Orta di Atella

Roghi, Roseto: “Degrado culturale e comportamentale”

 ORTA DI ATELLA. La pubblicità mediatica, nonostante le denunce giornaliere dei continui roghi tossici nel nostro paese e zone circostanti, rischia di rimanere tale senza una nuova coscienza comportamentale e conseguenti interventi legislativi e/o amministrativi.

La bolla mediatica della terra dei fuochi rischia attrazione di nuovi Masanielli per fini politici e scopi personali e, finto interesse degli stessi responsabili del problema.

Non si risolverà mai il problema, se lo si affronta come singolo problema rifiuti, perché legato a scelte politiche di gestione territoriale. Nel nostro paese, dopo anni di manifestazioni popolari per la puzza nauseabonda (proveniente dal sito industriale concimi biologici della Eurocompost) che maggiormente nelle ore notturne invadeva il paese, è stata risolta dopo continui contenziosi da interventi istituzionali con la chiusura del sito di produzione.

In Campania ci sono 2500 siti nocivi alla salute pubblica da bonificare, in cui sono versati: sostanze tossiche e solventi industriali rinvenute nella falde sotterranea, veleni tombati, fanghi industriali e materiale di scorie nocive di ogni tipo.

La zona Aversana in cui la continua caotica urbanizzazione ha fatto sparire i confini tra i paesi diventando un’unico ammasso cementizio, è insieme a quella Domizia- Flegrea la piu’ compromessa per malattie tumorali e leucemiche.

L’asse di supporto e l’asse mediano per raggiungere Nola e litorale Domizio, sono divenuti i terminali di scarichi tossici.

E’ pur vero che, una nuova cultura comportamentale diventa difficile, in una zona in cui da troppo tempo, si convive con : strade rotte, traffico caotico, dove la segnaletica e strisce pedonali non servono a regolare il traffico, dove il verde è solo erba che si trova agli angoli tra muri e marciapiedi, dove in motorino si va in tre e il casco si usa solo per nascondere il volto durante le rapine.

Un territorio dove i pochi appezzamenti di terreno sopravvissuti all’attacco del cemento sono divenuti ammasso di rifiuti tossici di ogni tipo: materiale edile, gomme. Eternit e plastiche, che, ogni giorno bruciano al tramonto. Per difendere il nostro territorio abbiamo bisogno di una inversione di tendenza col pensare:

Un nuovo modo di pensare lo sviluppo, crescita e produttività;

Più incisiva lotta alla criminalità che trae profitto dal business rifiuti speciali e non;

Educazione a nuovi stili di vita, ambientali culturali e comportamentali;

Introduzione nei capitolati di appalto per la fornitura di beni e servizi al riutilizzo e recuoero dei rifiuti e assenze di sostanze tossiche nei processi di lavorazione;

Istituzione di isole ecologiche, più efficacia rimozione degli ingombranti e incentivi per il privato alla rimozione di eternit.

Anche se ritornare al passato è impossibile, possiamo copiare qualcosa dalla nostra società contadina, seppur vero che solo qualche decennio fa, le falde non erano inquinate e non c’era bisogno di acqua in plastica, c’era pero’ una forte cultura della riduzione di rifiuti con uso dei contenitori a rendere attraverso il principio delle merci sfuse, oggi realizzabile attraverso una riduzione dei consumi del riuso e del riciclaggio di materie prime.

Tali progetti di riuso e riciclaggio già partiti in diverse Regioni del Nord insieme ad un cambiamento radicale di gestione territoriale a quello gestito nell’ultimo ventennio nel nostro paese si potrà sperare ad un miglioramento graduale del problema. Il resto restano chiacchiere pubblicitarie.

Arcangelo Roseto

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