Italia

Vigilanza Rai, Villari: ‘Non mi dimetto’. Pd lo espelle

Riccardo VillariTutti attendevano con ansia le sue dimissioni, invece, Riccardo Villari, neo presidente eletto alla Commissione di Vigilanza Rai, andando contro le disposizioni del suo partito, ha deciso di rimanere in carica.

“Ho deciso di mantenere il ruolo di presidente della Commissione di Vigilanza che mi è stato affidato col voto di parlamentari che hanno svolto legittimamente la loro funzione.- ha affermato Villari – Chiedo rispettosamente a tutti i colleghi della Commissione di compiere un atto di coraggio e di permettere a questo organo di garanzia di svolgere il suo delicato e impegnativo lavoro. Chiedo, inoltre, alla politica dei partiti di fare un passo indietro, e, pur avendo la massima stima e considerazione per il senatore Zavoli, mi sento un esponente – conclude – e un uomo del Partito Democratico, e sottolineo democratico, e per questo so che il valore delle istituzioni precede il peso delle segreterie”.

Dopo giorni di tira e molla, quindi, continua la polemica per il posto di presidenza tanto che il Pd ha dichiarato che non parteciperà ai lavori della Commissione finché Villari non rassegnerà le dimissioni e, secondo fonti del Pd, il partito sarebbe pronto ad espellerlo. Nei giorni scorsi, infatti, era stato trovato un accordo sul nome condiviso sia dal Pd che dal Pdl e si trattava di Sergio Zavoli che, dopo aver saputo delle mancate dimissioni di Villari, non ha voluto commentare ma si è limitato a dire: “Aspetto cosa succederà, non voglio dare giudizi affrettati”.

La seduta di oggi era iniziata con l’elezione dei vicepresidenti: Giorgio Lainati (Pdl) con 21 voti e Giorgio Merlo (Pd) con 15 voti, poi la decisione di Villari ha interrotto la riunione e il direttivo del partito si è riunito per decidere sul futuro del neo presidente. Secondo il segretario de La Destra Francesco Storace: “Con il gesto di Villari a Veltroni rimane solo il suicidio”. Mentre il segretario del Pd Walter Veltroni ha dichiarato: “Abbiamo fatto un’intesa con Palazzo Chigi su un nome di assoluto livello. Ora il problema non è mio ma in casa della destra, che se vuole lo risolverà. Io e Pier Ferdinando Casini abbiamo fatto un’intesa con chi è alla guida della maggioranza e ora spetta alla maggioranza applicare l’accordo”.

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