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Contrabbando internazionale di alcolici, 23 arresti: la “mente” era un casertano di Capodrise

25 misure cautelari – 13 in carcere, 10 ai domiciliari e 2 obblighi di presentazione – quelle eseguite, stamani, dalla Guardia di Finanza contro un agguerrito gruppo criminale transnazionale dedito al contrabbando di prodotti alcolici provenienti dal Nord Europa e destinati alla vendita in nero sull’intero territorio nazionale e in alcuni paesi comunitari.

L’operazione, coordinata dalla Procura di Napoli Nord, ha visto impiegati oltre 100 finanziari del comando provinciale di Caserta, col supporto dei reparti di Napoli, Bassano del Grappa, Bra, Bologna, Brescia, Castelfranco Veneto, Grosseto, Lanciano, Lecce, Monza, Padova, Palermo, Roma e Trieste. Eseguite anche 40 perquisizioni in abitazioni e imprese nella disponibilità degli indagati e un sequestro di beni per un valore complessivo di 80 milioni di euro.  Agli indagati, domiciliati in diverse località in Italia, vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere transnazionale, sottrazione all’accoramento ed al pagamento dell’accisa sull’alcol e sulle bevande alcoliche, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio, dichiarazione infedele, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

I destinatari dell’ordinanza sono infatti gravemente indiziari di aver fatto parte di un gruppo criminale transnazionale con base tra le province di Caserta e Napoli e ramificazione in diversi regioni italiane (Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Toscana, Veneto, Friuli Venezia Giulia), nonché in territorio comunitario (Bulgaria, Slovacchia, Germania, Inghilterra, Olanda e Slovenia) ed extra europeo (Serbia ed Azerbaijan) composto da 15 persone e al cui vertice vi erano due persone residenti nella provincia di Caserta e Avellino. L’attività del gruppo criminale si manifestava tramite l’importazione di ingenti volumi di alcol etilico e superalcolici, come vodka, rum e whiskey, per una evasione di imposte (Iva, accisa e imposte dirette) stimata in oltre 20 milioni di euro, inondando il mercato con oltre 4,3 milioni di litri di prodotti di contrabbando, venduto in nero sia in Italia che in altri Paesi del Nord Europa.

A capo dell’associazione, secondo gli inquirenti, c’erano Francesco Cervino, 46 anni, di Capodrise (Caserta), e Michele Galotta, alias ‘lo zio’, 45enne di Scisciano (Napoli) e residente a Quadrelle (Avellino). Entrambi sono amministratori di fatto di quattro società che hanno preso parte come ‘cartiere’ alle frode transnazionale: la Ef Logistic & Drink srls di Caivano (Napoli), la Utn United Transport Naples srl di Capodrise, la Mdf srl (con deposito fiscale a Roma) e la Mal Group srl di Avellino (cartiera). Ad affiancare Cervino c’era anche la moglie, Paola Baldissara, 47 anni, maestra di Capodrise, finita agli arresti domiciliari. Nella disponibilità di Cervino c’erano ben 163mila euro, nascosti in alcune scatole di scarpe e parte del provento della maxi frode fiscale messa in atto da Cervino e dai suoi sodali. L’indagine su Francesco Cervino è nata da una precedente inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli Nord del marzo 2017, “Buco nell’Alcol”, che aveva portato a 3 misure cautelari, tra i cui destinatari c’era proprio il 46enne di Capodrise.

Il gruppo criminale poteva poi contare sul sostegno dall’estero di un cittadino bulgaro, residente a Brescia, che aveva instaurato i contatti con i complici nella madrepatria per consentire il traffico illecito degli alcolici di contrabbando. Un secondo straniero, di nazionalità olandese, gestiva invece per il gruppo un deposito fiscale con sede in Germania, utilizzato per compiere la frode. Avevano invece il ruolo di corrieri addetti al trasporto di denaro per l’organizzazione Pasquale Galotta, fratello di Michele, 48 anni, e i due siciliani Gioacchino Sinatra, 51 anni, e Salvatore Giglio, 40, tutti finiti ai domiciliari. I due corrieri siciliani sono stati fermati all’aeroporto di Napoli-Capodichino in possesso di circa 30mila euro in contanti, soldi destinati a finanziare l’arrivo tramite autoarticolati di circa 20mila litri di alcol di contrabbando.

