Casal di Principe - San Cipriano - Casapesenna

Casapesenna, le sue origini e i “cafones”

 CASAPESENNA. La prima ricerca ipotesi storica sulle origini del toponimo di Casapesenna, in ordine di tempo, è del canonico e storico del ‘700 Francesco Pratilli

… che nella sua opera sulla Liburia indicava i vari centri rurali dell’area campanasecondo quella che doveva essere la conformazione del territorio nel V sec. d.C. notizie rintracciate in alcuni “Cedolari dei bassi tempi e da altre scritture antiche dell’epoca”. L’opera parla di un’esistenza di un piccolo villaggio che apparteneva alla Liburia Longobarda, chiamato “Casale de Pisenna”. Uno dei tanti villaggi prenormanni situato nella campagna aversana, ed abitato dai contadini che non avevano la possibilità di vivere ad Aversa. Secondo alcuni, il nome deriva da un fondo chiamato Pesenna, secondo altri potrebbe derivare dal latino Casa Piscenda, dal verbo piscor (pescare) ed assumerebbe quindi il significato di “casa del pescatore”, riferendosi all’attività dei suoi abitanti. Altra ipotesi è quella che crede derivi, invece, dal nome latino di persona Pescennius.

Considerato che il primo nucleo sorse nella Pianura Campana, all’incrocio di diverse antiche strade che si collegavano al più ampio programma della “centuriazione romana” ed interessò l’Ager Campanus a partire dal III sec. a.c.; Casapesenna, con Calitto ed Isola, è un casale molto antico anteriore alla conquista normanna, infatti il primo documento che riguarda il piccolo paese risale al 958 quando esso è citato come “Casapisenda”.

L’origine del nome viene fatto risalire a “Casa de Pisenna” in riferimento all’antico nome della “Gens romana”. Nell’antica Roma, la gens (pl. gentes) era un gruppo di persone, clan, che condividevano lo stesso nomen gentilizio. I differenti “rami” di una gens, le famiglie (familiae), portavano un differente cognomen (o soprannome) per distinguerle. Ad esempio la gens Cornelia comprendeva sia i Cornelii Scipiones, sia i Cornelii Balbi, i Cornelii Lentuli. Recenti studi ed approfondimenti storici individuano tre nomina romani (Pescennius ,Paesentius, Pisentius) nomi prediali, cioè della gens cui fu affidato il possesso di queste terre da parte del Senato di Roma.Ciascun nomen appartiene ad una gens, in origine una singola famiglia, poi un raggruppamento politico. Fra gli invitati a distribuire i nuovi lotti nell’agro pubblico della Campania, operò un rozzo centurione di nome Cafo che si insediò con i suoi nel territorio di Capua dove prese a spadroneggiare. E dovettero essi apparire rozzi e villani a quei campani che conservavano la luce di una vetusta civiltà ed il culto per l’eloquenza, la poesia, la musica ed il canto. “Cafones” furono i seguaci di Cafo ed il nome penetrato nell’uso popolare si diffuse nelle altre città del Mezzogiorno dove è adoperato per indicare persone poco use alla vita cittadina, ma soprattutto di modi inurbani e rozzi.

Oggi la qualifica di “cafone” la riserviamo ai maleducati:che gridano parlando tra loro, che gettano tranquillamente per le campagne i rifiuti. Ma il cafone si nota anche quando (condizione rara) se ne sta zitto e buono: lo tradiscono i vestiti rigorosamente griffati, di un’eleganza dubbia, anzi inesistente. Oltre che di codici (il concetto di “cafoneria” dipende anche dalle mode, che cambiano velocemente) è una questione di misura: il cafone tende ad eccedere. E l’ostentazione, anche in tempi come i nostri in cui essere è meno importante che essere notati, viene considerata una cafonata. Un tempo il cafone era il contadino: quello vestito male, che sap eva esprimersi soltanto in dialetto. Il cafone di una volta era non-educato, in quanto privo di cultura: non era strafottente o arrogante come il cafone attuale.

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