Aversa

Covid, Pasquale Giuliano cita Eduardo: “Madonna d”o Carmine aiutaci tu”

Il Covid-19 ci sta cambiando la vita e forse ce la cambierà ancora per un lungo tempo. Sono in molti, tra virologi, infettivologi, epidemiologici ed esperti vari, a ritenere che la sua diffusione tarderà a fermarsi, anche con una vaccinazione generale, che però non si sa quando verrà ed i cui effetti immunizzanti duraturi sono peraltro ancora dubbi. La Campania nei primi mesi dell’anno fu quasi risparmiata dalla prima ondata del Covid e tale circostanza fu attribuita, un po’ da tutti, ai decisi interventi del presidente della Regione Campania Vincenzo de Luca. Autorevoli voci fuori dal coro, però, sostennero che quella fortunata coincidenza era dovuta ad una serie di fattori del tutto indipendenti dalle decisioni e dalla politica interventista di De Luca.

Tra queste voci vi fu quella di Pasquale Giuliano. Nel maggio scorso, infatti, con un articolo su questo giornale, ripreso anche da altri social, dall’emblematico titolo “I comici politici e i politici comici”, l’ex senatore, già sottosegretario alla Giustizia, criticò in maniera sferzante la politica-spettacolo di De Luca e, ritenendola solo suggestiva ma del tutto inefficace a fronteggiare l’epidemia, sostanzialmente anticipò quello che sarebbe accaduto alla fine dell’estate.

Senatore Giuliano, la sua ferma posizione e le sue previsioni stanno purtroppo trovando conferma nei fatti. Dobbiamo allora veramente affidarci alla famosa invocazione “Madonna d’’o Carmine aiutaci tu”, che lei, rifacendosi ad un famoso lavoro teatrale di Eduardo De Filippo, evocò per sottolineare che il sistema sanitario campano non era attrezzato, né nel frattempo lo ha fatto, per affrontare la diffusione del Covid 19? «Per la verità non occorreva né un indovino né un profeta né tanto meno un attento analista. Nei primi mesi dell’anno, quando il Covid mieteva vittime al Nord, in Lombardia e nel Veneto in particolare, mentre fortunatamente la Campania ne rimaneva solo sfiorata, il Presidente Vincenzo De Luca ne approfittò e si attribuì il merito di questa singolare sorta di sostanziale “immunità territoriale”. Nei suoi strabordanti e martellanti interventi televisivi si atteggiò, ammantandosi a giorni alterni dei paramenti di San Gennaro e di quelli di Superman, a nume tutelare del “suo” territorio e, minacciando fiamme purificatrici ed altri “mezzi di distruzione”, si propose come sterminatore degli untori. La stragrande maggioranza dei campani, forse anche per “ringraziare” e non “allontanare” la Fortuna che l‘aveva premiata nel lasciarla quasi immune – ma, immagino, anche per le ben note sue pulsioni scaramantiche – si dimostrò propensa a farsi incantare dal pifferaio magico. Autoconvincendosi, si sentì rassicurata e protetta dai superpoteri taumaturgici del satrapo salernitano e accarezzò, in una sorta di rito apotropaico, la sua virtuale “gobba” portafortuna; tant’è che alle elezioni regionali del settembre scorso gli tributò un successo esaltante. Insomma, De Luca, politico da palcoscenico, era riuscito a ribaltare la scena in pochi mesi. Lo sceriffo che fino a gennaio-febbraio era considerato da tutti, e perfino dal suo stesso partito, un perdente-certificato, con l’arrivo della pandemia e con le sue esibizioni politico-cabarettistiche assurse alla gloria del trionfatore. Fu, per la verità, anche aiutato da fattori che nulla avevano a che fare con il suo presunto e pubblicizzato intervento barricadero contro il virus. Gli venne infatti incredibilmente opposto un avversario del tutto inadeguato, oltre ad essere aiutato da orde di candidati che, fiutata la nuova aria, come topi, abbandonarono la loro vecchia nave politica e si precipitarono, arruolandosi nelle truppe multicolori del capataz con la speranza di essere in qualche modo “ripagati”, a sostenere il vincitore pronosticato».

