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Carinaro, Masi: “Un fronte unico per la difesa della città”

Carinaro (Caserta) – «“Nel rispetto dello strumento urbanistico approvato nel 2012, ogni incremento di consumo di suolo non coerente col piano urbanistico dovrà essere sottoposto alla volontà del Consiglio comunale al fine di evitare la distruzione di territorio agricolo di pregio”. E’ questo il punto più qualificante e solenne del programma elettorale della lista Carinaro Rinasce, presentato da Nicola Affinito all’atto della sua candidatura. Se, in un anno, il Consiglio comunale fosse stato chiamato ad esprimersi sull’irrituale programma di consumo di suolo agricolo, approvato dal commissario Palmieri, avrei letto quella iniziativa come un primo forte segnale a voler mantenere gli impegni del nostro programma che prometteva rinnovamento, discontinuità e difesa del territorio. Queste, infatti, sono le ragioni vere del grande consenso ottenuto da “Carinaro Rinasce”. Invece, sono state necessarie le mie dimissioni e una velenosa scia di polemiche, perché in tre settimane si producesse più di quanto in un anno si era voluto fare. Ciò dimostra che certi ostacoli, quando c’è la volontà di superarli, semplicemente non esistono, che i diritti e i poteri si esercitano, e non si elemosinano e, pur nel rispetto dei ruoli, che i funzionari si dirigono e non si subiscono».

Considerazioni del consigliere Stefano Masi che getta benzina sul fuoco nel dibattito politico innescatosi dopo le sue dimissioni da capogruppo di maggioranza e da delegato all’Urbanistica e alle Attività Produttive, a cui sono seguite le repliche del sindaco Nicola Affinito che, da parte sua, gli ha revocato la delega a rappresentante del Comune di Carinaro in seno al consorzio industriale Asi di Caserta. Uno scontro che ruota attorno alla cosiddetta “Variante Marican”.

«Di fronte, poi, – continua Masi – alla notizia di questi giorni, riguardante il diniego del permesso a costruire e la decadenza della convenzione con la società Marican, recentemente disposti con determina dell’Area Urbanistica, ritengo che detto provvedimento nulla toglie e nulla aggiunge al profilo politico della discussione in corso. Anzi, esso finisce per lanciare, ancora più nettamente, “la palla” dalle stanze degli uffici comunali a quelle della politica. Il diniego del permesso di costruire, infatti, è un provvedimento amministrativo non definitivo, impugnabile davanti al Tar che, nel caso riscontri vizi nell’atto impugnato, di qualsiasi genere, anche banali, può decidere di annullarlo. Urge, perciò, domandarsi quali sono gli effetti giuridici che il predetto diniego determina sull’intero procedimento di variante urbanistica, procedimento nel quale intervenne anche il Consiglio, sebbene in veste monocratica e commissariale, e se oggi un mancato o tardivo voto consiliare sulla quota di procedimento di propria competenza possa far ricadere responsabilità sulla politica, cioè sui singoli consiglieri. Più chiaramente: è necessario un atto del Consiglio che deliberi il formale annullamento, per assenza dei presupposti, sia della variante urbanistica che degli atti connessi?».

«Sono, questi, problemi che andrebbero affrontati con attenzione e tempestività, anche per evitare che alcune superficialità, certamente non volute, finiscano per sterilizzare o vanificare gli effetti del predetto diniego del permesso a costruire, caricando di responsabilità gli attuali componenti del Consiglio comunale. Il parere pro-veritate che l’Amministrazione si è decisa a chiedere, dopo 8 mesi di continui ostacoli burocratici e dopo le mie formali dimissioni dall’incarico di delegato all’Urbanistica, può servire a rispondere anche a questi nuovi interrogativi?  E, inoltre, quanto tempo dovremo aspettare per ottenere le sospirate risposte? Pur non sottovalutando l’importanza di acquisire certezze in ordine alla legittimità di tutti gli atti che hanno caratterizzato questa vicenda, mi permetto di suggerire la cosa più importante che una saggia Amministrazione farebbe: dare una chiara risposta politica al paese sul destino di quella variante urbanistica; una risposta che il paese pretende dai consiglieri, innanzi tutto da quelli che compongono la maggioranza. Anche per questi motivi, ritengo indispensabile che si attrezzi con urgenza un fronte unico tra maggioranza ed opposizione per la difesa degli interessi della Città. Ma perché nasca più agevolmente questo fronte unico, appare indispensabile che qualcuno, con l’intento magari di lucrare qualche briciola di consenso da questa vicenda, la smetta di scaricare strumentalmente nel campo avverso le responsabilità per quanto accaduto. E’ piuttosto difficile, infatti, credere che la proposta di variante non fosse stata preannunciata, almeno informalmente, alla precedente amministrazione o a parte di essa».

«Per quanto mi riguarda, invece, è bene ricordare a chi specula che il sottoscritto si è candidato in una lista che aveva un programma elettorale chiaro sul punto, come ribadito dall’allora candidato sindaco, Nicola Affinito, nei comunicati diramati in campagna elettorale. Per me era sufficiente la garanzia insita proprio in quel solenne principio scolpito nel nostro programma elettorale. Il resto è solo volgare insinuazione, anche alla luce della trasparente posizione politica che ho assunto sulla vicenda. Quel principio, cioè l’obbligo del Consiglio eletto di riesaminare tutti gli atti di consumo del suolo in contrasto col piano regolatore del 2012, per me era, e tutt’ora è, Vangelo, e per la cui attuazione ancora oggi mi batto. Il paese, infatti, vuole sapere da tutti i consiglieri eletti se un commissario, chiamato ad assicurare la ordinaria amministrazione del Comune, poteva assumere decisioni così importanti e decisive per il futuro della Città, con una procedura a dir poco spericolata, e certamente non in linea con il disegno di pianificazione delineato dalla legge regionale 16/2004, che prevede un vero coinvolgimento popolare e una partecipazione così intensa da rendere il processo di pianificazione urbanistica una vera e propria casa di vetro. Come poteva “un uomo solo al comando”, sostituirsi all’Amministrazione che stava arrivando nella valutazione sul se quell’imponente stravolgimento del territorio fosse proporzionalmente compensato dai benefici sociali promessi? Quindi, niente di personale e, soprattutto, nessun pregiudizio nei confronti dell’imprenditoria, ben consapevole della grande funzione economica che essa svolge nello sviluppo della società.  Si tratta solo di far tornare nelle mani degli eletti del popolo il diritto di decidere i futuri destini del paese. Poi, ognuno sarà libero di votare secondo coscienza, dopo un dibattito franco, leale e senza condizionamenti. Solo dopo ciò, si potrà dire che a Carinaro è stata ripristinata la democrazia».

«Infine, a nessuno sfugga che, in presenza di talune condizioni, il potere di autotutela, grazie al quale potrà essere richiesto l’annullamento degli atti della procedura di variante, necessari per concludere sul piano amministrativo l’attività cominciata dagli uffici con il diniego del permesso a costruire, è esercitabile entro un termine limitato, che sta per scadere. Pertanto, i gruppi di maggioranza e di minoranza, gli uni vincolati a un principio solenne del programma presentato nel maggio del 2019 e gli altri perché, anche se con pause e incertezze, lo stanno chiedendo da subito dopo le elezioni, si attivino con urgenza per una convocazione straordinaria del Consiglio comunale, al fine di avviare la discussione e di prendere rapidamente la migliore decisione nell’interesse della nostra comunità».

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