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Cosentino attacca De Franciscis: “Alle Provinciali fu votato dai clan”

Caserta – È durissimo l’attacco che Nicola Cosentino sferra all’ex presidente della Provincia di Caserta, Sandro De Franciscis, accusato senza mezzi termini di aver ricevuto i voti della camorra alle Provinciali del 2005, vinte dal medico casertano, oggi componente del Comitato Medico Internazionale Lourdes, proprio contro Cosentino.

“De Franciscis – ha detto l’ ex sottosegretario del Pdl – vinse contro di me, che ero il candidato del centrodestra, perché sostenuto dall’Udeur di Mastella che a Caserta era rappresentato da Nicola Ferraro“. Ferraro è un imprenditore ritenuto dalla Dda vicino al clan Schiavone e condannato per concorso esterno in associazione camorristica.

“Dopo qualche anno De Franciscis si dimise senza dare alcuna spiegazione. Forse perché c’erano intercettazioni in cui De Franciscis parlava con un suo collaboratore ‘degli amici di Casale’ con cui mettersi a posto. Se fossi stato io il candidato della camorra avrei vinto: quindi o i Casalesi non contano nulla o mi hanno fatto la guerra anche in quel caso perché non mi sono mai piegato”, ha detto Cosentino.

Il pm della Dda di Napoli, Alessandro Milita, è a questo punto intervenuto: “Nella telefonata però si parlava anche dell’appoggio che lei aveva ricevuto dal clan in precedenza”. L’ ex coordinatore regionale di Forza Italia e Pdl ha continuato però con la ricostruzione: “Se analizziamo i flussi di voti alle provinciali del 2005, si può notare che De Franciscis mi ha battuto nettamente nei Comuni in cui la presenza criminale è maggiore, come Marcianise, Orta di Atella e Gricignano d’Aversa. In questi ultimi due Comuni inoltre, proprio in quel periodo i sindaci Brancaccio e Lettieri crearono la società multiservizi Gmc con i fratelli Orsi, ritenuti legati al clan Bidognetti. Entrambi i sindaci sono stati poi arrestati in un’inchiesta Dda”.

“Il 41 bis è inumano, e oggi, dopo aver conosciuto in prima persona la situazione delle prigioni italiane, non voterei mai più a favore del suo inasprimento come feci alcuni anni fa su proposta dell’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano. Ho cambiato idea”, ha affermato Cosentino rispondendo nell’aula del tribunale di Santa Maria Capua Vetere alle domande del suo legale Agostino De Caro.

Cosentino, imputato per concorso esterno in associazione camorristica e detenuto nel carcere di Terni, già nella scorsa udienza, criticò il trattamento carcerario cui è stato sottoposto, in particolare quando era nel carcere di Secondigliano, a Napoli, dove è rimasto da marzo 2013 ad aprile 2015 con un intervallo di sei mesi. “Sono stato trattato peggio di un boss”, disse, ricordando di non aver potuto incontrare la moglie per oltre 10 mesi. L’ incontro con la moglie è poi avvenuto solo qualche giorno fa, dopo che alla moglie dell’ex politico, condannata qualche giorno fa per corruzione di una guardia penitenziaria, è stato revocato l’obbligo di dimora a Caserta.

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