Villa Literno

Villa Literno, madre e figlia “sequestrate”: assolti due uomini e una donna

Villa Literno (Caserta) – Lacrime di gioia alla lettura del dispositivo di sentenza emessa dal tribunale di Napoli che ha dichiarato non colpevoli, perché il fatto non sussiste, due uomini e una donna di Villa Literno, originari della Romania, imputati del gravissimo reato di sequestro di persona a scopo estorsivo, di competenza della Direzione distrettuale antimafia, punito fino a 30 anni di reclusione. – continua sotto –

I tre erano detenuti da dieci mesi (due di loro in carcere e uno agli arresti domiciliari) con la gravissima accusa di aver segregato il 7 marzo 2020, nella loro abitazione, per un giorno, una donna loro connazionale e sua figlia minore di 10 anni con la minaccia di non liberarle fino alla consegna di mille euro, altrimenti la donna sarebbe stata costretta a prostituirsi. Accolta la tesi difensiva dell’avvocato Giuseppe Andreozzi di Aversa, legale di tutti e tre gli imputati, secondo cui non poteva ritenersi consumato il reato contestato visto che madre e figlia durante il periodo del presunto sequestro non avevano subito alcun tipo di violenza fisica e, su stessa ammissione, non avevano mai tentato la fuga e non gli era mai stata negata la possibilità di andare via se fosse stato da loro richiesto. Inoltre, le presunte vittime non erano mai state private della possibilità di uso dei cellulari.  Addirittura erano uscite insieme ai due uomini accusati di essere gli “aguzzini” per andare a prendere un caffè in un bar del paese senza sfruttare quell’occasione per invocare aiuto o per rinchiudersi nella toilette del locale per mettersi in sicurezza. – continua sotto –

Non trascurabili sono stati i passaggi dell’incidente probatorio in cui la presunta vittima aveva altresì ammesso di essere stata spinta a sporgere denuncia con le gravi accuse a carico dei tre, dalla forte gelosia della relazione tra l’uomo e la donna imputati, del primo dei quali ella era innamorata. Nonostante i fatti così come descritti incrinavano la gravità indiziaria fin dall’inizio di tale vicenda giudiziaria, gli imputati si erano visti negare la libertà in precedenza prima dal giudice per le indagini preliminari e poi dal Tribunale del Riesame di Napoli.

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