In carcere, insieme a Cervino e Michele Gallotta, sono finiti: Antonio Barberio, 45 anni, di Scisciano; Marco Verrendia, 54, di Orbetello (Grosseto); Riccardo Saleri, 68, e Vittorio Saleri, 41, entrambi di Gussago (Brescia); Pietro Morello, 47, di Bassano del Grappa (Padova); Emanuele Morbiato, 41, di Piazzola sul Brenta (Padova); Daniele Di Blasi, 50, di Trieste; Pasquale Lupoli, 52, di Frattamaggiore (Napoli). Ai domiciliari: Paola Baldissara, 47 anni, di Capodrise, moglie di Cervino; Ciro D’Albenzio, 30, di Volla (Napoli); Gianluca Di Napoli, 38, di Portici (Napoli); Giuseppe Caprio, 45, di Capodrise; Pasquale Galotta, 48, di Caserta; Sebastiano Massa, 60, di Castellammare di Stabia (Napoli); Enrico Mazzariello, 51, di Nola (Napoli); Marco Piscopo, 45, di Giugliano (Napoli), Salvatore Giglio, 40, di Palermo; Gioacchino Sinatra, 51, di Altofonte (Palermo), Ivan Siciliano, 44, di Mariglianella (Napoli).

Quattro i sistemi di frode individuati dalle fiamme gialle grazie alle indagini che si sono servite di intercettazioni telefoniche ed ambientali, videoriprese, indagini finanziarie e acquisizioni di documenti. Il primo metodo sono le false esportazioni verso Paesi fuori dall’Unione Europea: il prodotto inviato da depositi comunitari in sospensione di imposta veniva fatto transitare in depositi fiscali italiani che lo destinavano, solo apparentemente, all’esportazioni verso Paesi extra Ue con un documento di accompagnamento che veniva “chiuso” grazie alla compiacenza di un funzionario doganale infedele. In realtà la merce veniva destinata al mercato nero nazionale e, marginalmente, anche comunitario.

Il secondo sistema di frode prevedeva il duplice trasporto con lo stesso documento di accompagnamento elettronico. In pratica un deposito fiscale comunitario spediva a un deposito fiscale italiano il prodotto alcolico in sospensione di imposta, emettendo un documento elettronico in cui veniva indicata una durata del viaggio ben superiore al necessario, così da consentire l’effettuazione di più trasporti con la stessa documentazione giustificativa del carico. Il deposito destinatario quindi, ricevuto il primo carico di prodotto alcolico, non inviava telematicamente la nota di avvenuto ricevimento alla dogana competente attendendo invece l’arrivo di un secondo carico.

Terzo metodo di frode era la chiusura fittizia dei documenti elettronici. L’organizzazione criminale poteva contare sulla disponibilità di alcuni depositi fiscali italiani (a Roma, Grosseto e in provincia di Brescia) che, secondo l’ipotesi accusatoria, provvedevano ad attestare falsamente attraverso il sistema Emcs dell’Agenzia delle Dogane la ricezione di ingenti quantitativi di prodotto alcolico in sospensione di imposta, che invece venivano trasportati altrove per essere poi destinati al mercato nero. Per questo servizio i responsabili dei depositi percepivano compensi dall’organizzazione variabili secondo la quantità e la concentrazione di alcol nel prodotto trattato, in base ad un vero e proprio listino criminale.

Quarto e ultimo metodo di frode era l’utilizzo fraudolento della procedura di riserva. In questo caso l’operatore mittente, utilizzando artatamente la procedura di riserva da attivarsi soltanto in caso di malfunzionamento del sistema telematico di tracciamento del prodotto in sospensione di imposta, emetteva un documento di accompagnamento cartaceo che però non veniva segnalato all’ufficio delle Dogan territorialmente competente, avendo solo la finalità di dare una parvenza di legalità al carico in caso di controlli su strada da parte delle forze di polizia. Ovviamente, a consegna avvenuta, il documento veniva distrutto e l’alcol poteva essere immesso in consumo senza lasciare alcuna traccia.

L’indagine ha permesso inoltre di ricostruire i canali finanziari utilizzati per riciclare i proventi illeciti accumulati, fatti transitare sui conti di diverse società nella disponibilità dell’organizzazione ma intestate formalmente a dei prestanome. Dalle investigazioni è emerso anche l’utilizzo di conti bancari a Malta e il riutilizzo di ingenti somme in contanti per investimenti immobiliari, ristrutturazioni di edifici e acquisti di beni di lusso tra cui diverse autovetture e uno yatch.

IN ALTO IL VIDEO, SOTTO UNA GALLERIA FOTOGRAFICA

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