalla violenza, e il “consenso sociale” che la ‘ndrangheta aveva conquistato in Emilia prestandosi a “risolvere i problemi” dei cittadini. Sono i due aspetti che emergono con chiarezza dalle indagini. Uno degli episodi registrati dagli investigatori riguarda però Salvatore Muto, 36 anni, “subentrato” ai fratelli Antonio e Luigi di recente condannati in appello nel maxi processo “Aemilia”. Sarebbe, infatti, stato lui a mettere in contatto la consorteria criminale con una coppia di cittadini modenesi incensurati e spregiudicati, intenzionati ad impossessarsi del patrimonio di due anziani parenti. E che, per questo, avevano chiesto al clan di provocare “lesioni gravissime” alla badante che se ne prendeva cura, divenuta suo malgrado un ostacolo. Il piano fu sventato dalla Squadra Mobile reggiana le cui indagini preliminari indussero i “committenti” ad abbandonarlo. Un secondo incarico affidato dai coniugi alla cosca ha riguardato inoltre il “recupero crediti” da un debitore della somma di oltre due milioni, di probabile provenienza illecita. In questa occasione Muto si rivolse a due sodali, Domenico Cordua e Giuseppe Friyo, che si appostarono davanti alla casa del moroso in Toscana per consegnargli i documenti del presunto credito vantato e, a scopo intimidatorio, alcune foto dei suoi familiari. A Cordua e Friyo è stata inoltre sequestrata una pistola con matricola abrasa. – continua sotto – 

Questore: “Persone incensurate e insospettabili si rivolgono a mafiosi” – “Al di là delle responsabilità individuali che andranno accertate nelle aule di giustizia, ciò che colpisce e l’avere rivelato come persone incensurate e insospettabili ancora si rivolgano e facciano ricorso alla ‘ndrangheta per commissionare reati come estorsioni e gravissimi delitti contro la persona, che per fortuna in questo caso siamo riusciti a prevenire”. E’ il commento del questore di Reggio Emilia Giuseppe Ferrari, che elogia il lavoro di raccordo tra le varie unità investigative, ribadendo infine che “la lotta ad ogni forma di illegalità, in particolare a quella pervasiva e soffocante della criminalità organizzata, deve proseguire in aree come quella di Reggio Emilia dove il fenomeno è radicato e certificato da approdi giudiziari ormai passati in giudicato”. – continua sotto – 

Il plauso del governatore Bonaccini – “A nome della comunità regionale, voglio ringraziare gli inquirenti e gli agenti impegnati nell’operazione contro la ‘ndrangheta in Emilia-Romagna, che da questa mattina all’alba sta portando ad arresti e perquisizioni in province emiliane e di altre regioni, per ipotesi di reato che vanno dall’associazione di stampo mafioso all’estorsione e riciclaggio”. Lo dice il presidente della Regione Stefano Bonaccini, rivolgendo il suo apprezzamento per i lavoro svolto, in particolare, alla Procura della Repubblica di Bologna (Direzione Distrettuale Antimafia), al Comando provinciale di Modena dell’Arma dei Carabinieri e alla Polizia di Stato di Reggio Emilia. “Non deve mai mancare il sostegno a chi ogni giorno si batte per prevenire ed estirpare presenza e consolidamento di mafie e criminalità organizzata che nella quotidianità deve essere accompagnato dall’impegno di tutti, istituzioni e cittadini, per il rispetto e la promozione della legalità e del convivere civile”, aggiunge Bonaccini, sottolineando: “Come Regione prosegue la nostra stretta collaborazione con le autorità inquirenti e le Prefetture su questo fronte”. IN ALTO IL VIDEO

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