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Coronavirus, la strage silenziosa degli anziani nelle Rsa

di Carlo Achille Caiazzo – È stata un dramma nel dramma la morte di migliaia di persone anziane, a cagione di un’emergenza sanitaria ed economico-sociale della Sars-CoV-2; e, davanti a una carneficina così tragica, è forte la richiesta, affinché vengano adottate tutte le misure in modo indifferibile verso  i responsabili,  atte a garantire indagini accurate ai fini di massima trasparenza e delle gravi colpe per la loro morte. Purtroppo, c’è già chi, attraverso il misero gioco di uno scaricabarile e di fatalismo, ancora rifiuta di assumersi la responsabilità delle proprie negligenze e degli errori commessi ne corso della pandemia.

Eppure, i tantissimi anziani deceduti di Covid-19  ha determinato una vera e propria “carneficina” di  nonni e/o cittadini fragili, che hanno pagato un conto davvero salatissimo in termini di perdita di vite umane, provocando la perdita di intere generazioni. Con l’arrivo della Sars-CoV- 2, di certo, i n molte ragioni italiane, è venuta a mancare la capacità di quelli che non hanno saputo dapprima affrontare il contagio del virus ed evitarne poi la diffusione, soprattutto, all’interno delle Residenze sanitarie per la cura e l’assistenza, le Rsa, e sul territorio. Anche per questo, il Coronavirus si è rivelato un nemico subdolo ma reale terribilmente e devastante, in particolare per coloro i quali erano ospitati nelle strutture di cura e ricovero per persone fragili, non solo in Italia, ma in molti Stati del mondo. Sebbene ormai in Fase2, con timide attese e qualche speranza, ma tante preoccupazioni per l’immediato e futuro a medio-termine, i dati concernenti al numero dei decessi, che, in maniera drammatica e dolorosa, seguitano a saltare agli occhi di tutti, hanno evidenziato la tragicità delle disperate condizioni in cui essi sono stati abbandonati e spesso lasciati soli, fino poi a condurli alla morte in pochissimo tempo.

Nelle RSA, mentre anche dipendenti e operatori sanitari si ammalavano, venivano bloccate le visite dei parenti, senza nemmeno che i ricoverati potessero salutare e stringere la mano a un familiare, con  taluni momenti apocalittici,  e di poi senza un funerale. Da ciò, si è generata forte rabbia dei parenti, perché le morti, avvenute con infezioni da Covid-19 e con manifestazioni simil-influenzali, sono state davvero troppe e impreviste, al punto da essere definite dai commentatori come la “strage silenziosa dei nonni d’Italia!”. Acclarato che, fin dal primo momento, la pericolosa infezione virale, pur colpendo tutte le età, avrebbe avuto conseguenze molto devastanti sulle persone dai 65/70 anni in poi, i bersagli preferiti del Covid-19,  perché più esposte per l’età e affetti di altre patologie, ciò che è accaduto risulta ancora più agghiacciante, perché gli anziani deceduti erano residenti in Case di riposo, cioè in luoghi in cui le persone sofferenti avrebbero dovuto essere difese e assistite, protetti con la massima attenzione e dignità umana. Si è assistito, Invece, alla benché minima idea per la loro difesa da parte dei dirigenti e autorità competenti sia nell’impedire il sorgere di focolai sia nella diffusione virale al loro interno.

Per l’elevato numero di contagiati e di morti eccessive, di cui tanti anche tra gli stessi dipendenti socio- sanitari, perciò risulta ancora più doloroso e drammatico, che il devastante fenomeno di tanti di anziani deceduti sia registrato in Case di cura e assistenza; e di più, perché prodotto da forme d’indifferenza da parte dei vertici delle strutture e alcune scelte politiche, con evidenti negligenze non solo nella fase iniziale di una sindrome che era apparsa subito gravissima. È pur vero che le dimensioni di una pandemia globale si sono rivelate uno spaventoso tsunami, che ha colto tutti impreparati, a cominciare dal Sistema sanitario nazionale (Ssn), tra l’altro, in regioni considerate d’avanguardia in Italia sul piano sanitario, dai dirigenti delle strutture colpite e dalla stessa forze politica per la tipologia di assistenza e messa in atto e gli interventi, che hanno continuato a procedere senza i necessari protocolli e dispositivi di sicurezza, senza porre in essere tempestive misure di protezione e di difesa  verso le persone ospitate. Di più, e ciò è del tutto imperdonabile, che tantissimi pazienti e anche operatori, anche se “infettati” dal temibile virus, per diversi motivi, non venivano dichiarati, per cui dalla maggior parte delle Rsa è scaturito uno scenario davvero triste e inquietante, alla luce del massacro di nonni, provocato in pochissimi giorni.

Anche se un alto numero di decessi tra la popolazione anziana nei luoghi di assistenza si è riscontrato in molti altri Stati europei e del mondo, è del tutto inammissibile in Italia, perché, oltre al numero maggiore di vittime, le autorità politiche, di concerto con scienziati, avevano imposto un “lockdown” ferreo, rispetto a altri Paesi, mediante misure di chiusura molto restrittive e di  forti sacrifici,  con modalità di isolamento chiusi in casa, privando la quasi totalità dei cittadini di libertà e  di movimento, dal momento che  finalizzato a contenere l’epidemia di natura pandemica e a combattere il propagarsi della malattia nei luoghi di ricovero, per difendere, in primis, la salute delle persone più anziane e/o cagionevoli. Sono allora giustificati pienamente le grida d’allarme e i percorsi di legittima rabbia, che fortissimi si sono sollevati nell’intero Paese da familiari, giornalisti e commentatori e da taluni esponenti politici, come è accaduto in Lombardia, mediante una crescente moltiplicazione di accuse dettagliate, di esposti, di immagini, affinché siano accertate le reali cause delle morti dei “nonni” e rendere loro giustizia, perseguendo i reati dei colpevoli.

