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Inchiesta Open, Renzi difende l’ex Fondazione e attacca i magistrati

Visita privata del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, alla Flo, azienda della plastica a Fontanellato (Parma) per incontrare una delle realtà tra le più importanti in questo settore. Al termine conferenza stampa nella sala della ghiacciaia a Fontanellato. “Italia Viva ha una condizione di inferiorità rispetto agli altri partiti. Se volete stare tranquilli date i soldi alla Casaleggio, non a Italia Viva, sia che siate aziende pubbliche o private…”, ha detto l’ex premier rispondendo a domande sulle perquisizioni nei confronti di chi ha finanziato la fondazione Open. “Non date i soldi a Italia Viva, almeno non fatelo se siete aziende. Da cittadini usate il crowdfunding. La butto sul ridere, ma questa è una ferita al gioco democratico. Noi abbiamo fatto una battaglia per abolire il finanziamento pubblico, e chi dà in maniera trasparente un contributo a una fondazione politica viene perquisito”, ha aggiunto Renzi. “Non perché c’è un’indagine”.

Per Renzi, il tema centrale è “chi decide cos’è partito e cosa no. Non sto attaccando l’autonomia della magistratura, sto difendendo l’autonomia della politica. Questa cosa è enorme, è l’elefante nella stanza. Il fatto che Open sia stata trasformata da qualcuno in un partito politico è una cosa enorme”. Su questo argomento Italia Viva ha chiesto un dibattito parlamentare in Senato. “Io stimo i magistrati e li rispetto, ma chiedo lo stesso rispetto per chi fa politica”, ha sottolineato il leader di Italia Viva. “Il tempo è galantuomo”. Renzi ha parlato di vulnus per la democrazia: “Primo perché, se qualcuno ha commesso reati è sacrosanto che sia perseguito, ma in nome di un principio del tutto discutibile e per noi clamorosamente sbagliato e cioè la trasformazione di una fondazione (Open) in un partito politico, insomma chi finanzia le attività di Italia Viva ha la certezza di essere perseguito. Non date aziende a Italia Viva, state lontano, non dateci un centesimo altrimenti rischiate di essere perquisiti, (la butto sul ridere). Il vulnus di perquisizioni all’alba di famiglie per bene a cui chiedo scusa. Hanno cercato documenti pubblici, che erano trasparenti, bastava chiederli”.

Ha motivato altre due “offese” alla democrazia: “Secondo: chi decide cosa è partito e cosa no? Sento il silenzio dei costituzionalisti (devono ancora riprendersi da referendum). Noi abbiamo fatto una fondazione con versamenti tutti trasparenti. Ci sono 50mila politici tra le fondazioni. Due magistrati di Firenze, poi, decidono che è un partito politico. Se c’è l’elezione per il sindaco e una bocciofila lo sostiene, quello è un partito politico? Non attacco la autonomia della magistratura ma difendo l’autonomia della politica. Se diamo ai magistrati questo compito abbiamo messo in discussione la separazione dei poteri. E’ una cosa enorme per la democrazia. Una srl allora può essere un partito politico?” e poi “trecento finanzieri, una retata”.

Terzo vulnus: “Siamo in presenza ennesima indagine di due magistrati che hanno nel 2019 deciso per l’arresto dei miei genitori che altri giudici hanno annullato considerandola abnorme. E il magistrato Turco – ha proseguito Renzi – è lo stesso che, nel 2016 con me presidente del Consiglio, ha aperto una indagine su un mio congiunto per una presunta truffa all’Unicef che da 4 anni è sui social e sui giornali e che ancora non è arrivata neanche all’udienza preliminare ma quando nel marzo 2020 andrà a udienza preliminare non ci sarà più l’Unicef perchè non c’entrava niente in questa storia”.  Infine, “Sono oggetto di attenzioni speciali da parte di qualche magistrato che, addirittura, ha deciso che io ho fatto un partito: un tempo i magistrati della Procura di Firenze erano famosi perchè davano la caccia al mostro di Scandicci oggi attenzione è più sul senatore di Scandicci non vorrei sbagliassero fascicolo”. Si tratta, ha osservato, della “ennesima indagine di due magistrati che, nel 2019, hanno deciso per l’arresto dei miei genitori, decisione che altri magistrati e giudici hanno annullato”. IN ALTO IL VIDEO

L’INCHIESTA – Il principale finanziatore di Matteo Renzi, l’avvocato Alberto Bianchi, e il suo amico Marco Carrai sono indagati per traffico di influenze e finanziamento illecito ai partiti in un’inchiesta della procura di Firenze. L’inchiesta si è concentrata in particolare sul ruolo della Fondazione Open, creata da Bianchi per finanziare l’attività politica di Renzi e famosa per aver organizzato i raduni della Leopolda, gli appuntamenti annuali della corrente di Renzi all’interno del Pd. I magistrati stanno indagando in particolare sui rapporti tra Bianchi e gli imprenditori che finanziavano la fondazione e su quelli tra la fondazione e i parlamentari renziani. L’indagine, iniziata due mesi fa con le prime perquisizioni nei confronti di Bianchi, è arrivata sulle prime pagine dei giornali questa settimana, dopo che la procura di Firenze aveva ordinato perquisizioni in undici città negli uffici di una dozzina di società che avevano finanziato Open tra il 2012 e il 2018 (anno in cui è stata chiusa la fondazione). Tra le altre ci sono il gruppo autostradale Gavio, la società farmaceutica Menarini, la compagnia di navigazione Moby e il fondo Algebris del finanziere Davide Serra.

Secondo i magistrati, Bianchi aveva rapporti sospetti con diverse di queste società. Per esempio, Bianchi avrebbe svolto lavori per 2,9 milioni di euro a favore del gruppo di costruzioni Toto, la maggior parte dei quali incassati nel 2016. Subito dopo l’incasso, Bianchi versò più di 400 mila euro alla fondazione Open e al Comitato per il Sì al referendum costituzionale di quell’anno. Secondo i magistrati, insomma, il lavoro di Bianchi per Toto sarebbe stato una sorta di copertura per finanziare la fondazione. L’indagine è ancora all’inizio e ci sono ancora diversi aspetti poco chiari: i giornalisti hanno potuto esaminare i documenti con cui sono state autorizzate le perquisizioni, che raccontano solo una parte della storia. Un altro aspetto dell’indagine riguarda cosa avrebbe fatto la fondazione Open con questo denaro. I magistrati la accusano di aver agito come una sorta di “articolazione” del PD (o almeno di una sua parte), per esempio pagando le spese di alcuni parlamentari e prestando loro carte di credito e bancomat. Utilizzare una fondazione per raccogliere finanziamenti da usare nell’attività politica, invece che finanziare direttamente un partito (che è spesso più complesso e permette di esercitare minor controllo sui soldi), è una tecnica legale utilizzata da quasi tutti i partiti e da gran parte dei principali attori politici, ma i cui confini, cioè cosa possa fare la fondazione con quel denaro, rimangono abbastanza incerti.

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