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Wedding, Auletta (Impero Couture) al premier Conte: “Se non dà aiuti almeno ci lasci lavorare”

“Tutto il comparto wedding, vista la totale assenza di aiuti economici e prospettive da parte dello Stato per la ripartenza, vive una vera e propria ‘strage economica’ senza precedenti. Tante attività sono state illuse e hanno creduto ai tantissimi decreti di un Governo impreparato. Ad oggi, tanti dipendenti artigiani e piccole imprese non hanno ricevuto né i 600 miseri euro e nemmeno la cassa integrazione. Ciò malgrado, si sono ritrovati con delle certezze da pagare: affitti, bollette di luce e telefono, spese per la sorveglianza, le sanificazioni, la formazione del personale, guasti tecnici ai negozi, merce da pagare e protocolli da applicare. E tutto senza nessun cliente da servire!”.

E’ il duro commento di Luigi Auletta, stilista e presidente della rinomata casa di alta moda “Impero Couture”, con base nell’area industriale situata tra Carinaro e Gricignano, in provincia di Caserta, specializzata nel settore wedding e cerimonia, con un giro di affari di oltre 10 milioni di euro e il coinvolgimento di circa 300 boutique di abiti da sposa, sposo e di tutta la filiera cerimonia, un comparto enorme tra negozi di tutto il Mondo.

“Non c’è ad oggi – continua Auletta – nessun progetto da parte del Governo per salvaguardare un settore come il nostro. Non c’è stata una parola da parte di un premier che, con molta classe, ha detto a tutti noi di sbrigarcela da soli! Oggi la nostra filiera è in cattivissime difficoltà e, se non ci saranno iniziative ed aiuti, molti di noi dovranno fallire, senza nessuna alternativa. Questa è una vera dittatura che ci obbliga a distruggere i nostri sogni, gli stessi che abbiamo realizzato con il nostro duro lavoro”. E qui Auletta si rivolge al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Lei, presidente Conte, capisce cosa stiamo provando a vedere i nostri dipendenti senza soldi e senza lavoro? Sono nuclei familiari e hanno figli e spese da sostenere. Si è reso conto di quanto sia grave la situazione per loro? Noi tutti ci ritroviamo con aziende strapiene di merci, assegni non bancabili e negozi sull’orlo del fallimento. Mi chiedo se noi falliamo chi dopo di noi potrà pagare le tasse? E chi potrà dare lavoro a tutte queste famiglie? Lei presidente?”.

“Il sottoscritto – racconta Auletta – si è rimboccato le maniche dalla più giovane età. A 19 anni ho iniziato la mia attività con fondi zero e mi sono ritrovato con un debito di 15 milioni di lire. Grazie a persone che hanno creduto in me e nelle mie capacità, con grandi sacrifici e amore per il mio lavoro, sono riuscito ad estinguere, costruendo un impero di nome e di fatto. ‘Impero’ è il nome del mio brand. Oggi, davanti a un vero cataclisma economico, stiamo bruciando i sacrifici di una vita. Io oggi ho 54 anni e non ho mai fatto brutte figure, ho sempre onorato pagamenti e impegni a testa alta. Con lo stesso spirito, sto aiutando tantissimi dei miei clienti, circa 300 negozi, nella speranza di farcela, ma vedo una situazione dura e complicata”. “Mi sento solo e senza aiuti né economici né morali. – incalza Auletta – Ero partito con una cifra importante di risorse ma non sono bastate e allora ne ho dovuti finanziare molti di più allo scopo di diluire le somme che i miei clienti mi devono nella speranza di salvarli dal fallimento. Chissà come finirà per tutti loro, e anche per me! In fondo sono persone oneste e grandi lavoratori, ma oggi si ritrovano a competere con un vero disastro senza precedenti poiché il nostro lavoro vive di stagioni e, saltato questo periodo che va da marzo a settembre, non c’è nessuna possibilità di ripresa. Ormai siamo tutti proiettati nel 2021, consapevoli che la nostra stagione si prospetta conclusa con grande perdita economica, senza la speranza di recuperare almeno le spese di gestione”.

“Caro presidente Conte, da noi si dice, che ‘quando il medico tarda l’ammalato purtroppo muore’. Ed è lei – dice ancora Auletta al premier – che si porterà con sé questo dramma per sempre. Le dico questo perché nei decreti ci ha fatto sperare, giorno dopo giorno. Ma, dopo due mesi e più, non ci sono stati aiuti concreti per supportare il nostro settore wedding. Io, come presidente della mia impresa, mi sento responsabile ai massimi livelli e per tutelare i miei amici negozianti ho rinunciato alla nuova collezione, che era già pronta e pagata totalmente ma non avrei responsabilmente fatto una buona manovra allora ho deciso di estendere quella del 2020 anche nel 2021. Questo perché tanti clienti non sanno se riusciranno a pagare a causa dei debiti che si sono accumulati per il mancato fatturato in mesi determinanti per loro. Personalmente, oltre ad aiutare i miei clienti, ho anche versato circa 1,5 milioni di euro di Iva. L’ultima piccola trance di Iva era rimasta insoluta per mia volontà con la speranza che Lei ci aiutasse. Mi sono ritrovato a pagarla, dopo circa 34 giorni, con una mora di 2.760 euro. E quindi, come vede, ho aiutato Lei e tutto il Governo nel mio piccolo sforzo a superare il gap economico versando Iva senza incassare i miei meritati guadagni. Le sembra giusto tutto questo?”.

“Qualcuno – continua Auletta – doveva pagare, giusto Presidente! In fondo, ad oggi non abbiamo ricevuto nulla, né fondi né sgravi fiscali, se Lei ci vuole salvare ci permetta di celebrare regolarmente le nozze e tutti gli eventi annessi (compleanno e promessa di matrimonio, anniversario, eccetera), rispettando le distanze senza assembramenti ma senza mascherine perché con queste misure sarà impossibile farli e senza eventi si confermerà la fine per tutto il mondo wedding. Anche se Lei non dispone di risorse economiche da darci, ci lasci almeno lavorare. Questo le chiediamo. Oggi sono tutti per strada e i centri commerciali sono aperti. Se il virus è ancora lo stesso allora per fine mese ci saranno migliaia di persone infette. Se invece non sarà così vuol dire che qualcosa è cambiato e Lei può darci le misure lievi per far sì che le celebrazioni si possano realizzare. Io stesso mi rendo disponibile a dare una mano al Governo con la mia esperienza, per offrire il mio contributo a creare una prospettiva di vita futura a tante attività, invece di vederle inevitabilmente fallite”.

E, infine, Auletta lancia un ultimo messaggio al premier e agli organi di Governo: “Noi siamo stati dimenticati, ma sappia che in noi batte un cuore guerriero. Io, Luigi Auletta, presidente della Maison Impero, mi batterò fino alla fine per realizzare eventi e celebrazioni, perché in ballo c’è il futuro della mia famiglia e di quella dei miei clienti. Oggi sono qui in azienda nel mio ufficio a scrivere questa lettera, mentre dovrei stare nel mio gruppo stilistico a disegnare abiti bellissimi e innovativi per il futuro del nostro Paese e della nostra grande comunità. Invito Lei e tutti gli organi del Governo a sostenere il mondo del wedding, prima che sia troppo tardi”.

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