Aversa

Aversa, anche l’ospedale “Moscati” vittima di tagli e di una politica pro-privati

Aversa – Non si contano le denunce attraverso gli organi di informazione circa le condizioni di degrado di un qualunque ospedale italiano. Basta guardare la televisione o leggere i quotidiani per rendersi conto che nessuno degli ospedali italiani è esente da critiche. Forse c’è qualche eccezione ma personalmente ne dubito, così denunciare attraverso i media presunte condizioni di carenza igienica e di abbandono di un ospedale come il “Moscati” di Aversa spesso, purtroppo, serve solo a sottolineare l’ovvio.

Perché l’ospedale cittadino, per chi non ne ricorda la storia, passando dalla vecchia sede della Real Casa dell’Annunziata all’attuale sede di via Gramsci è cresciuto come struttura ma non come personale e negli anni è cresciuto ancora, acquistando servizi fondamentali come la rianimazione, l’unità di terapia intensiva coronarica, la dialisi, l’ematologia, il servizio emotrasfusionale e, ultimo in ordine di tempo, un pronto soccorso “avveniristico” ma sulla carta. Strutture che per funzionare hanno bisogno di personale medico e paramedico, cosa nota a chi ha dato il via libera per la loro realizzazione ma non ha fatto altrettanto per dotarle del personale necessario al buon funzionamento.

Probabilmente qualcuno dei nostri lettori ricorderà le risposte date dal governatore della Campania, Vincenzo De Luca, attuale commissario straordinario per la sanità regionale, quando nel corso del servizio video fatto per l’inaugurazione del nuovo pronto soccorso gli fu chiesto più volte se la struttura fosse dotata di personale numericamente adeguato. La domanda non ebbe risposta, il presidente De Luca ci invitò a rivolgerla al direttore sanitario dell’Asl Caserta, come se questi avesse avuto il potere di assumere personale quando a livello regionale c’era e continua ad esistere – nel nome di una riduzione di spesa imposta dal governo nazionale – una sorta di blocco delle assunzioni.

Circa le condizioni di degrado della struttura, segnalate di recente su queste colonne, va ricordato che l’ospedale Moscati è nato negli anni ’70 e, come tutte le strutture, ha bisogno di manutenzione periodica, proprio come si fa o si dovrebbe fare nelle nostre abitazioni. Se non si effettua manutenzione le mura si danneggiano e gli impianti vanno in tilt, cosa che accadde in tutti gli ospedali italiani dove, grazie ai governi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni, si deve badare solo al risparmio perché per il governo di turno la sanità “costa troppo”, è una spesa da eliminare dal bilancio dello Stato per coprire “buchi” presenti in altri capitoli o per garantire forme di assistenzialismo etichettate con nomi alternativi. La spesa sanitaria il governo di turno piano piano la sta trasferendo ai privati, cancellando, senza dare nell’occhio, il sistema sanitario nazionale che dava a tutti la possibilità di curarsi, rispettando il dettato costituzionale che afferma che la salute è un diritto che deve essere garantito a tutti i cittadini.

Ad operazione conclusa, passando la gestione della salute nelle mani dei privati chi non avrà il denaro per pagare un’assicurazione non potrà avere le cure necessarie qualora ne avesse bisogno. Certo, ci saranno polizze assicurative di diverso costo perché siano alla portata di tutti, ma al costo corrisponderanno strutture accessibili sulla base del premio che si andrà a pagare. Tagliando, ne segue che mancando i fondi e gli ospedali non possono assumere, non possono effettuare manutenzione e il degrado la fa da padrone. Tornando al “Moscati” e alla segnalazione di carenze igieniche riportata ieri su queste colonne, fermo restando che queste denunce sarebbe opportuno inoltrarle anche all’ufficio di prevenzione collettiva dell’azienda sanitaria (ex ufficio igiene, ndr.) o alle forze dell’ordine, non si può non essere d’accordo in merito al disinteresse mostrato dai politici, non solo locali ma soprattutto nazionali, specialmente se medici di professione perché la città di Aversa, fin dagli anni ’90, è stata rappresentata nel governo italiano anche da medici che lavoravano nelle strutture aversane. Sembra che nessuno di loro si sia preoccupato di tutelare l’ospedale “Moscati” e con esso la salute dei cittadini, però tutti hanno operato per mettersi in mostra così da riguadagnare la candidatura e magari riavere un posto in parlamento alle elezioni successive.

Se ognuno di quei rappresentanti istituzionali avesse fatto un piccolo passo, probabilmente, oggi l’ospedale aversano non solo avrebbe le strutture che sono arrivate grazie soprattutto all’impegno personale di primari che hanno dato l’anima per ottenere servizi che ritenevano indispensabili come, ultimo della serie, l’emodinamica, ma anche il personale necessario per farli funzionare in maniera efficace e soddisfacente. Nessun ha portato un ministro della Salute ad Aversa per toccare con mano la situazione di grave emergenza in cui viveva e vive l’ospedale. Anche l’impegno preso, attraverso le telecamere di Pupia, dall’allora ministro della Pubblica istruzione, Stefania Giannini, durante la visita al Liceo “Fermi”, di interessare il ministro della Salute cadde nel vuoto.

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