La sentenza è arrivata poco fa, al termine del dibattimento: Antonino Ponticorvo, 43 anni, imprenditore di Alvignano (Caserta) attivo nel settore lattiero-caseario e nella produzione del burro, è stato assolto dall’accusa di ricettazione aggravata. A pronunciarsi è stata la giudice Carla Montanaro della Seconda Sezione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha accolto integralmente le tesi difensive.
L’imputazione e le richieste dell’accusa – Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero aveva chiesto la condanna dell’imprenditore alvignanese a due anni di reclusione, oltre a una multa di 800 euro, senza concessione della sospensione condizionale della pena. L’accusa contestata era quella di ricettazione aggravata, in relazione a una vicenda risalente a circa tre anni fa.
La ricostruzione dei fatti – L’indagine prendeva le mosse dalla denuncia del proprietario di circa trenta bancali di cagliata, originario di Angri, destinati a un’azienda casearia di Benevento. Il carico, trasportato su un autocarro, era stato dichiarato rubato insieme al mezzo, per un valore complessivo superiore ai centomila euro. Secondo quanto accertato successivamente, il veicolo era stato dirottato in una zona dell’alto casertano.
Le indagini – Le attività investigative erano state avviate dalla squadra di polizia giudiziaria della polizia stradale di Napoli Fuorigrotta, sotto il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Gionata Fiore. Gli accertamenti avevano incluso l’acquisizione dei tabulati del telepass dell’automezzo e l’analisi di una serie di contatti telefonici tra l’autista e presunti complici. Da qui il ritrovamento e il sequestro dell’ingente quantitativo di cagliata, rinvenuto all’interno delle celle frigorifere di un deposito di Alvignano riconducibile alla famiglia Ponticorvo.
La decisione del Tribunale – Nel corso del dibattimento, Antonino Ponticorvo, assistito dagli avvocati Gaetano Crisileo e Raffaele Crisileo, è riuscito a dimostrare la propria estraneità sia al furto sia alla consapevolezza della provenienza illecita della merce. Secondo quanto sostenuto dalla difesa e ritenuto fondato dal giudice, l’imprenditore avrebbe agito in completa buona fede, risultando a sua volta vittima di una truffa messa in atto dall’autista dell’autocarro e da altri soggetti rimasti ignoti. Da qui l’assoluzione piena.

