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Affari con la ‘Ndrangheta: 43 arresti in Lombardia e Piemonte fra politici e imprenditori

 I carabinieri di Monza e la Guardia di finanza di Varese hanno eseguito, tra Lombardia e Piemonte, 43 ordinanze di custodia cautelare, di cui 12 in carcere, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia milanese su due gruppi criminali operativi tra Milano e Varese costituiti da esponenti politici, amministratori pubblici e imprenditori, accusati a vario titolo di associazione per delinquere aggravata dall’aver favorito un’associazione di tipo mafioso, corruzione e turbata libertà degli incanti, finalizzati alla spartizione e all’aggiudicazione di appalti pubblici.

Tra i destinatari delle 43 misure cautelari, disposte dal giudice Raffaella Mascarino, su richiesta della Procura di Milano, ci sono anche il consigliere comunale di Milano Pietro Tatarella, candidato di Forza Italia alle Europee, e il sottosegretario azzurro della Regione Lombardia Fabio Altitonante. Le accuse sono, a vario titolo, associazione a delinquere e corruzione. I magistrati hanno anche presentato una richiesta di arresto per il parlamentare di Forza Italia Diego Sozzani, accusato di finanziamento illecito ai partiti. Accuse di finanziamenti illeciti anche a Fratelli d’Italia.

“Come spesso avviene in Lombardia, politici locali e imprenditori si appoggiano, e a volte sono collusi, con cosche della ‘ndrangheta, sul territorio. Il tema è stato affrontato dalla Dda tante volte. E anche in questo caso emerge una sinergia tra cosche e imprenditori”. Così il procuratore di Milano, Francesco Greco, nella conferenza stampa sull’inchiesta. “L’indagine – ha detto Greco – ha fatto emergere due gruppi di affari: uno nella zona di Varese e uno a Milano. Sono spaccati di storie già visti e che la società fa fatica a cambiare, con faccendieri, politici e imprenditori”.

Anche il partito Fratelli d’Italia avrebbe ricevuto finanziamenti illeciti, come è riportato nell’ordinanza. L’imprenditore Daniele D’Alfonso, uno degli arrestati, “in occasione della campagna 2018 per le consultazioni politiche e regionali” avrebbe corrisposto “sistematici finanziamenti illeciti a soggetti politici”, tra cui Fabio Altitonante, Diego Sozzani e Angelo Palumbo, tutti di Forza Italia, “nonché al partito Fratelli d’Italia”. Stando a una delle circa 30 imputazioni dell’inchiesta, Damiano Belli “legale rappresentante della Ambienthesis spa” e Andrea Grossi “amministratore di fatto della stessa” avrebbero elargito “al partito Fratelli d’Italia Alleanza nazionale un contributo economico di complessivi Euro 10.000, in assenza della prescritta delibera da parte dell’organo sociale competente e senza annotare l’elargizione nel bilancio d’esercizio”.

Il presunto finanziamento illecito sarebbe avvenuto il 5 marzo del 2018 “su richiesta” di Daniele D’Alfonso “a sua volta azionato dal Grossi” e con un bonifico sul conto corrente “intestato a Fratelli d’Italia Alleanza Nazionale, Bpm filiale di Roma Montecitorio”. Nell’ordinanza si fa notare che l’imprenditore D’Alfonso avrebbe finanziato illecitamente esponenti “tutti riconducibili alla coalizione di centro destra che risulterà vincente nelle elezioni regionali e politiche” dello scorso anno.

“Sono due gli appalti al centro delle nostre contestazioni e per i quali abbiamo ottenuto ordinanze di custodia cautelare. Il primo è il servizio di pulizia dalla neve del comune di Milano e comuni limitrofi per 2017-2021, un appalto grosso a cui hanno partecipato molte aziende del territorio lombardo”. Lo ha detto il pm della Dda milanese Adriano Scudieri durante la conferenza stampa. Scudieri ha poi spiegato: “Abbiamo accertato la presenza di una ventina di azienda che con guida di Renato Napoli (il cui nome era emerso nell’indagine Infinito e in altre indagini antimafia, ndr) sono riuscite a spartirsi i lotti. Il secondo è il bando per il teleriscaldamento dell’A2a, uno dei vari bandi che ha fatto A2a. Un accordo fallito perché uno degli imprenditori si è tirato indietro e ognuno è andato per i fatti propri”.

A essere “parte offesa” nei tentativi di corruzione individuati dai pm antimafia di Milano il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Il governatore non avrebbe però percepito i tentativi del ras varesino di Forza Italia, Gioacchino Caianiello, come istigazione al reato di corruzione e dunque non avrebbe denunciato il fatto. Nonostante ciò secondo l’accusa, Fontana non è considerato parte attiva nella corruzione. Negli scorsi giorni il governatore si è recato a Palazzo di Giustizia di Milano, ma, secondo quanto appreso, non per questioni riguardanti questa indagine, bensì per discutere riguardo al trasferimento a Milano del Tribunale dei brevetti europeo. Fontana “sarà sentito prossimamente, non sappiamo ancora in quale veste. Non lo abbiamo interrogato prima perché aspettavamo che venissero eseguire le misure cautelari”, ha detto il procuratore Greco durante la conferenza stampa.

Nell’ordinanza è così riportato il tentativo di corruzione da parte di Gioacchino Caianiello e Giuseppe Zingale, che “proponevano al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana di riuscire a fare ottenere tramite l’ente Afol, di cui Zingale è direttore generale, consulenze onerose in favore dell’avvocato Luca Marsico, socio dello studio Fontana-Marsico”. Tutto questo, si legge nel documento, “in cambio del compimento da parte del presidente Fontana di atti contrari ai suoi doveri d’ufficio, e compiuti in violazione del dovere di imparzialità della pubblica amministrazione, consistiti nella nomina di Zingale alla direzione generale Istruzione Lavoro e Formazione della Regione Lombardia”.

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