Esteri

Iran: “Arrestate e condannate a morte 17 spie della Cia”. Trump: “Tutto falso”

Aumenta la tensione tra Usa e Iran. Il governo di Teheran ha annunciato di aver colpito e spezzato in Iran una rete di spionaggio legata alla Cia. Nei confronti dei 17 presunti “007” americani sarebbero già state emesse delle condanne a morte. Lo riferisce la tv di Stato citando il ministero dell’Intelligence, secondo cui gli agenti “hanno dichiarato di aver ricevuto il compito di spiare i centri sensibili del Paese”.

“Le spie identificate lavoravano come appaltatori o consulenti in centri sensibili nonché in settori privati associati a questi centri”, ha detto un funzionario della sicurezza come ha riportato l’agenzia di stampa ufficiale Irna. Lo stesso funzionario ha spiegato che “questi centri sono di vitale importanza in diversi campi, tra cui l’economia, il nucleare, quello militare e informatico, aggiungendo che i 17 presunti 007 identificati agivano in una rete senza che nessuno di loro si relazionasse con gli altri”. L’Iran aveva annunciato ad aprile di avere identificato un gruppo di 290 agenti della Cia attivi in tutto il mondo e aveva informato della questione alcuni governi, che hanno scambi di informazioni con Teheran.

Ma secondo Donald Trump si tratta di una notizia falsa: “La notizia secondo cui l’Iran ha catturato spie della Cia è totalmente falsa. Zero verità”, ha scritto su Twitter il presidente americano. “Semplicemente nuove bugie e propaganda (come il loro drone abbattuto) diffuse da un Regime Religioso che sta fallendo in modo grave e non ha idea di cosa fare”, prosegue Trump, scrivendo che “la loro economia è morta, e andrà ancora peggio”. “L’Iran è una confusione totale!”, ha aggiunto.

Da mesi i rapporti tra Iran e Stati Uniti sono incandescenti, a seguito della scintilla del ritiro di Washingon dall’accordo sul nucleare e delle sanzioni economiche. “Le misure degli Usa sono terrorismo economico. Puro e semplice. Non c’è alcuna ambiguità su questo”, ha detto il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif intervenendo al vertice dei Paesi non allineati a Caracas, in Venezuela. “Cercate la parola terrorismo. Il terrorismo è l’utilizzo illegale della violenza e dell’intimidazione, specialmente contro i civili, per perseguire scopi politici. Ecco la definizione di terrorismo di Google. Smettete di usare la parola sanzioni. Le sanzioni servono a far rispettare le leggi. Sono sostenute dal diritto, mentre le misure degli Usa sono terrorismo economico” e “noi non negoziamo con i terroristi”, ha aggiunto Zarif.

C’è poi il fronte tra Teheran e la Gran Bretagna, aperto dopo il sequestro di una nave britannica nello stretto di Hormuz da parte dei Guardiani della Rivoluzione. Il sottosegretario alla Difesa britannico, Tobias Ellwood, ha annunciato che, tra le possibili opzioni di risposta all’episodio, Londra sta ipotizzando l’imposizione di nuove misure economiche contro Teheran: “Quali sanzioni potrebbe imporre Londra che non siano già in atto?”, ha commentato il capo del Consiglio strategico iraniano per le Relazioni internazionali, Kamal Kharazi, riferendosi alle misure americane già in atto.

Anche la premier uscente, Theresa May, ha chiesto attraverso il suo portavoce l’immediato rilascio della nave a del suo equipaggio: la petroliera britannica Stena Impero “è stata sequestrata sotto pretesti falsi e illegali dall’Iran”, ha detto, e deve essere “rilasciata immediatamente con il suo equipaggio”. “Noi non vogliamo il confronto con l’Iran, ma consideriamo inaccettabile e segno di elevata escalation il sequestro di una nave impegnata in un business legittimo lungo una rotta internazionalmente riconosciuta per la navigazione”, ha concluso. Da Teheran replica il portavoce del governo, Ali Rabiei: “Il sequestro della petroliera britannica è stata una misura legale presa dell’Iran” per assicurare “la sicurezza regionale”. “A tutti i Paesi che stanno chiedendo all’Iran di rilasciarla, chiediamo di domandare la stessa cosa alla Gran Bretagna” per la petroliera iraniana Grace 1, fermata a Gibilterra a inizio luglio.

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