Aversa

“Aversa è ricca se è…al verde”

Aversa è ricca se è…al verde. Sembra una contraddizione ma è quanto sostiene Rocco Romagnoli, attivista di “Aversa a Cinque Stelle”. In una nota in cui dettaglia un piano per il verde pubblico il cinque stelle chiarisce il perché della sua affermazione.

“I parchi, i giardini e i viali alberati sono elementi strutturali di una città, o meglio – esordisce – di una città che voglia vantarsi di una tale definizione”. “Se poi – continua Romagnoli – il concetto di ‘spazi verdi’ richiama alla mente subito immagini di alberi, arbusti, siepi, tappeti erbosi e fiori tra loro ben armonizzati grazie alla sintesi svolta da paesaggisti, da agronomi e da tutti i cultori di quella materia che tenta di integrare con senso estetico la natura dei luoghi e la capacità creativa dell’uomo, allora è certo: essere città è cosa ben diversa da ciò che conosciamo, da ciò che vediamo, da ciò che viviamo ogni giorno. Aversa non è una città ideale, non lo sarebbe per un’infinità di motivi, ma basterebbe che fosse una città normale dove a vari livelli si avesse chiara la convinzione che la qualità della vita dei suoi cittadini dipende strettamente dalla qualità del territorio (cittadino) e dell’ambiente (cittadino); in poche parole: sarebbe necessario che i suoi spazi verdi, per numero estensione e dislocazione, offrissero loro ‘servizi’ all’intera collettività. Ad esempio: le scuole godono tutte di aree verdi ricche e ben curate adiacenti l’edificio scolastico? E l’ospedale civile? E gli impianti sportivi?  Ma quanti parchi, giardini e viali alberati si contano ad Aversa, città di illustri natali, punta di diamante dell’Agro-aversano e proiettata a divenire centro di area metropolitana? Sicuramente pochi! E questo è un problema”.

“Intravedere una sorta di ‘piano del verde’, significherebbe – sottolinea – individuare interventi di recupero, di difesa e valorizzazione degli spazi aperti (aree standard urbanistici, aree della cintura urbana, bordi e pertinenze delle reti viarie e ferroviarie, ecc.) e non solo. Anche le strade e le piazze dovrebbero essere interessate da riqualificazione e non solo con la progettazione paesaggistica ma anche con la gestione e la manutenzione essendo indispensabile prevedere la conservazione dell’opera e non solo la sua realizzazione se si vuole evitarne il rapido degrado. Infatti, le opere di sistemazione a verde, ovunque si realizzino, se analizzate in tutta la loro complessità, appaiono sempre come la conseguenza di varie considerazioni quali l’aspetto paesaggistico, l’interdipendenza col suolo, gli aspetti architettonici, l’intensità dell’antropizzazione, le peculiarità delle specie vegetali da impiegare nel giusto contesto, la loro cura nel tempo ma qualora fosse ritenuto superfluo tutto lo studio che dovrebbe sottendere gli investimenti a verde pubblico volti a trasformare gli spazi cittadini, le strade, i vicoli, le piazze per rendere l’intero agglomerato urbano un ambiente più vivibile, quale sarebbe la soluzione?”.

“Sempre che si riconosca – dice Romagnoli – la correlazione positiva tra il benessere della popolazione di una città e la cospicua presenza di specie arboree e arbustive, organizzate in alberate, boschetti o siepi, la soluzione consiste, almeno, nell’incrementare il numero di essenze arboree e arbustive lì dove sono sporadicamente rappresentate, o totalmente assenti. Naturalmente, l’allestimento, ovunque sia possibile, di piccoli parchi e giardini significa già andare oltre per creare delle oasi nel tessuto cittadino sia per interrompere la grigia monotonia dell’asfalto, del cemento e degli edifici privi di soluzione di continuità sia per il piacere di farli frequentare con funzione sociale-ricreativa-culturale”.

“Gli alberi e gli arbusti da impiegare nelle zone altamente frequentate e trafficate dovrebbero essere scelti – spiega Romagnoli – tra le specie più idonee all’ambiente cittadino sia per resistenza alle alterate condizioni pedoclimatiche e climatiche di umidità, temperatura, disponibilità idrica, elementi inquinanti e turbative dell’assetto conseguenti le attività antropiche sia  per le caratteristiche intrinseche di efficienza nella sottrazione di CO2 dall’atmosfera che verrebbe fissata nella sostanza organica attraverso la fotosintesi sia nell’abbattimento del tasso di polveri sottili e composti vari emessi con fumi e gas di scarico che verrebbero trattenuti dalle foglie e dilavati dalla pioggia; il tutto, senza alcun dispendio energetico da parte dell’uomo. Viste in tale ottica, le piante sono l’unico aiuto valido, ed economicamente sostenibile, per la città di Aversa, anche per conseguire alcuni obiettivi individuati dai piani di azione finalizzati a ridurre, entro il 2020, almeno del 20% le emissioni di gas serra.  Inoltre, in aree in cui sono concentrati un gran numero di individui vegetali è possibile godere anche dell’azione benefica a carico dei rumori molesti, degli odori sgradevoli, dei panorami squallidi, dell’irraggiamento solare, delle temperature elevate con ricadute vantaggiose nel contrastare gli stress psicofisici e il logorio della vita moderna. In luoghi ricchi di aree verdi o vicino a parchi e giardini, si vive meglio e più rilassati essendo intuibile che sono facilmente conseguibili le condizioni indispensabili per il corretto sviluppo fisico e mentale di ogni essere umano e delle nuove generazioni in particolare. In somma, è sempre più riconosciuta la funzione igienico-sanitaria del verde di arredo, cioè l’insieme delle aree sistemate a verde e che rientrano nella struttura urbanistica della città”.

“In ultima analisi, Aversa – conclude il cinquestelle – è città priva ormai di territorio extraurbano, e dovrebbe dedicare grande attenzione all’uso degli spazi a disposizione ricordando che l’attenzione rivolta alla realizzazione di parchi, giardini, aiuole e viali alberati è indice di civiltà oltre che di importanza e ricchezza. Aversa, pertanto, sarà veramente ricca se arriverà ad essere ‘al verde’”.

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