E poi? «E poi è accaduto quello che è accaduto e che purtroppo sta continuando ad accadere. Non si è ripetuta la fortunata combinazione di inizio anno, che De Luca aveva spudoratamente contrabbandato come, tra i tanti, un suo personale miracolo. Una combinazione, va ricordato, che lo spinse come un carro-armato, per lucrarne spregiudicatamente i frutti, a richiedere al governo-amico di fissare addirittura a luglio le elezioni regionali, prima, cioè, dell’arrivo della prevedibile e prevista tempesta perfetta. Una insistenza, la sua, chiaramente dettata dal timore, se non dalla certezza, di ritornare nella scomoda posizione di perdente-certificato quando, nei mesi successivi, il panorama da incubo che si prospettava avrebbe bruciato il consenso accumulato con le sue esibizioni televisive. E qui va detto che anche la decisione di tenere le elezioni a settembre, invece di rinviarle, si è dimostrata nefasta, perché, come in questi giorni ha spiegato l’autorevole virologo professor Massimo Galli, quella scelta ha favorito in maniera consistente il diffondersi del Covid».

Quali potranno essere le conseguenze di questa seconda ondata? «Questa seconda ondata, ampiamente annunciata, ha trovato una sanità campana assolutamente non pronta né attrezzata per affrontarla. Le vecchie e croniche carenze, che da anni alimentano i viaggi della speranza al Nord o all’estero, unitamente all’incapacità politica di avere predisposto nel periodo marzo-ottobre le strutture annunciate ma mai realizzate, hanno trasformato la patetica farsa primaverile in un vero dramma dalle conseguenze facilmente immaginabili. Ma, tra l’altro, vogliamo chiederci che fine abbia fatto l’ospedale Covid che don Vincenzo fece “apparire” d’incanto con la sua bacchetta magica spendendo fior di milioni di euro per paragonarlo a quello realizzato a Milano? Il quale, però, è stato costruito senza spendere un solo euro pubblico ed ora è attivo e funzionante. Il reuccio, che, con la sua corona traballante ormai non fa più ridere, è dunque nudo; tant’è che si è ridotto a sbandierare, nel corso del suo ‘avanspettacolo’ settimanale, la lastra dei polmoni di una persona contagiata per terrorizzare il suo pubblico e per giustificare il preannunciato nuovo e indiscriminato suo lockdown. Che, ormai è chiaro, in Campania è attribuibile in gran parte alla disastrosa politica sanitaria del Ras e alla necessità di coprire le sue tante e gravi inadempienze. Teniamo infatti presente che da anni e anni, la sanità pubblica e privata viene gestita, direttamente, indirettamente ed esclusivamente, proprio da De Luca».

Ma questa grave situazione è comune a tutto il Paese? «Certo, la situazione è comune a moltissime Regioni, però è bene ribadire fino alla noia che la Campania non ha avuto la capacità di avvantaggiarsi della fortunata coincidenza di non essere stata travolta dalla prima ondata, predisponendo mezzi idonei a fronteggiare la seconda ondata e strutture sanitarie per sopportarne l’impatto. Se poi vogliamo allargare il discorso a tutto il Paese, c’è da chiedersi come sia possibile che nel pieno di una emergenza così drammatica non si avverta ancora la necessità di coinvolgere nella sua gestione tutte indistintamente le forze politiche. Quando l’edificio va in fiamme, tutti i condomini, compresi quelli che mal si sopportano, si coalizzano per spegnere l’incendio. E invece stiamo assistendo ad una gestione che è esclusivamente governativa; e per di più condotta con provvedimenti che sfidano la logica, il buon senso, e soprattutto le corrette regole della normazione».