L’eclatante problematica nelle Rsa, così dolorosa e drammatica, è stata certamente aggravata dalla disumanità di non poter rivedere, né abbracciare persone care e familiari amati per un’intera vita; e non si hanno parole dinanzi a immagini violente e raccapriccianti di tantissime bare in attesa di sepoltura oppure di una lunghissima coda di camion militari trasportare feretri fuori dalle città, per dare loro almeno una cremazione.  Nel rivederle risultano così tragiche da ferire continuamente la sensibilità di tutti i cittadini, mentre è del tutto terrificante che le stesse sono e saranno impresse, con tratti indelebili, per sempre nelle menti di familiari, parenti, amici. È  stata  quindi naturale la creazione di tantissimi Gruppi e Comitati da parte di familiari, persino sui social e su Facebook, che in pochissimi giorni hanno fatto registrare un incredibile numero di adesioni, per sollecitare inchieste accurate finalizzate a individuare le eventuali responsabilità dei dirigenti delle strutture Rsa e  pure del personale medico, allo scopo, da un lato, di rendere (e con forza!) giustizia alle persone morte, e, dall’altro, offrire il dovuto rispetto alla loro memoria.  Anche per questo dovrà essere ampio e impegnativo il lavoro che stanno portando avanti tanti Magistrati e Procure in Italia verso i responsabili della carneficina, all’opera già da diverse settimane, per rispondere ai tantissimi e legittimi interrogativi, che sono sorti da milioni di persone, per giungere alla verità e giustizia, sulla base anche di audizioni di familiari delle vittime e degli operatori sanitari.

È un doloroso punto che va sempre più allargandosi verso precise direzioni, ma si rende necessario che si abbandoni qualsiasi tentativo e forma di reticenza, affinché sia restituita pienamente giustizia a quanti anziani trafitti dalla Sars-CoV-2 , che potevano sottrarsi alla morte. La loro mancanza, inoltre, è stata e sarà una grave privazione di conoscenze, di patrimonio umano, di saggezza, di vie di resilienza, di principi e valori etico-morali, poiché hanno rappresentato non solo la cultura, l’identità culturale, la memoria sociale, le tradizioni, bensì anche la bella immagine di sviluppo del “boom economico” degli anni del secondo dopoguerra italiano; e il loro proficuo dialogo con bambini e giovani si è spezzato bruscamente, senza considerare l’aiuto  economico  verso figli e nipotini nei momenti di criticità.  Pertanto, appaiono gravissime le segnalazioni di denuncia e le numerose le accuse verso coloro ritenuti responsabili di tante vittime umane; per questo, la loro morte non potrà mai essere insabbiata da chicchessia, e bisogna dare la giusta soddisfazione a familiari e parenti, e alla stessa comunità per la perdita assurda di ciascuno di loro.

Di certo, non mancherà chi vorrebbe evitare gli accertamenti in merito alle palesi e gravissime responsabilità verso il massacro di anziani, provocato da evidenti errori di vertici e gestori di Rsa e da Enti istituzionali; e, chi si illude di farlo per gli anziani, sarebbe talmente grave da superare perfino l’effetto della cosiddetta “cultura dello scarto”, di cui Papa Francesco, con fermezza più volte, ha rimproverato la comunità. Per il dolore di chi ha perso i propri cari, sarebbe assurdo e inammissibile se qualcuno rilanciasse l’idea “mostruosa”, secondo la quale anziani e persone deboli non vadano nemmeno troppo curati né assistiti per patologie preesistenti. L’auspicio vero, invece, è che una volta individuate colpe, negligenze, omissioni, che hanno prodotto una “silenziosa carneficina”, le Procure, con indagini a tappeto sulle morti di anziani e sulla stessa gestione delle Rsa, i responsabili possano pagare per quanto commesso, in maniera  tale che ogni singola famiglia possa avere giustizia  e risarcimenti dovuti. Sono moltissimi gli indagati ritenuti colpevoli di un dramma sociale epocale, che ha sottratto alla società intere generazioni di cittadini, cancellando il ricordo di persone, che hanno concorso e contribuito alla nascita della Repubblica Italiana e all’affermazione di principi, quali democrazia, giustizia e libertà della Carta costituzionale.

Nell’affrontare uno scenario epidemico, sono emerse poi delle gravi difficoltà dovute a scellerate scelte politiche degli ultimi decenni,  che hanno provocato un crescente indebolimento dello stesso sistema sanitario nazionale; e, a fronte di orribili espressioni di qualche medico e “luminari” verso persone anziane, che purtroppo abbiamo ascoltato in alcune drammatiche situazioni durante l’emergenza epidemiologica, si è trascurata la doverosa necessità che nell’erogazione di prestazioni sanitarie debba essere garantito a tutti gli ammalati parità di trattamento, uguale rispetto e assistenza, piena dignità umana. La terribile emergenza sanitaria ed economico-sociale della Sars-CoV-2, che ha messo ben in luce le disparità e debolezze della sanità italiana, ha  rivelato forti differenze strutturali e qualitative tra le Regioni,  e la stessa  gestione delle Rsa per anziani e le persone non autosufficienti, per cui la pandemia deve far ripensare lo stesso ruolo della sanità privata in Italia e delle strutture socio-sanitarie, che sono apparse  molto logorate, superando  lo stesso  concetto di Rsa, attraverso la messa in atto di più interventi  qualificati con la sanità pubblica per la tutela della salute di tutti, un diritto primario che occorre affrontare  cancellando anche  la cosiddetta “mobilità sanitaria” di cittadini meridionali per curarsi, da una regione all’altra.

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