Società

Teverola, “scompare” lapide in memoria dei carabinieri martiri. Barbato: “La sostituiremo”

di Nicola Rosselli

Teverola (Caserta) – «La memoria non può e non deve essere cancellata. Serve da monito e da insegnamento per le generazioni future». Con queste parole C.P. pensionato, ha segnalato e stigmatizzato la «scomparsa» della lapide che ricordava la fucilazione di 12 carabinieri e due civili del luogo all’indomani dell’8 settembre del 1943. Fucilazione avvenuta in località Madama Vincenza, oggi via Roma. In questi giorni, a cura del Comune, si sta procedendo al rifacimento del marciapiede proprio all’altezza del civico 37, lì dove c’era la lapide: ora c’è un marciapiede nuovo di zecca ma del ricordo marmoreo nemmeno l’ombra. – continua sotto – 

Eppure quel luogo, ogni 12 settembre, anche grazie all’impegno del generale Domenico Cagnazzo, pugliese d’origine ma aversano di adozione, in questi ultimi trent’anni, si è svolta una puntuale e partecipata cerimonia che quasi sempre ha visto l’adesione anche di bande e fanfare dell’Arma dei Carabinieri. Le vittime militari della strage erano state protagoniste, il 12 settembre, della difesa del palazzo dei telefoni di Napoli. Costretti ad arrendersi, i carabinieri erano stati condotti a piedi, insieme ad altre migliaia di napoletani, a Fertilia (il nuovo comune voluto dal fascismo nato dall’unione di Casaluce e Teverola, tornate divise dopo la caduta del regime) e lì fucilati insieme a due civili: Carmine Ciaramella, bracciante, trovato in possesso di un fucile, e Francesco Fusco, operaio, che aveva disobbedito all’ordine di non vendemmiare un terreno occupato dai tedeschi. La fossa fu scavata da alcuni civili che vennero poi costretti, insieme ad altri, ad assistere all’esecuzione. Prima dell’inumazione i cadaveri furono depredati e il bottino raccolto fu offerto, dai tedeschi, in pagamento per il lavoro di scavo effettuato alla popolazione del posto che, secondo alcune fonti, rifiutarono di accettare il denaro. – continua sotto – 

«No, non vogliamo assolutamente distruggere la memoria del passato. So bene – ha dichiarato il sindaco di Teverola, Tommaso Barbato, interpellato sull’argomento – che quella lapide che racconta un episodio dei tanti delle barbarie naziste non c’è più. Non abbiamo assolutamente inteso toglierla e basta. E’ nostra intenzione sostituirla con una lapide più consona, più degna e più bella per ricordare quell’eccidio di persone innocenti da parte dei nazisti». «In questi giorni – ha concluso il primo cittadino di Teverola – stiamo avendo anche contatti con la stazione dei carabinieri di Casaluce per concordare la sostituzione di quella lapide». Sin qui le parole del sindaco Barbato, ma sono in molti a temere che la burocrazia possa cancellare il ricordo di quell’episodio che ancora oggi viene ricordato con grande partecipazione di popolo. Anche quest’anno, in piena pandemia, il 12 settembre, si è registrata la presenza della fanfara dell’Arma.

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