Campania

Camorra, Magi: “Tutti, nel nostro piccolo, possiamo abbattere il ‘sistema’”

Raffaello MagiCASERTA. Il giudice Raffaele Magi, estensore della sentenza del primo processo “Spartacus” contro il clan dei casalesi e autore del libro “Dentro la giustizia”.

Gli abbiamo posto alcune domande.

Signor Giudice, 3187 pagine raccolte in 550 faldoni, 508 testimoni, 115 persone processate nel processo “Spartacus”. Ad oggi che importanza ha avuto quel processo nel contrasto al clan dei casalesi?

Ha avuto una importanza, a mio parere, decisiva per il contrasto alla criminalità organizzata in questa provincia. Decisiva perché ha innanzitutto dimostrato l’esistenza della stessa organizzazione criminale. Prima ancora di circoscrivere un determinato reato, bisogna verificare che esiste ed è operativa una certa organizzazione criminale in un dato territorio. Quindi solo successivamente, reati come ad esempio quello di estorsione, potranno essere ascritti e collegati a quella particolare organizzazione. Cioè diventa un dato dal punto di vista giuridico – processuale inattaccabile. In tal modo, specialmente quando si tratta di processi lunghi nell’arco temporale e che vedono coinvolti numerosi imputati, devi capire le ragioni delle azioni delittuose. Non ti basta sapere che Tizio ha ammazzato Caio, devi capire perché è avvenuto quell’omicidio, la strategia o le strategie operate. Il processo “Spartacus” è importante perché ha messo in luce una catena di fatti, una catena di omicidi, legati al controllo delle attività illegali. Quindi, bisogna capire i fatti, la logica di ricostruzione concatenata dei fatti.

Ad oggi lo strumento maggiormente efficace per colpire la criminalità organizzata è la confisca dei patrimoni?

Non ad oggi, ma da più di vent’anni. La camorra, ma così come le mafie in generale, sono un sistema per fare soldi, non altro, semplicemente viene adoperato un metodo illegale. Ci sono persone che hanno capacità intellettuali e le sfruttano svolgendo professioni quali l’avvocato, il commercialista, il medico. Altri adoperano le proprie capacità intellettive per ottenere patrimoni, ricchezze, ma in modo assolutamente illegale. Come si può facilmente intuire, i capi della criminalità organizzata non tengono i proventi delle estorsioni “sotto la mattonella di casa”, ma li investono in imprese apparentemente legali. Creano partnership con persone insospettabili ed è quello il vero pericolo. Ma in realtà c’è una logica pratica, persone che sono apparentemente lontane da qualsiasi logica di camorra diventano dei “tutori” delle famiglie. Mi spiego, può accadere, come è accaduto, che determinati soggetti distribuiscono soldi ai figli e alle mogli dei camorristi detenuti, proprio per conto del clan. Ogni gruppo criminale ha il proprio partner, ma il nome o i nomi di questi, sono conosciuti da pochissimi, questo proprio per ragioni di sicurezza. È inimmaginabile che il piccolo “capozona” conosca completamente le logiche e l’economia complessiva dell’intera organizzazione. Queste informazioni sui “partner occulti” sono conosciute da pochissimi soggetti all’interno di un’organizzazione criminale, solo dai grossi capi. E vi posso assicurare che riconoscere questo lavoro occulto è assai complicato, perché occorre visionare i bilanci delle società, gli statuti, andare alle Camere di Commercio.

È possibile considerare il clan dei casalesi, o più in generale le organizzazioni criminali, come una “coda di lucertola”, che se tagliata ricresce?

Spesso accade che quando vengono arrestati dei capi vi sono delle vere e proprie logiche di successione. Potrà subentrare il figlio direttamente o il nipote, questo accade più facilmente in alcuni comuni del nostro territorio che hanno un maggiore tasso di criminalità organizzata. Mi riferisco ai comuni di Marcianise, Maddaloni, Casal di Principe, San Cipriano, Casapesenna. Un messaggio positivo che voglio dare in ultimo è questo: non dobbiamo ragionare in un’ottica di assuefazione, come se tutto dovesse andare così, che non possiamo fare niente. Ognuno di noi, nel suo piccolo, può cercare di cambiare determinati meccanismi malati del nostro sistema. Un esempio su tutti può essere il fatto di dover pagare il mediatore di turno per farci avere il tanto amato posto di lavoro. È una logica marcia, che non bisogna in alcun modo accettare. Quindi, tutti, anche nelle piccole cose, possiamo disincentivare certi sistemi.

di Marian Gargiulo

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