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Crisi governo, la palla a Mattarella: fattore tempo determinante

Con le dimissioni presentate dal premier Giuseppe Conte al presidente della Repubblica Sergio Mattarella finisce, dopo quattordici mesi, l’esperienza del governo giallo-verde. Ora tocca alle forze politiche portare al Quirinale le proprie determinazioni: interrompere la legislatura o tentare la strada di un nuovo governo? Dopo lo scontro in Senato nessuno scenario è da escludere.

Dalle consultazioni si capirà se i partiti preferiscono tornare al voto o cercare di formare un nuovo governo. In questo ultimo caso le forze politiche (presumibilmente Pd e Movimento 5 stelle) dovranno indicare a Mattarella il nome di un premier che sia in grado di formare una maggioranza.

L’idea del capo dello Stato è di superare la crisi in tempi rapidi: i partiti devono presentarsi al Quirinale con le idee molto chiare. E’ impensabile immaginare uno scenario simile a quello verificatosi dopo le elezioni del 4 marzo 2018, quando Mattarella concesse agli schieramenti 89 giorni per formare un esecutivo. I tempi sono stretti: l’Italia deve presentare all’Unione europea la candidatura per la Commissione entro il 26 agosto e a ottobre deve mandare a Bruxelles una bozza della manovra, da approvare entro la fine dell’anno.

Nel caso in cui risulti impossibile formare un nuovo governo verranno indette nuove elezioni in autunno. Per guidare il paese al voto il presidente della Repubblica formerebbe un esecutivo di garanzia

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