Vuole spiegare? «Ci provo. Uno stato di emergenza come quello che sta vivendo il Paese nella sua globalità – che quindi non ha niente a che vedere con quello che viene dichiarato in un territorio limitato – non può essere governato con un atto amministrativo, qual è l’ormai tristemente famoso Dpcm; che per di più in questa occasione sta incidendo (illegittimamente) in maniera rilevante sui diritti primari dei cittadini. Non è questo né il luogo né forse il momento di richiamare quelle precise norme costituzionali che, data la condizione emergenziale che stiamo vivendo, impongono il ricorso al solo strumento normativo (legge o decreto legge), frutto quindi di una scelta politica discussa e approvata in Parlamento. Il Dpcm, invece, quale atto amministrativo partorito nel chiuso di Palazzo Chigi, può essere annullato da qualsiasi magistrato del Tar o, in determinati casi, disapplicato da qualsiasi magistrato ordinario. Si consideri, quindi, che potremmo trovarci di fronte a decisioni contraddittorie dei giudici, per cui rischiamo di avere, a macchia di leopardo, regole diverse dà luogo a luogo. Insomma, “Regione che vai regole che trovi”. Una situazione, si badi, che rende ancora maggiore la confusione già dovuta ai vari e diversi provvedimenti adottati proprio dalle Regioni, diventate ormai tanti staterelli grazie a quella fallimentare riforma del titolo quinto della Costituzione, vera madre-matrigna di tante disfunzioni. Una situazione, insomma, che, a rappresentarla paradossalmente, può riportare alla mente l’Italia disegnata dal congresso di Vienna del 1815».

Insomma, caos e lockdown? «Caos, almeno me lo auguro, proprio no.  Ma quanto al lockdown, bisogna spiegare e giustificare ai ristoratori, ai titolari di palestre, di cinema, teatri e a tutti gli imprenditori ai quali sono stati imposti investimenti e regole per continuare a restare aperti le ragioni del loro sacrificio, che di fatto si è dimostrato inutile e dispendioso e che sta anche spegnendo fiducia e speranza. Credo però che il danno maggiore lo ricevano gli studenti di qualsiasi ordine e grado. Chiudere le scuole significa rischiare di precipitare in un disastro generazionale e in un drammatico impoverimento del Paese. Era ed è necessario fare e sopportare ogni sacrificio, attuare qualsiasi intervento, anche assumendosi responsabilmente qualche rischio, per risparmiare (salvare) le scuole.  Basti pensare che la Francia, con un numero di contagiati più che doppio rispetto a noi, ha deciso di lasciarle aperte. Cosi come la stessa Germania. Per non parlare poi di altri Paese quali Svezia, Irlanda, Grecia o, per andare più lontani, dell’Australia. E invece da noi, in Campania, De Luca sferra un altro colpo di grazia: chiude anche le scuole dell’infanzia. E questo, glielo riconosciamo, è il vero e solo primato di cui può vantarsi; questa è l’unica vera medaglia (nera) che lo sceriffo con la stella di latta può appuntarsi sul petto adornato di medaglie di cartone: siamo la sola Regione in Europa in cui le scuole sono state tutte indistintamente chiuse!».

Però per sostenere la scuola vi sono stati consistenti investimenti. «Quelli seri non li ho ancora visti, ma certamente, se avvenuti, non sono stati fatti per assicurare la riapertura delle scuole, insistentemente assicurata e proclamata dalla disastrosa ministra Azzolina. Di fronte a questa sciagura, è ora che finalmente qualcuno spieghi al Paese la necessità di una spesa di svariati miliardi per acquistare banchi con le ruote e quella di non pochi milioni per sovvenzionare l’acquisto di monopattini. Come poi non restare allibiti pensando che, invece di rafforzare adeguatamente la rete dei trasporti, ricorrendo anche ai privati con viaggi dedicati, si sia, senza vergogna, inventata la tragicomica trovata di considerare tutti gli studenti pigiati nei mezzi di trasporto come “congiunti”?».

Ma allora dobbiamo solo affidarci all’invocazione di Eduardo da lei ricordata nel suo articolo di maggio “I comici politici ed i politici comici”? «Purtroppo, si.  In questa situazione non ci resta che condivider la famosa e struggente invocazione di Eduardo: Madonna d’’o Carmine aiutaci tu!».

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