Italia

Bertinotti: “Il centrosinistra ha fallito”

Fausto BertinottiROMA. “Il centrosinistra ha fallito, dobbiamo prenderne atto”. Lo rivela il presidente della Camera Fausto Bertinotti in un’intervista a Repubblica. Nel tracciare il bilancio del primo anno e mezzo di governo Prodi, il leader di Rifondazione confessa la propria amarezza alla vigilia del meeting della sinistra radicale di sabato prossimo.

Bertinotti dice di non sapere quanto andrà avanti il governo, si augura che duri fino al termine della legislatura, ma invita a fare una riflessione sui cambiamenti avvenuti negli ultimi due mesi, soprattutto legati alla nascita del Partito Democratico e ad un certo isolamento della “Cosa Rossa”, tant’è che per l’ultima Finanziaria e sul Welfare sono stati accontentati più i moderati che l’intera coalizione.

“Il progetto di governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone, non si è realizzato”. “Abbiamo un governo che sopravvive, fa anche cose difendibili, ma che lentamente ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalle forze della sinistra”. Questo il quadro dell’attuale scenario del centrosinistra dipinto da Bertinotti che poi si mostra ancora più chiaro circa il rapporto tra sinistra e moderati. “Alla fine del percorso – dice – io voglio riconoscere al Pd il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all’opposizione”. E, in generale, sulla sopravvivenza dell’Unione: “Intellettualmente io sono già proiettato oltre. Ma politicamente ancora no”.

Il presidente non manca di citare il termine “verifica”: “A gennaio serve un confronto vero, che prenda atto del fallimento del progetto iniziale ma che, magari in uno spettro meno largo di obiettivi, rifissi l’agenda su alcune emergenze oggettive. E venga incontro alle domande della società italiana, con scelte che devono avere una chiara leggibilità ‘di sinistra’. So altrettanto bene che queste scelte devono essere assunte dall’intera coalizione. Ma stavolta, davvero hic Rhodus hic salta. Sul Welfare, come si è visto, la sinistra radicale non ha aperto nessuna crisi. Ciò non toglie che il governo ha ormai molto meno credito a sinistra di quanto non lo avesse qualche mese fa”.

E da uomo di sinistra affronta la questione dei salari e della precarietà: “Dai sindacalisti a Draghi, tutti dicono che la questione salariale è intollerabile. Ebbene, io mi chiedo: questa denuncia induce il governo a prendere qualche iniziativa, oppure no? Il 65% dei lavoratori italiani è senza contratto: posso sapere se questo per il governo è un problema, oppure no? In Francia Sarkozy ha aperto un confronto molto aspro, lanciando l’abolizione delle 35 ore e dicendo che se lavori di più guadagni di più: posso sapere se in Italia, dai metalmeccanici ai giornalisti, il governo ritiene ancora difendibili i contratti nazionali di categoria, oppure no? Non c’è più la scala mobile, ma intanto i prezzi stanno aumentando in modo esponenziale: tu, governo, non solo non vuoi indicizzazioni, ma con la fissazione dell’inflazione programmata hai contribuito pesantemente a tenere bassi i salari. Dunque c’entri, eccome se c’entri. E allora, in attesa di sapere cosa farai sui prezzi, posso sapere cosa pensi del problema dei salari? E attenzione: qui non basta più ripetere banalmente che ‘bisogna rinnovare i contratti’. Io voglio sapere se il governo ritiene giuste o meno le rivendicazioni. Voglio sapere se ritiene opportuno restituire il fiscal drag, o se invece si vuole assumere la responsabilità di continuare a non farlo. Insomma, io voglio una bussola. Voglio decisioni che rimettano il centrosinistra in sintonia con la parte più sofferente del Paese. Che altro devo dire? Ridateci Donat Cattin”.

Altra riflessione sulla riforma elettorale: “Il sistema proporzionale, con clausola di sbarramento e senza premio di maggioranza, è una soluzione ragionevole”.

E’ un’ultima sull’apertura al dialogo di Berlusconi: “Bisognerà prima o poi che un certo centrosinistra decida se il Cavaliere è un protagonista della politica italiana, oppure no. Io, che al contrario di Blair considero quanto mai attuale il cleavage destra/sinistra, penso che lo sia. Penso che sia un animale politico, che muove da processi reali di una parte della società, che incorpora l’antipolitica ma dentro una soggettività politica, chiaramente di destra. E penso che Berlusconi abbia preso atto della crisi del sistema e della crisi del centrodestra. Dunque, se rileggo le sue mosse, considero attendibile che anche lui, stavolta, cerchi un accordo per rinnovare il quadro politico-istituzionale”.

Alla domanda finale su “come vede Prodi”, Bertinotti risponde con una battuta: “Con tutto il rispetto per lui, mi viene da dire quello che Flaiano disse di Cardarelli: è il più grande poeta morente”.

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