Cesa (Caserta) – L’Amministrazione comunale di Cesa interviene con una nota ufficiale per chiarire la propria posizione in merito alle notizie di stampa relative alla vicenda giudiziaria che vede coinvolto, in qualità di imputato, l’ingegnere Piero Cappello, precisando in modo netto l’estraneità dell’ente ai fatti oggetto del processo.
Nel documento viene chiarito che il procedimento penale in corso “non riguarda fatti o avvenimenti che attengono il Comune di Cesa” e che “nei capi di imputazione non vi è menzione di procedure di gara indette dal Comune di Cesa”, tanto che l’ente “non è stata individuato quale parte offesa”. Secondo quanto evidenziato, i fatti contestati riguardano altri Comuni e periodi precedenti, riferiti a incarichi ricoperti dall’ingegnere Cappello in contesti diversi da quello cesano. Per questo motivo l’Amministrazione ribadisce che “il Comune di Cesa è estraneo al processo”.
Nella nota viene inoltre richiamato un principio cardine dell’ordinamento giuridico, sottolineando che “la sede naturale per la affermazione di una eventuale responsabilità penale è il Tribunale” e che “nel nostro ordinamento esiste il principio della presunzione di innocenza, per cui non si è colpevoli fino a quando non vi è una sentenza definitiva e passata in giudicato”.
Possibili azioni legali – L’Amministrazione comunale annuncia di riservarsi la valutazione di azioni legali nei confronti delle testate che, “in malafede, hanno accostato il Comune di Cesa ed i suoi amministratori ad ambienti criminali”, ritenendo necessario tutelare “la onorabilità di persone che, nell’azione quotidiana, hanno dimostrato di essere contro la camorra”. A sostegno di questa posizione viene citata, a titolo di esempio, l’attività svolta in materia di riutilizzo dei beni confiscati.
La posizione dell’ingegnere Cappello – Nella ricostruzione fornita dall’ente si ricorda che, dopo l’applicazione della misura cautelare, era già stata esclusa la configurabilità della cosiddetta “aggravante mafiosa”. Successivamente l’ingegnere Cappello ha subito una sospensione cautelare e, proprio in ragione delle imputazioni riferite a ruoli ricoperti in altri Comuni, “al momento non ha compiti di responsabilità”.
Le gare d’appalto e il giudizio del Tar – Ampio spazio viene dedicato anche alle procedure di gara del Comune di Cesa finite al centro dell’attenzione mediatica. L’Amministrazione precisa che tali procedure “sono state ritenute legittime dal Tar Campania”, che si è pronunciato su un ricorso presentato da una delle ditte escluse. La gara per l’affidamento dei lavori risale al 2019 e, viene sottolineato, “il Rup non era l’ing. Cappello”. Quando la ditta aggiudicataria fu colpita da interdittiva antimafia e rinunciò all’appalto, l’ingegnere Cappello – divenuto nel frattempo responsabile dell’ufficio tecnico – ricorse alla procedura dell’interpello tra cinque ditte che avevano partecipato alla gara. Una scelta motivata dall’urgenza e dai tempi imposti dalla Regione Campania per la consegna dei lavori, e comunque prevista dall’articolo 110 del Codice degli Appalti del 2016, allora vigente, nei casi di risoluzione del contratto per interdittiva antimafia.
Un ulteriore profilo ritenuto legittimo dal Tar Campania riguarda la mancata concessione dell’adeguamento prezzi in sede contrattuale con l’interpello. L’Amministrazione spiega che l’adeguamento avrebbe inciso sulle risorse dell’ente e avrebbe richiesto l’approvazione della Regione Campania, che aveva finanziato l’opera. Ai partecipanti all’interpello fu chiarito che eventuali somme aggiuntive per la revisione dei prezzi sarebbero state richieste al Ministero competente tramite il cosiddetto “Decreto Aiuti”. La revisione dei prezzi, infatti, venne concessa solo in un secondo momento, a seguito delle misure introdotte dal Governo per fronteggiare l’aumento dei costi delle materie prime dopo il Covid.
Infine, nella nota si ribadisce che le ditte subentrate, così come quelle che avrebbero potuto subentrare, potevano ottenere l’appalto esclusivamente alle condizioni economiche della prima aggiudicazione, elemento anch’esso ritenuto conforme dalla giustizia amministrativa.

