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I familiari delle vittime innocenti di camorra si appellano a Salvini: “Calpestati i nostri diritti”

Arturo Della Corte, fratello di Adriano, ucciso per sbaglio, a soli 18 anni, nel 1984 dal clan dei casalesi, da due settimane, affrontando le intemperie di questi giorni, si trova davanti alla sede del Ministero degli Interni, a Roma, per chiedere di essere ascoltato. Una protesta pacifica la sua, anche se finora nessuno ha preso a cuore le sue istanze.

La richiesta presentata per veder riconosciuto il fratello Adriano come vittima innocente della camorra è stata rigettata dagli uffici del Viminale perché ritenuta “tardiva”. “Tardi per dire che un ragazzo di 18 anni fu ucciso senza avere alcuna colpa?”. Se lo chiedono dal Coordinamento casertano dei familiari delle vittime innocenti che a Casal di Principe, nel bene confiscato alla camorra ribattezzato “Casa Don Diana”, insieme a Libera e al Comitato Don Peppe Diana, hanno organizzato una conferenza stampa per manifestare tutto il proprio sdegno dinanzi all’atteggiamento delle istituzioni.

Attraverso l’avvocato Giovanni Zara chiedono di essere ascoltati e ricevuti dal governo Conte, in particolare dal ministro Matteo Salvini e dalla Commissione Antimafia, al fine di recuperare lo spirito solidaristico delle leggi a tutela delle vittime innocenti della criminalità e fare in modo che non si calpestino norme e diritti costituzionali.

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